Bitcoin è sceso di quasi il 4% nelle ultime 24 ore, sotto quota 76.000 dollari, dopo che il Senato Usa ha bloccato martedì sera il CLARITY Act, affossando oltre un anno di negoziati bipartisan e lasciando l’industria crypto senza la normativa federale a lungo inseguita.
I mercati delle criptovalute sono calati nella tarda serata di martedì e nelle prime ore di mercoledì, mentre gli investitori assorbivano una sconfitta che pochi nel settore si aspettavano.
La mozione procedurale sul CLARITY Act ha ottenuto 49 voti favorevoli e 50 contrari, 11 in meno dei 60 necessari per poter avanzare, infliggendo un duro colpo ai tentativi di approvare entro quest'anno una legge sulla struttura del mercato.
Il CLARITY Act, formalmente Digital Asset Market Clarity Act, mirava a ripartire la supervisione degli asset digitali tra la Commodity Futures Trading Commission e la Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti, sostituendo un sistema frammentato in cui la classificazione è stata in larga misura definita attraverso azioni esecutive e contenziosi giudiziari.
Bitcoin è sceso di quasi 34 nelle ultime 24 ore, portandosi sotto i 76.000 dollari. Anche HYPE, il token alla base della piattaforma di scambio decentralizzata Hyperliquid, che avrebbe beneficiato della legge, è arretrato di circa il 4%, scivolando sotto i 78 dollari.
La maggior parte dei principali token li ha seguiti in ribasso.
Un accordo che comunque non è bastato
La bocciatura del disegno di legge colpisce perché, per arrivare a un compromesso, erano già state fatte molte concessioni.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha accettato nel fine settimana alcune restrizioni etiche che per lungo tempo aveva rifiutato, tra cui l'obbligo per i funzionari federali e i loro coniugi di dismettere partecipazioni finanziarie rilevanti negli emittenti di criptovalute o di conferirle in un blind trust, e un ruolo per i procuratori generali degli Stati nell'applicazione di tali norme.
Secondo i negoziatori repubblicani, oltre 120 richieste dei Democratici sono confluite nel testo finale del disegno di legge, lungo più di 600 pagine, a testimonianza di un notevole sforzo bipartisan.
Eppure non è bastato.
Quattro repubblicani, Jerry Moran, Susan Collins, Josh Hawley e Thom Tillis, si sono uniti ai 45 democratici che hanno votato contro. Il senatore democratico Chris Coons non ha partecipato al voto.
La senatrice democratica Elizabeth Warren, la più nota oppositrice del provvedimento, ha dichiarato che "non riesce a proteggere in modo adeguato gli investitori, il nostro sistema finanziario e la nostra sicurezza nazionale" e ha attaccato le iniziative di Trump nel settore delle criptovalute intervenendo in aula al Senato statunitense poche ore prima del voto.
Il voto del senatore repubblicano Thom Tillis è stato un'eccezione di natura procedurale. Dopo aver sostenuto pubblicamente il pacchetto etico quella mattina, Tillis ha votato no per mantenere aperta la possibilità di una mozione di riesame, lasciando così uno spiraglio per un nuovo voto di cloture.
La senatrice Cynthia Lummis, repubblicana del Wyoming e principale artefice della legislazione sulle criptovalute al Senato USA sin da quando ha co-firmato il Responsible Financial Innovation Act nel 2022, è stata lapidaria nel commento.
"Credo che abbiamo finito. È finita", ha detto ai giornalisti, per poi spingersi molto oltre sui social.
"Il Partito democratico, un tempo orgoglioso, è anti-consumatore e a favore della finanza illecita, anti-etica, anti-libera impresa, anti-lavoratori, contrario a salari dignitosi e favorevole al socialismo", ha scritto in un post sui social media.
Con ogni probabilità, il voto fallito significa che il settore delle criptovalute dovrà aspettare l'anno prossimo prima che si possano discutere regole più chiare.
Le elezioni di midterm negli Stati Uniti sono tra appena sette settimane, il che rende difficile rimettere rapidamente il testo all'ordine del giorno.
I senatori dovrebbero lasciare Washington all'inizio di ottobre e non tornare prima del voto. La Camera dei rappresentanti andrà in pausa ancora prima, con i deputati che lasceranno la capitale già alla fine di questa settimana.
I parlamentari, soprattutto quelli impegnati nelle sfide elettorali più incerte, sono ansiosi di tornare nei rispettivi Stati per dedicarsi alla campagna.
I regolatori ereditano il problema
Il fallimento della legge non significa che non accadrà nulla. Significa che è più probabile che le regole vengano stabilite dalle autorità di vigilanza.
La Securities and Exchange Commission (SEC) degli Stati Uniti, guidata da Paul Atkins, e la Commodity Futures Trading Commission (CFTC), guidata da Michael Selig, stanno già costruendo un quadro regolatorio senza passare dal Congresso.
Le due autorità hanno firmato a marzo un accordo di cooperazione e hanno pubblicato un'interpretazione congiunta che suddivide i token in cinque categorie. Atkins ha affermato che la maggior parte dei cripto-asset, di per sé, non costituisce un titolo finanziario.
L'agenda della SEC comprende esenzioni dalla registrazione per il lancio di token, una sorta di 'porto sicuro' per i progetti che si decentralizzano rispetto a un controllo centrale e regole sulla custodia e sulle piattaforme di negoziazione.
Gli analisti si aspettano che questo lavoro ora acceleri.
Il problema, però, è la durata. Le norme adottate dalle agenzie possono essere riscritte da una futura amministrazione statunitense, proprio quel tipo di instabilità che il CLARITY Act mirava a superare.