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Israele al voto, i partiti arabi possono decidere il governo: l'appello dall'Italia

Voto in Israele
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Di Euronews
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Le elezioni israeliane lasciano aperta la partita per il governo. Foad Aodi invita a riconoscere il peso dei partiti arabi e a rilanciare il dialogo

I partiti arabi israeliani potrebbero avere un ruolo decisivo nella formazione del prossimo governo di Israele. Con il 72,4 per cento delle schede scrutinate, le proiezioni attribuiscono loro 18 seggi nella Knesset, il Parlamento israeliano, mentre i due principali schieramenti restano sotto la soglia della maggioranza assoluta. Un risultato seguito anche in Italia dalla rete associativa che riunisce le comunità arabe, tra cui l'Unione Internazionale Arabi del '48.

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Secondo i dati parziali diffusi la mattina del 28 ottobre, il blocco del primo ministro Benjamin Netanyahu si attesta a 54 seggi, mentre quello guidato da Gadi Eisenkot ne ottiene 48. Per governare servono almeno 61 deputati su 120. I numeri potrebbero quindi rendere determinante il peso delle formazioni arabe, anche se un'eventuale intesa con l'opposizione resta politicamente complessa e non è affatto scontata. I risultati sono ancora provvisori.

È su questo scenario che interviene anche Foad Aodi, medico, giornalista e docente dell'Università di Tor Vergata, fondatore dell'Unione Internazionale Arabi del '48 e presidente onorario della Comunità del Mondo Arabo in Italia (CO-MAI). Aodi invita le forze politiche a riconoscere il significato del voto e a non escludere dal confronto parlamentare i rappresentanti degli elettori arabi.

Il peso dei partiti arabi nella formazione del governo

"Avevamo anticipato la concreta possibilità che i partiti arabi del '48 raggiungessero quota 18 deputati", afferma Aodi. "Il significato del voto va oltre i numeri: non deve diventare una vittoria contro qualcuno, bensì un'occasione di rinascita per tutto il Paese, attraverso il dialogo tra comunità e rappresentanze politiche".

Il risultato, se confermato, segnerebbe un rafforzamento della rappresentanza araba in Parlamento. Nel 2020, la Lista Comune aveva conquistato 15 seggi. Il nuovo scenario potrebbe dare alle formazioni arabe maggiore capacità di incidere sui negoziati, ma il passaggio dai numeri a un accordo di governo resta tutto da verificare.

Le resistenze sono infatti rilevanti: l'eventualità di un'intesa tra Eisenkot e i partiti arabi incontra ostacoli sia per le posizioni delle singole forze politiche sia per le condizioni che potrebbero essere poste in sede di negoziato.

Per Aodi, la rappresentanza parlamentare deve essere valutata sulla base del mandato ricevuto dagli elettori, non della loro identità. "Sarebbe profondamente sbagliato escludere preventivamente dal confronto politico una rappresentanza parlamentare così significativa soltanto per la sua identità araba. La formazione di un governo richiede responsabilità, accordi e programmi condivisi".

Da Gaza alla Cisgiordania, l'appello al dialogo

Aodi collega il risultato elettorale anche alle prospettive di pace e alla necessità di affrontare le fratture della società israeliana e il conflitto israelo-palestinese.

"Non possiamo parlare di rinascita senza considerare la sofferenza della popolazione palestinese di Gaza, le violenze legate agli insediamenti in Cisgiordania e la necessità di garantire sicurezza alle famiglie israeliane e palestinesi", afferma. "Nessuna società può costruire una pace duratura lasciando indietro una parte della propria popolazione".

Tra le priorità indicate figurano anche la sanità, l'istruzione, le opportunità per i giovani, la partecipazione delle donne e il contrasto alle discriminazioni. Temi che potrebbero trovare maggiore spazio nel dibattito politico grazie al rafforzamento della rappresentanza araba.

"Il voto diventi un ponte tra le comunità"

L'obiettivo, sostiene Aodi, dovrebbe essere trasformare il risultato delle urne in un'occasione concreta per riaprire il confronto tra israeliani e palestinesi e favorire la convivenza tra le diverse comunità religiose.

"È assolutamente necessaria una svolta politica dopo le elezioni israeliane per rilanciare il processo di dialogo tra palestinesi e israeliani, tra musulmani, cristiani, ebrei e tutte le comunità religiose", afferma. "Senza un cambiamento concreto continueremo ad assistere a nuove violenze e al rischio di perdere intere generazioni, destinate a crescere senza conoscere il valore del dialogo, della convivenza e di una pace reale".

I 18 seggi attribuiti alle formazioni arabe nelle proiezioni parziali potrebbero rappresentare un passaggio importante per gli equilibri parlamentari, ma non garantiscono da soli né un accordo di governo né un cambiamento nella gestione del conflitto.

"La pace non appartiene alla destra o alla sinistra, ma alle persone e alle famiglie che desiderano vivere senza paura", conclude Aodi. "Il nostro appello è a non sprecare questa opportunità, affinché israeliani e palestinesi possano ritrovare sicurezza, dignità, rispetto reciproco e speranza".

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