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Banca mondiale della difesa: la nuova istituzione senza le grandi potenze Ue

Alcuni partecipanti camminano accanto alle esposizioni durante il Forum dell’industria della difesa della Nato al vertice di Ankara, Turchia, 7 luglio 2026.
Partecipanti camminano accanto alle esposizioni durante il Forum dell’industria della difesa della NATO al vertice di Ankara, Turchia, 7 luglio 2026. Diritti d'autore  AP Photo/Hussein Malla
Diritti d'autore AP Photo/Hussein Malla
Di Quirino Mealha
Pubblicato il
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Nove Paesi appoggiano una nuova banca multilaterale per finanziare il riarmo occidentale, ma la cautela delle principali potenze europee fa dubitare che possa diventare la risposta al finanziamento della difesa.

Un gruppo di alleati della NATO, per lo più di dimensioni minori, ha aderito a una nuova istituzione creata per finanziare il rafforzamento militare dell’Occidente. Ma l’esitazione delle grandi potenze europee solleva dubbi sulla reale capacità finanziaria che potrà mettere in campo.

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Il primo ministro canadese Mark Carney ha annunciato martedì, al vertice NATO ad Ankara, i nove finanziatori fondatori della Defence, Security and Resilience Bank (DSRB), definita la base della sicurezza collettiva degli alleati.

I Paesi firmatari, Canada, Albania, Belgio, Grecia, Lettonia, Lussemburgo, Romania, Turchia e Ucraina, definiranno le regole iniziali della banca in vista del lancio previsto per il 2027.

Proposta per la prima volta nel 2024 da un gruppo di ex consulenti della NATO, alti ufficiali e banchieri, la DSRB avrà sede in Canada, con una base europea prevista in Lussemburgo.

Denaro a basso costo per un costoso riarmo

La tempistica è tutt’altro che casuale. Nel giugno 2025 i leader della NATO hanno deciso di portare la spesa per la difesa verso il 5% del PIL entro il 2035, un obiettivo che richiederà enormi nuove risorse.

Il problema non è più soltanto convincere i governi ad aumentare le spese militari.

Man mano che i bilanci della difesa crescono in tutta la NATO, molti fornitori, in particolare le aziende più piccole, faticano ancora a ottenere finanziamenti a condizioni sostenibili, mentre gli istituti di credito commerciali sono spesso riluttanti a sostenere il settore.

L’idea della DSRB si ispira al modello delle banche di sviluppo.

Aggregando il capitale dei membri e puntando al rating tripla A, la banca mira a indebitarsi a basso costo sui mercati internazionali e a trasferire tali condizioni favorevoli attraverso prestiti e garanzie, mobilitando fino a 100 miliardi di sterline (117 miliardi di euro) per progetti nel settore della difesa.

L’obiettivo finale è convogliare finanziamenti più economici e di lungo periodo verso governi e industrie della difesa e, al tempo stesso, fornire garanzie alle banche commerciali.

Se avrà successo, la DSRB potrebbe cambiare il modo in cui i governi occidentali finanziano la difesa e affiancare i bilanci annuali, un po’ come la Banca europea per gli investimenti ha contribuito a finanziare le infrastrutture in Europa o la Banca Mondiale nei Paesi in via di sviluppo.

Grandi istituti di credito come JPMorgan, Deutsche Bank, Commerzbank e ING hanno già espresso il loro sostegno al progetto, insieme alle principali banche canadesi.

I grandi assenti

Nonostante le ambizioni, in cima all’elenco mancano nomi di peso.

Nessuna economia del G7, oltre al Canada, ha aderito e i principali Paesi europei che spendono di più in difesa – Regno Unito, Germania e Francia – restano alla finestra, cosa che secondo gli analisti potrebbe limitare la portata finanziaria della banca.

«È un inizio, ma probabilmente speravano nel sostegno di attori europei più grandi», osserva Linus Terhorst del Royal United Services Institute, aggiungendo però che gli impegni finora presi dovrebbero bastare a far “decollare” la banca.

La Germania partecipa ai colloqui come osservatore, mentre il Canada riferisce che sono in corso discussioni con la Corea del Sud.

Carney, Macron, Trump e Starmer durante una sessione di lavoro al vertice del G7 a Évian-les-Bains, Francia, 17 giugno 2026
Carney, Macron, Trump e Starmer durante una sessione di lavoro al vertice del G7 a Évian-les-Bains, Francia, 17 giugno 2026 AP Photo/Thibault Camus

Una delle ragioni per cui alcuni grandi Paesi europei non hanno aderito è che il Regno Unito sostiene un’iniziativa potenzialmente concorrente.

Londra guida una proposta separata, il Multilateral Defence Mechanism (MDM), insieme a Paesi Bassi, Finlandia e Polonia, quest’ultima entrata a farne parte lunedì.

Anch’esso con un lancio previsto nel 2027, l’MDM è pensato meno come una banca e più come uno strumento di procurement congiunto, che permetta ai membri di acquistare e accumulare scorte di equipaggiamenti insieme e di tenerle fuori dai loro bilanci nazionali.

«Il Multilateral Defence Mechanism ci consentirà di acquistare congiuntamente e di accumulare scorte di equipaggiamenti fuori bilancio, garantendo un migliore rapporto qualità-prezzo per i contribuenti», ha dichiarato il ministro delle Finanze britannico Rachel Reeves alla Camera dei Comuni il mese scorso, durante un dibattito sul Piano di investimenti per la difesa.

Londra tende però a presentare i due strumenti come complementari. Reeves ha spiegato che il Regno Unito sta collaborando con il Canada su entrambi, e che la DSRB è pensata come il finanziatore delle piccole imprese della filiera.

La prospettiva di strutture sovrapposte, accanto allo strumento di prestito per la difesa SAFE dell’Unione europea, mette in luce quanto urgentemente – e in modo sperimentale – i governi occidentali stiano cercando di mobilitare capitali privati per la difesa.

Il Canada sottolinea che la porta resta aperta a nuovi membri.

Se in futuro le maggiori economie europee decideranno di aderire, di sostenere iniziative concorrenti o di proseguire con i meccanismi già esistenti dell’UE, si capirà se la DSRB diventerà un pilastro della finanza per la difesa occidentale o resterà un’istituzione di dimensioni più contenute.

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