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Album dell'anno? "Lost Weekend" di Phoebe Bridgers: la recensione di Euronews Culture

Phoebe Bridgers – "Lost Weekend": la recensione e il verdetto di Euronews Culture
Phoebe Bridgers - "Lost Weekend": la recensione e il verdetto di Euronews Culture Diritti d'autore  Dead Oceans
Diritti d'autore Dead Oceans
Di David Mouriquand
Pubblicato il
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Sono passati sei anni dall’uscita di "Punisher", l’album acclamato dalla critica della cantautrice statunitense Phoebe Bridgers. Ora i fan hanno finalmente il suo terzo lavoro solista, già tra i favoriti per l’Album dell’anno.

In sei anni può succedere di tutto. Nel caso di Phoebe Bridgers, è cambiato moltissimo dall'uscita del suo ultimo LP da solista, il folgorante album della pandemia 'Punisher'.

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Ci sono stati alti (i tour e i numerosi Grammy conquistati con il supergruppo Boygenius), bassi molto duri (la perdita del padre e la rottura con il compagno di lunga data e fidanzato Paul Mescal) e un'occasione di rinascita (ritrovare l'amore con il nuovo partner, Bo Burnham).

Non sorprende che il suo terzo album 'Lost Weekend' affronti questi picchi e questi abissi, compresa la devastazione di un cuore spezzato e l'esplorazione delle emozioni deliranti che solo un amore nascente può scatenare.

Il titolo dell'album è già un segnale forte: un possibile riferimento al romanzo del 1944 di Charles Jackson, adattato per il cinema l'anno successivo da Billy Wilder. L'espressione indica una sbronza di più giorni, un periodo di tempo perduto, e fu usata anche per descrivere i 18 mesi di separazione tra John Lennon e Yoko Ono. Ma invece di offuscare i drammi esistenziali rifugiandosi in atteggiamenti escapisti, Bridgers li affronta e costruisce un confronto lucido, che fa i conti con il dolore, valuta le perdite e mette in conto il lutto per arrivare a una rinascita.

Il risultato è un'opera introspettiva e imprevedibile che, in una parola, è straordinaria.

Phoebe Bridgers con i suoi Grammy - 2024
Phoebe Bridgers con i suoi Grammy - 2024 AP Photo

'Lost Weekend' si apre in modo cupo con 'The Outside', in cui Bridgers usa un vocoder per creare una voce robotica, dal timbro alla Bon Iver. "Crying in a suit and tie / But you should see the other guy", canta.

Il tono è chiaro: l'"altro tipo" sembra essere suo padre nella bara... Poi ricorda quando si lanciava sul pubblico e una sensazione di dissociazione che rimanda sia alla perdita di una persona cara sia al peso dei riflettori, un tema che affronta più avanti in brani come 'Liberty Tree' e 'I Can't Wait'.

Non è solo un inizio che mette i brividi, ma anche un segnale che il resto di 'Lost Weekend' sarà attraversato da una narrazione vorticosa, piena di humour cupo e affilato.

A seguire c'è il singolo di lancio 'Lost Boys', una confessione pop in cui ammette di essere attratta dal tipo di ragazzi del titolo. Ancora una volta, il talento di Bridgers nel raccontare storie avvincenti, cariche di emozioni complesse messe a nudo, è senza paragoni.

"That one time in East Berlin / When you threw a tantrum with a 57 and broke a rib / You told me you wished you were dead / But I still don't believe that / I still wonder how you're sleeping / And I don't feel bad, but I'm sorry".

'Kill Me' è uno dei primi vertici del disco, una ballata che cita "Bobby" (presumibilmente Burnham) e racchiude il turbine del cadere innamorati. Colpisce soprattutto il finale: dopo il "Wait" pronunciato da Bridgers cala un attimo di silenzio, prima che un crescendo da pelle d'oca chiuda il brano.

Arriva poi la toccante 'The Governor's Waltz', che sfiora la perfezione. Sulla scia dell'ondata d'amore del brano precedente, Bridgers ricorda di essere stata "the belle of the governor’s ball" pur "hiding in the bathroom like Shelley Duvall". I fan hanno già passato al setaccio il brano: nelle strofe "And she can pretend to be me / Since she took my place in my bed on that stage / I have not lost any sleep / Being myself wasn’t easy, do it for me" molti vedono un chiaro riferimento a Mescal e alla sua nuova relazione con Gracie Abrams.

Per parafrasare alla buona Henry Miller, quando si tratta di partner romantici ci sono solo tre cose da fare: amarli, soffrire per loro oppure trasformarli in arte, convertendo il dolore emotivo in carburante, non solo per riprendere il controllo del racconto ma per ottenere una liberazione. È soprattutto questa terza via a emergere qui, senza mai scadere nel rancore o nella meschinità. Ancora una volta emerge l'abilità di Bridgers nel creare ballate musicalmente ampie e comprimere emozioni stratificate in testi magnetici.

Phoebe Bridgers
Phoebe Bridgers AP Photo

Bo Burnham riappare in 'Bobby' e torna più volte in 'Lost Weekend', avendo cofirmato sette dei 16 brani. 'Bobby' è una gemma folk dal passo sostenuto, che ancora una volta offre testi splendidi, tra cui: "Now I sleep in your shirts, and you live in my house / You sing in the shower, I talk to myself / We've got stars on the ceiling and clothes on the floor / And a thing in a box I don’t touch anymore...". L'immagine evocativa che dipinge, con l'azzeccata aggiunta di una punchline maliziosa, è ipnotica.

C'è altra sottile magia nell'ipnotica title track, in cui Bridgers oscilla tra passato e presente ("I'm supposed to be married, but I called it off" / "I've been known to throw a tantrum when things are not the way I imagine them"). La chiude con una frase folgorante: "You know me, and I'll never forgive you for that" – un verso che riecheggia nel brano gemello, il pezzo che chiude l'album 'Lost Weekend (Reprise)', dove conclude con "You love me, and I won't ever let you forget, not yet".

Altri momenti di spicco sono il trascinante brano country 'Haunted' (con il delizioso contributo delle compagne nei Boygenius, Lucy Dacus e Julien Baker); l'agghiacciante 'Still Standing', con i suoi riferimenti strazianti al trauma e alla violenza domestica; e la sommessa ma toccante 'Never Going Back!', che si chiude con un messaggio in segreteria registrato dal padre di Bridgers.

La funerea e, al tempo stesso, sorprendentemente dolce 'Other Plans' descrive qualcuno che "shaking like a final girl" ed è uno dei brani più belli che abbia scritto, un pezzo che conduce l'ascoltatore verso la già citata 'Lost Weekend (Reprise)'. Insieme alla canzone 'Lost Weekend', il brano finale riassume alla perfezione l'album nel suo insieme: un ambizioso intreccio di indie folk e fiammate synth, pervaso da emozioni che colpiscono allo stomaco e che nascono da rivelazioni ironiche e schiette.

"He's not coming back as a bird (...) But I still live by the things he taught me / Like how to forgive when they're not sorry", canta a proposito del padre. Dal passato si passa al presente, in cui afferma che "gonna be alright, me and you".

Il modo in cui Bridgers riesce, lungo tutto il disco, a intrecciare e mettere a contrasto così tante relazioni complicate che l'hanno definita – e continuano a farlo – è sorprendente. La sua malinconia imperturbabile e le sue osservazioni laceranti sul lutto si alternano a rivelazioni euforiche sul nuovo amore. La sua straordinaria capacità di scrittura fa sì che tutto si tenga, restituendo un quadro vivido di come la vita non sia altro che una successione faticosa ma rinvigorente di alti e bassi.

Phoebe Bridgers ci è mancata in questi sei anni. Ascoltando questo album denso, avvincente e brillante, è chiaro che non sapevamo quanto.

Phoebe Bridgers - Lost Weekend
Phoebe Bridgers - Lost Weekend Dead Oceans

'Lost Weekend' è già disponibile.

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