La Groenlandia è finita nel fuoco incrociato della disinformazione, mentre aumentano le tensioni geopolitiche tra le potenze mondiali
La Danimarca accusa apertamente la Russia di essere dietro una sofisticata campagna di disinformazione mirata a destabilizzare i rapporti transatlantici e ad acuire le tensioni tra Copenaghen e Washington sulla Groenlandia.
Secondo il Servizio di intelligence della Difesa danese (Fe), il Cremlino avrebbe orchestrato la diffusione di un falso post attribuito a Karsten Hønge, deputato danese della sinistra, in cui si sosteneva che la Danimarca avrebbe dovuto chiedere aiuto a Mosca per fermare l’eventuale annessione americana della Groenlandia.
La notizia, completamente infondata, è circolata a partire da gennaio, in coincidenza con le minacce di Donald Trump, allora presidente degli Stati Uniti, che chiedeva alla Danimarca di cedere l’isola agli Usa per "proteggere il mondo libero" e minacciava sanzioni economiche in caso di rifiuto.
Il post falsificato, rilanciato da bot e account legati all’ecosistema della propaganda russa, includeva frasi come "in una situazione di estrema escalation e tensione, dobbiamo prendere misure estreme" e lasciava intendere che anche la Russia avrebbe avuto interesse a impedire l’espansione americana nella regione. Hønge ha smentito immediatamente, parlando di "fake news vergognosa".
Secondo l’Fe, la prima diffusione del contenuto è avvenuta tramite un influencer già noto per aver promosso la narrativa del Cremlino sull’Ucraina, identificato grazie alla collaborazione con l’agenzia anti-disinformazione francese Viginum.
Gli analisti danesi ritengono che l’operazione vada inquadrata in una strategia più ampia con cui la Russia cerca di seminare divisioni nella Nato e ridurre il sostegno occidentale all’Ucraina, sfruttando anche l’instabilità politica interna dei singoli Paesi.
Disinformazione, Groenlandia sotto attacco
La Groenlandia, territorio autonomo danese al centro della contesa, è diventata negli ultimi anni un bersaglio sempre più frequente di queste campagne ibride. Ong locali e ricercatori avvertono che l’isola, con il suo fragile ecosistema mediatico e l’alta penetrazione dei social network, è particolarmente esposta alla manipolazione dell’informazione. Uno studio pubblicato lo scorso dicembre ha evidenziato la presenza di attori stranieri attivi nei forum Facebook groenlandesi, in grado di generare contenuti in lingua locale grazie ai recenti progressi dell’intelligenza artificiale.
“Il panorama mediatico della Groenlandia è piccolo e limitato dalle risorse”, ha spiegato la ricercatrice Signe Ravn-Højgaard dell’Università della Groenlandia, sottolineando l’assenza di team specializzati in fact-checking o giornalismo investigativo. In un contesto di crescente competizione strategica nell’Artico, la guerra dell’informazione sembra ormai estendersi anche ai luoghi più remoti del pianeta.