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In arrivo uno strumento UE per ridurre la dipendenza strategica da alcuni Paesi, ma potrebbe costare caro

La Cina ha bloccato le esportazioni di terre rare nel 2025.
Nel 2025 la Cina ha bloccato le esportazioni di terre rare. -  Diritti d'autore  AP Photo
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Di Peggy Corlin
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Bruxelles prepara un nuovo strumento per proteggere l’economia dell’UE dalle dipendenze strategiche. Ma le imprese europee temono i costi della diversificazione e si chiedono quali settori saranno colpiti. Dovrebbe essere presentato a inizio dicembre, ma di questo strumento non si sa ancora niente

La Commissione europea presenterà all'inizio di dicembre, una settimana prima della riunione dei leader dell'UE, un nuovo strumento pensato per spingere le imprese a diversificare i fornitori e ridurre le dipendenze strategiche da un singolo Paese.

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Pur senza citare esplicitamente la Cina, la futura proposta è diretta a Pechino, che nel 2025 ha bloccato le esportazioni di terre rare, essenziali per le tecnologie verdi, le industrie digitali e la difesa, nel pieno della guerra commerciale con gli Stati Uniti.

Nello stesso anno anche l'industria automobilistica europea è stata messa a rischio, dopo che Pechino ha chiuso l'accesso a chip strategici durante una disputa con il governo olandese sul produttore di semiconduttori Nexperia.

Mentre Bruxelles negozia con Pechino per riequilibrare le relazioni commerciali, la diversificazione è diventata urgente nei settori in cui le dipendenze creano vulnerabilità economiche.

Finora sono emersi pochi dettagli sulla futura proposta, ma in una consultazione con le imprese europee conclusa martedì la Commissione ha precisato che il nuovo strumento punterà "ad affrontare i casi in cui un elevato livello di dipendenza strategica da un singolo Paese fornitore crea un rischio per la sicurezza degli approvvigionamenti dell'UE e dunque per la sua sicurezza economica".

Perché diversificare i fornitori può far levitare i costi

Alcune aziende hanno avvertito, nelle loro risposte alla consultazione, che trovare fornitori alternativi farà aumentare i loro costi.

"Le imprese stanno già facendo il massimo per avere una struttura dei costi efficiente" ha dichiarato a Euronews Luisa Santos, vicedirettrice generale di BusinessEurope.

"Se lavorano con determinati fornitori è perché sono quelli che offrono le condizioni migliori in termini di prodotto, costo e prestazioni".

Tuttavia, il 5 giugno 2026 il commissario europeo al Commercio Maroš Šefčovič ha chiarito in un discorso che l'industria sarà "in prima linea" negli sforzi per diversificare i fornitori e che i modelli di business dovranno integrare "il costo della resilienza".

"La sicurezza economica è una responsabilità condivisa, l'industria è in prima linea" ha affermato. "Dobbiamo sostenerla, ma anche l'industria deve fare la sua parte".

Ha aggiunto: "Questo significa diversificare rapidamente e in modo strategico, e significa integrare il costo della resilienza nei modelli di business e trattare i rischi geopolitici per ciò che sono, rischi centrali per l'attività economica".

L'industria automobilistica europea è stata colpita dalla decisione della Cina di bloccare le esportazioni di alcuni chip strategici nel 2025.
L'industria automobilistica europea è stata colpita dalla decisione della Cina di bloccare le esportazioni di alcuni chip strategici nel 2025. AP Photo

Resta da capire quali settori saranno coperti e quali criteri saranno utilizzati. Santos, però, ha sottolineato che, sebbene la diversificazione sia necessaria per affrontare il rischio che le dipendenze dell'UE vengano trasformate in arma, non tutte le dipendenze devono essere considerate problematiche.

"Dovremmo concentrarci di più sulle aree in cui vediamo che le dipendenze vengono usate come arma. Non credo che, per esempio, la nostra dipendenza dagli elettrodomestici cinesi debba rientrare nel campo di applicazione dello strumento".

La rappresentante delle imprese ha sottolineato inoltre che, per i prodotti che rientreranno nell'ambito del nuovo strumento, devono esistere fornitori alternativi. Non è così per alcune materie prime critiche, comprese le terre rare, di cui la Cina domina produzione e lavorazione.

"In quel caso la diversificazione non è un'opzione, e questo va tenuto in considerazione, a meno che non entrino in gioco nuove fonti" ha aggiunto Santos.

Gli scenari "minimalista" e "massimalista"

Lo scorso giugno Šefčovič ha suggerito che la Commissione potrebbe trarre ispirazione dall'Unione dell'energia, che ha spinto le aziende a diversificare le fonti di energia allontanandosi dalla Russia dopo lo scoppio della guerra in Ucraina.

"In quel periodo ricordo molto vividamente le discussioni che abbiamo avuto sugli investimenti in terminali energetici e interconnettori e su quanto fossero impopolari" ha dichiarato lo scorso giugno il commissario, spiegando che quegli investimenti avevano sollevato numerosi interrogativi, soprattutto sui costi, visto che il gas russo era più economico. "Col senno di poi, per noi è stato vitale" ha aggiunto Šefčovič.

Il piano REPowerEU dell'UE, lanciato a maggio 2022 per eliminare la dipendenza da Mosca, vieta l'importazione di petrolio russo e prevede la fine dei contratti a breve e a lungo termine per il gas e il gas naturale liquefatto (GNL) russi nel 2026 e nel 2027.

Le imprese europee hanno dovuto adattarsi. Sono stati fatti investimenti nelle energie rinnovabili, sono stati trovati nuovi fornitori, è stato reso possibile l'acquisto congiunto e i prezzi sono aumentati per i consumatori dell'UE.

Tobias Gherke, senior policy fellow presso il Consiglio europeo per le relazioni estere, considera l'approccio seguito per l'energia come lo scenario minimalista per il nuovo strumento di diversificazione atteso a dicembre.

"Lo scenario minimalista consisterebbe nel limitare la diversificazione a pochi settori" ha spiegato a Euronews, "come quando è stato reso obbligatorio per le società energetiche europee diversificare".

L'esperto ha citato l'industria della difesa statunitense, spinta a diversificare i fornitori per ridurre la dipendenza dai minerali cinesi. Altri settori critici potrebbero rientrare nel campo di applicazione dello strumento, comprese le industrie a duplice uso e infrastrutture come sanità e reti energetiche.

Un secondo scenario, "massimalista", secondo Gherke, sarebbe quello di dire: "Chiunque acquisti oltre una certa soglia di un prodotto specifico da un'unica fonte dovrà affrontare dazi". Gherke ha aggiunto: "In questo modo sarebbero incentivati a comprare da una fonte diversa".

Uno scenario del genere coprirebbe una gamma più ampia di settori. Se i dazi rendessero più costose le forniture di alcune materie prime critiche, le conseguenze si avvertirebbero contemporaneamente sulle tecnologie verdi, sulla difesa e sulle industrie digitali. "Verrebbero coinvolti tutti" ha osservato l'esperto.

Per le imprese europee, questo sarebbe ciò che Šefčovič ha definito "il costo della resilienza".

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