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Giro di vite dell'UE sulle multinazionali

Giro di vite dell'UE sulle multinazionali
Diritti d'autore JUSTIN TALLIS/AFP
Diritti d'autore JUSTIN TALLIS/AFP
Di Shona Murray
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Dovranno rivelare quante tasse pagano e in quale stato membro. Il testo legislativo è stato approvato dal Consiglio dell'UE e ora spetta al Parlamento europeo dare il via libera

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Giro di vite sulle multinazionali da parte dell’UE, che propone una nuova legislazione per costringerle a rivelare quante tasse pagano e il loro giro di affari in ciascuno Stato membro.

Si tratta di un passo importante verso la giustizia fiscale, che scoraggerà le multinazionali e gli Stati membri dal perseguire politiche aggressive di elusione fiscale.

“Uno dei maggiori ostacoli alla giustizia fiscale è la mancanza di trasparenza - afferma Sorley McCaughey di Christian Aid-. L'evasione fiscale prospera quando cittadini, i governi e media non sono in grado di vedere esattamente cosa stanno facendo le multinazionali. E questa particolare proposta di regolamento è mirata: non affronta solo l’elemento fiscale ma da anche maggiore trasparenza sulle operazioni complete di una società multinazionale.

Quindi comprende tutto, dalle vendite ai beni che detengono, i dipendenti che hanno, i profitti generano e le tasse che pagano su quei profitti ".

Il regolamento si applicherà solo alle società con un fatturato consolidato annuo superiore a 750 milioni di euro, il che esclude nove multinazionali su 10. Quindi colpirà soprattutto le più grandi aziende del mondo, come Apple, FB e Google.

Le multinazionali per pagare meno tasse spostano spesso i profitti da paesi con regimi sfavorevoli come Francia e Germania a giurisdizioni a bassa tassazione tra cui Irlanda, Lussemburgo, Malta, Cipro e Paesi Bassi.

L’idea della legislazione risale al 2016 ma diversi Stati membri si sono opposti, tra cui l’Irlanda.

La decisione è stata presa dai ministri europei per la concorrenza e non dai ministri delle finanze, il che avrebbe richiesto l'unanimità e l'Irlanda avrebbe potuto esercitare il veto.

Un dettaglio che ha permesso di far prevalere la maggioranza favorevole degli Stati membri.

Ora la palla passa al Parlamento europeo, che dovrà votare il testo legislativo.

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