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Polonia, Corte Suprema contesta la rimozione del presidente del Tribunale costituzionale

Il presidente sospeso del Tribunale costituzionale Bogdan Święczkowski partecipa a una protesta davanti alla sede del Tribunale costituzionale a Varsavia, il 31 ottobre 2026.
Il presidente sospeso della Corte costituzionale, Bogdan Święczkowski, partecipa a una protesta davanti alla sede della Corte a Varsavia, il 31 ottobre 2026. -  Diritti d'autore  Beata Zawrzel AP Photo
Diritti d'autore  Beata Zawrzel AP Photo
Di Tomasz Lezon
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La disputa intorno al Tribunale costituzionale tra governo e opposizione si è acuita dopo la sospensione del presidente Bogdan Święczkowski. La Corte suprema ha denunciato la decisione come priva di base legale e ha lanciato un appello a tutte le istituzioni a non aggravare la crisi in corso

Lo scontro sul Tribunale costituzionale polacco entra in un'ulteriore fase, dopo l'allontanamento di Bogdan Święczkowski dalla carica di presidente e l'intervento della Corte suprema (che in Polonia ha le funzioni della Cassazione italiana, rispetto al Tribunale che equivale alla nostra Corte Costituzionale).

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La Corte suprema ha valutato che le azioni intraprese nei confronti del presidente Święczkowski possono violare i principi che regolano il funzionamento del potere giudiziario.

Che sta succedendo in Polonia intorno al Tribunale Costituzionale?

La causa diretta del conflitto è la decisione riguardante il presidente del Tribunale costituzionale Bogdan Święczkowski e il vicepresidente Bartłomiej Sochański, che sono stati allontanati dalle proprie funzioni dall'attuale governo di Donald Tusk.

L'esecutivo polacco sostiene che il precedente governo del PiS (Diritto e Giustizia, che è un partito conservatore) avesse attuato una sorta di colpo di stato con le proprie nomine nelle istituzioni chiave del Paese o, quantomeno, una grave violazione dello stato di diritto.

I sostenitori dell'allontamento dei vertici del Tribunale ritengono che esso sia legittimo in quanto il corretto funzionamento dell'organo costituzionale era stato compromesso.

Il conflitto ha però uno sfondo più ampio visto che da tempo è in corso uno scontro sullo status di alcuni giudici del Tribunale, che sono stati eletti dal Sejm, la Camera bassa del Parlamento polacco.

Le controversie riguardano tra l'altro alcuni membri che non hanno prestato giuramento davanti al presidente della Repubblica e la questione se possano partecipare ai lavori del Tribunale e all'adozione delle sue decisioni.

La disputa non riguarda più soltanto chi guida il Tribunale, a questo punto, ma anche chi è autorizzato a prendere decisioni in suo nome, in quali composizioni il Tribunale può giudicare e se le decisioni da esso adottate saranno riconosciute come giuridicamente efficaci.

Il Collegio della Corte suprema interviene

In questo contesto il Collegio della Corte suprema ha adottato una risoluzione sulla situazione del Tribunale costituzionale, in cui ha espresso "ferma opposizione alle azioni che mettono in discussione i principi costituzionali del funzionamento del potere giudiziario".

In particolare, la destituzione del presidente Bogdan Święczkowski viene considerata priva della necessaria base giuridica e in violazione delle procedure di legge previste.

Il Collegio è uno degli organi interni della Corte, di cui fanno parte il primo presidente della Corte suprema e i presidenti delle singole sezioni. Si occupa di questioni importanti riguardanti il funzionamento della Corte e adotta risoluzioni nelle materie che rientrano nelle sue competenze.

In questo senso, si distingue dall'Assemblea generale dei giudici della Corte suprema, che è composta da tutti i giudici, e che su questa vicenda non è riuscita ad adottare una propria risoluzione per mancanza del quorum richiesto.

Il Collegio della Corte suprema ha valutato che il tentativo di allontanare Święczkowski violi l'articolo 7 della Costituzione della Polonia, quello che stabilisce il principio di legalità, secondo il quale gli organi del potere pubblico possono agire soltanto sulla base della legge e nei suoi limiti.

Nella risoluzione si indica inoltre che affidare la direzione dei lavori del Tribunale al giudice con la maggiore anzianità è possibile quando siano vacanti le cariche di presidente e vicepresidente, una situazione che tecnicamente non si è verificata.

Di conseguenza, la risoluzione sottolinea che le competenze del presidente del Tribunale sono attualmente svolte da una persona non autorizzata. Ragionamento analogo per alcuni membri del tribunale.

"Secondo la valutazione del Collegio della Corte suprema, l'eventuale adozione di decisioni con la partecipazione di persone elette dal Sejm della Repubblica di Polonia alla carica di giudice del Tribunale costituzionale che non hanno prestato giuramento davanti al presidente della Repubblica di Polonia che riceve tale giuramento, e il cui status giuridico non è stato sufficientemente chiarito, comporta un grave rischio che tali attività non siano riconosciute come decisioni del Tribunale costituzionale".

Assemblea generale della Corte suprema senza quorum

La risoluzione del Collegio della Corte suprema è stata pubblicata mentre era in corso l'Assemblea generale straordinaria dei giudici della Corte suprema.

Ancora prima dell'inizio dei lavori, dunque, quasi 30 giudici della Corte suprema hanno annunciato che non avrebbero partecipato, facendo mancare il quorum necessario a una risoluzione dell'Assemblea.

Alla fine, la posizione del Collegio della Corte suprema è stata sostenuta dai 55 giudici presenti martedì alla riunione dell'Assemblea, su invito dello stesso Collegio.

"Il Collegio della Corte suprema invita tutti gli organi del potere pubblico a rispettare la Costituzione della Repubblica di Polonia e le leggi, a osservare i limiti delle competenze loro attribuite e ad astenersi da azioni che possano aggravare la crisi costituzionale e perturbare il funzionamento degli organi del potere giudiziario" si legge nella risoluzione.

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