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L’erede Ray-Ban che vuole rilevare la quota della propria famiglia dal marchio di lusso

ARCHIVIO. Il responsabile retail del gruppo Luxottica, Leonardo Maria Del Vecchio, a sinistra, posa con amici durante il 20° Tribeca Festival a New York, giugno 2021
ARCHIVIO. Il responsabile retail del gruppo Luxottica, Leonardo Maria Del Vecchio (a sinistra), posa con amici al 20° Tribeca Festival a New York, giugno 2021. Diritti d'autore  Evan Agostini/Invision/AP
Diritti d'autore Evan Agostini/Invision/AP
Di Quirino Mealha
Pubblicato il
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Un erede del patrimonio Ray-Ban si è rivolto pubblicamente alla holding di famiglia chiedendo sostegno al suo piano da miliardi di euro per rilevare le quote di due fratelli, a pochi giorni da un voto decisivo degli azionisti.

Leonardo Maria Del Vecchio, uno dei figli del defunto fondatore di EssilorLuxottica Leonardo Del Vecchio, ha portato allo scoperto una disputa successoria finora privata, chiedendo al consiglio di amministrazione del veicolo d’investimento di famiglia di sostenere un’operazione di acquisto che rafforzerebbe il suo controllo su una delle maggiori fortune d’Europa.

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EssilorLuxottica controlla un portafoglio di oltre 150 marchi, tra cui i brand di occhialeria Ray-Ban e Oakley, oltre al celebre marchio di streetwear Supreme, fra gli altri.

Il trentunenne ha esposto le sue ragioni in una lettera aperta pubblicata venerdì da Quotidiano Nazionale, il quotidiano italiano di proprietà di Del Vecchio.

Al centro della disputa c’è il tentativo di Del Vecchio di acquistare la quota complessiva del 25% detenuta dai fratelli Luca e Paola in Delfin, la holding con sede in Lussemburgo che è il cuore dell’impero.

Se l’operazione andasse in porto, la sua partecipazione salirebbe al 37,5%, rendendolo di gran lunga il primo azionista e potenzialmente ridisegnando gli equilibri interni alla famiglia su come il patrimonio della dinastia verrà trasmesso alla prossima generazione.

ARCHIVIO. Leonardo Maria Del Vecchio al gala di beneficenza del Costume Institute del Metropolitan Museum of Art a New York, 6 maggio 2024
ARCHIVIO. Leonardo Maria Del Vecchio al gala di beneficenza del Costume Institute del Metropolitan Museum of Art a New York, 6 maggio 2024 Evan Agostini/Invision/AP

Nella lettera ha accusato il consiglio di amministrazione di Delfin di non aver spiegato perché la sua posizione sull’operazione sia cambiata.

Secondo Del Vecchio, i dubbi sono emersi solo dopo che gli azionisti avevano già approvato passaggi chiave dell’operazione e dopo che la riorganizzazione era stata descritta pubblicamente come un passo di stabilizzazione.

Il piano poggia su un finanziamento di circa 10 miliardi di euro che coinvolge UniCredit, BNP Paribas e Crédit Agricole, uno dei maggiori prestiti per acquisizione mai richiesti da un privato in Europa.

Con l’avanzare delle trattative, ha raccontato Del Vecchio, le banche coinvolte hanno chiesto garanzie più solide su dividendi futuri, stabilità patrimoniale e orientamento di lungo periodo di Delfin. Richieste giudicate legittime, ha aggiunto, ma alle quali il consiglio non avrebbe risposto con una posizione unica e trasparente.

Una holding al crocevia della finanza italiana

L’esito della vicenda ha un peso che va ben oltre i confini familiari.

Delfin detiene una partecipazione significativa nel colosso dell’occhialeria EssilorLuxottica e quote di rilievo in alcune delle più importanti istituzioni finanziarie italiane, tra cui Banca Monte dei Paschi di Siena, Assicurazioni Generali e UniCredit.

Con un patrimonio netto superiore ai 40 miliardi di euro, la società è diventata una presenza costante nel dibattito sulle aggregazioni bancarie nel Paese.

Sta prendendo forma anche un percorso alternativo.

Secondo quanto riportato da La Repubblica, il presidente di Delfin, Francesco Milleri, starebbe valutando una controproposta: sarebbe la holding stessa a riacquistare le quote di Luca e Paola alla stessa valutazione, per poi ripartirle tra i sei eredi rimasti.

La proposta potrebbe essere sottoposta agli azionisti nell’assemblea del 30 giugno, un appuntamento che Del Vecchio descrive in termini molto netti. L’incontro, scrive, non riguarderà dividendi o bilanci, ma «la natura stessa e il futuro di Delfin».

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