Joseph Borrell: "L'Ue non si è inchinata davanti a nessuno"

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Diritti d'autore Darko Vojinovic/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
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Di Jack Parrock
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E' polemica sulla campagna di disinformazione cinese e sull'influenza di Pechino sul rapporto Ue. Bruxelles smentisce

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L'Alto rappresentante per gli affari esteri dell'Unione europea è irremovibile: il rapporto del suo team, sulle campagne di disinformazione sulla crisi del Covid-19, non è stato influenzato dalla Cina.

"Non ci siamo inchinati davanti a nessuno", ha dichiarato Joseph Borrell. "Sia chiaro, siamo un servizio diplomatico. Manteniamo un contatto costante con i rappresentanti dei Paesi terzi. Questo include ascoltare le loro opinioni sulle nostre politiche e sulle nostre valutazioni".

Secondo Borrell, Pechino non era contenta del documento interno trapelato, che conteneva un linguaggio molto più forte contro la Cina, o di quello ufficiale pubblicato dal SEAE. I funzionari cinesi lo hanno contattato, preoccupati per la fuga di notizie al New York Times. E ha sottolineato che si indagherà su eventuali informatori nella sua squadra, che cercano di screditare la leadership. 

Ma l'eurodeputato, autore della petizione che ha portato a tutto ciò, ritiene che questa non sia la strada giusta da seguire. 

"Non è una caccia alle streghe", spiega Bart Groothuis. "Dovremmo essere molto trasparenti su quello che è successo qui e penso che quello che dovremmo fare non sia creare ansia".

Secondo il rapporto pubblicato dall'Ue, autorità e media cinesi evitano di indicare Wuhan, come origine della pandemia. Anche l'ambasciatore cinese a Bruxelles si dice costernato. "La disinformazione è un nemico per tutti noi e deve essere affrontata da tutti noi", sostiene Zhang Ming. "Fin dall'inizio la Cina ha sofferto molto per la disinformazione".

A Bruxelles si insiste sul fatto che i rapporti non vengono annacquati, per così dire, ma le campagne di disinformazione sembrano comunque dilagare.

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