La Farnesina comunica che sono rientrate in Italia le cinque attiviste fermate dall'esercito israeliano. Le donne erano impegnate nella raccolta delle olive in Cisgiordania quando sono state trattenute dalle autorità israeliane
Il ministero degli Esteri italiano ha comunicato che sabato mattina è avvenuto il rimpatrio delle cinque attiviste italiane fermate nei giorni scorsi in Cisgiordania.
"Funzionari dell’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv hanno potuto effettuare ieri sera una visita consolare presso l’aeroporto, in cui le connazionali sono apparse in buone condizioni fisiche", si legge nel comunicato diffuso dalla Farnesina.
Alle connazionali è stato consentito l’utilizzo dei telefoni cellulari e tutte hanno potuto parlare telefonicamente almeno una volta con il proprio legale, ha poi spiegato il ministero.
Perché erano state fermate le attiviste italiane
Le cinque donne erano state fermate giovedì nel villaggio di Al Bweib, a sud di Hebron, mentre accompagnavano alcuni agricoltori palestinesi impegnati nella raccolta delle olive. Da lì, l'esercito israeliano (IDF) le aveva portate alla stazione di polizia di Kiryat Arba, dove sono state sottoposte a interrogatorio.
"È inaccettabile quello che è successo, non stavano commettendo alcun reato", aveva dichiarato giovedì il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani.
Secondo le autorità israeliane, le donne raccoglievano olive in una zona militare riservata senza autorizzazione, una motivazione già utilizzata dalle autorità israeliane per spiegare il fermo di altri attivisti. Tre giorni prima, erano stati arrestati ed espulsi due cittadini italiani, Manuel e Alberto Tartarotti, padre e figlio. Si trovavano in Cisgiordania come parte di una carovana umanitaria dell'associazione "Youth of Sumud". I due sono stati bendati e caricati su un furgone militare nei pressi del villaggio di Khallat Al Dabaa.
"Non ci hanno detto dove ci portavano, io sono stato preso e menato nel retro del mezzo. Non sapevo cosa sarebbe successo ed ho avuto paura", aveva dichiarato Manuel, 35 anni. Secondo la versione della polizia israeliana, i due partecipavano a una raccolta di olive non autorizzata vicino al villaggio di Tuwani. I Tartarotti, però, hanno dichiarato che stavano filmando le demolizioni dei villaggi palestinesi.
Perché la raccolta delle olive è un momento critico
I fermi degli attivisti non riguardano soltanto l'Italia. Mercoledì, erano stati fermati circa novanta volontari statunitensi, britannici e israeliani, impegnati ad aiutare i palestinesi nella raccolta delle olive. Tra loro c'era anche Brad Lander, candidato democratico al Congresso per lo Stato di New York.
La raccolta delle olive è un momento cruciale per l'economia della Cisgiordania, ma è spesso accompagnata da tensioni a causa degli attacchi dei coloni israeliani contro gli agricoltori palestinesi. "La presenza dei volontari internazionali serve da scudo, a proteggerli dalle incursioni dei coloni, non a raccogliere le olive", ha spiegato Alberto Tartarotti, rientrato in Italia dopo l'arresto. "Ovviamente non vogliono avere testimoni, per quello continuano ad arrestare e poi espellere gli attivisti, siamo persone scomode".