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Mahiza, la cantante femminista che non piace ai conservatori russi

Mahiza, la cantante femminista che non piace ai conservatori russi
Diritti d'autore AFP
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Di Euronews
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Ne chiedono il ritiro dall'Eurovision contest, dove rappresenterà la Russia, accusandola di "odio verso gli uomini". Ma al pubblico il suo pezzo sembra piacere molto

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piace parecchio al pubblico ma molto meno ai conservatori di casa la canzone in gara per la Russia all'Eurovision song contest, che si terrà il prossimo maggio in Olanda.

Con il suo rap femminista che incoraggia le donne russe all'emancipazione, l'autrice Mahiza Sangin, 29enne rifugiata nativa del Tagikistan, si è attirata le ire dei gruppi conservatori del paese, che l'hanno subissata di insulti in rete, chiedendone il ritiro dalla gara.

Il paese in effetti pare proprio essersi spaccato in due di fronte a questa canzone dai ritmi sincopati e il ritornello in inglese: "Un atto di guerra alla xenofobia e ala misoginia russa" l'ha definita un ediotrialista del quotidiano d'opposizione Novaya Gazeta, mentre i conservatori chiedevano un indagine a livello governativo, sostenendo che il pezzo incoraggerebbe "all'odio degli uomini e della famiglia tradizionale".

"Questo odio online mi ha aiutato a dimostrare che quello che faccio non è inutile" dichiara intanto Sangin. "Quello di cui parlo significa qualcosa, è importante. A qualcuno può non piacere la canzone, può non piacere la melodia o il mio aspetto, è tutto normale. Succede. Ma la cosa più importante è che questa canzone ha spinto molte persone a parlare di temi che attualmente esistono nell'agenda del resto del mondo".

Non è comunque la prima volta che l'artista finisce al centro del dibattito pubblico in Russia: divenuta famosa per i contenuti musicali postati su Instagram, nel 2019 Mahiza aveva sfruttato la sua notorietà per lanciare un'applicazione telefonica contro la violenza domestica.

Nello stesso anno, inoltre, la cantante aveva dato scandalo per aver partecipato a un video in difesa dei diritti lgbt. Nel frattempo, l'anno scorso la sua esperienza in fuga dalla guerra civile del Tagikistan l'ha portata la diventare "ambasciatrice di buona volontà" per l'agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite per in Russia.

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