La Spagna si è distinta spesso in Europa come uno dei Paesi più critici nei confronti della politica estera degli Stati Uniti, dalla guerra di Israele a Gaza alla postura adottata contro Teheran. "Rifiutiamo l'azione militare unilaterale di Usa e Israele"
Il primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, ha condannato apertamente gli attacchi statunitensi e israeliani sabato contro l'Iran, avvertendo che potrebbero aumentare le tensioni regionali e "contribuire a un ordine internazionale più incerto e ostile".
La reazione di Madrid è stata più esplicita di quella di molti altri leader internazionali, che in genere hanno esortato alla moderazione, alla protezione dei civili e al rispetto del diritto internazionale senza criticare direttamente gli Stati Uniti o Israele.
"Respingiamo l'azione militare unilaterale degli Stati Uniti e di Israele, che rappresenta un'escalation e contribuisce a rendere l'ordine internazionale più incerto e ostile", ha scritto Sánchez su X.
In una dichiarazione congiunta, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e quello del Consiglio europeo António Costa hanno definito la situazione "profondamente preoccupante", invitando tutte le parti a evitare azioni che potrebbero far crescere ulteriormente le tensioni o minare il quadro globale di non proliferazione.
Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha descritto gli attacchi come una guerra "con implicazioni potenzialmente gravi per la pace e la sicurezza internazionale", aggiungendo che la Francia cercherà l'intervento del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che si riunisce nella serata italiana.
Sanchez chiede il "pieno rispetto del diritto internazionale".
Il premier spagnolo a ha anche condannato il governo iraniano e la sua Guardia Rivoluzionaria, chiedendo una "de-escalation immediata" e il "pieno rispetto del diritto internazionale".
Le sue osservazioni riflettono un cambiamento più ampio nella politica estera spagnola, finora una delle voci europee più critiche nei confronti della politica estera di Washington, della campagna militare di Israele a Gaza e della repressione delle proteste interne da parte dell'Iran.
La Spagna è stata uno dei primi Paesi a rifiutare apertamente l'invito dell'amministrazione Trump ad aderire all'iniziativa del Board of Peace, adducendo preoccupazioni sulla sua coerenza con l'impegno di Madrid nei confronti del diritto internazionale, delle Nazioni Unite e della diplomazia multilaterale.
Sánchez ha apertamente descritto la situazione a Gaza come un "genocidio" ed è stato uno dei più forti sostenitori degli sforzi per designare il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc) dell'Iran come organizzazione terroristica.
Negli ultimi mesi Madrid ha cercato di porsi come mediatore e interlocutore per il mondo arabo, partecipando a un vertice di alto livello a Dubai il mese scorso e rafforzando i legami con i Paesi del Golfo.
In questo senso, considerando la nascita di uno Stato palestinese come "l'unica via percorribile per una pace duratura" in Medio Oriente, il governo spagnolo ha riconosciuto la statualità palestinese nel 2024, seguita da altri Stati Ue e dalla Francia nel 2025.
Lo scorso dicembre, il presidente dell'Autorità nazionale palestinese, Mahmoud Abbas, ha incontrato Sánchez a Madrid, dove ha elogiato i suoi sforzi diplomatici per imporre un cessate il fuoco e la sua difesa dello Stato palestinese.
A conferma di un cambiamento nella politica estera spagnola, Sanchez ha partecipato come ospite speciale al 34° Vertice della Lega degli Stati Arabi tenutosi a Baghdad lo scorso anno.