Il presidente brasiliano è stato confermato per un quarto mandato e, secondo gli analisti, potrebbe puntare più sulla politica interna che estera. In un’America Latina spostata a destra e con rapporti tesi con gli Stati Uniti, l’Unione europea potrebbe emergere come alleato chiave di Brasilia
Lula da Silva sembra aver centrato l'obiettivo più difficile: essere rieletto con una "rimonta" storica. Il quarto mandato arriva con una certa sorpresa per il leader del Partito dei Lavoratori (PT), che al primo turno era stato battuto da Flávio Bolsonaro.
Dopo la vittoria è tempo di aprire le trattative, anche perché non si prevede un futuro semplice per il presidente rieletto del Brasile.
Lula torna al Palácio do Planalto della capitale, Brasilia, forte di una vittoria presidenziale, ma di fronte a un Congresso dominato dalla destra, a una maggioranza di governi statali in mano a forze conservatrici e a una mappa politica ancora profondamente divisa nelle grandi città. Nonostante ciò, questo ultimo mandato dovrebbe concentrarsi soprattutto sulla politica interna.
"Lula, a mio avviso, punterà molto a governare verso l'interno", spiega a Euronews Tiago André Lopes, docente dell'Universidade Lusíada do Porto e ricercatore dell'Observatório Eleitoral Internacional del CEJEIA (Centro de Estudos Jurídicos Económicos, Internacionais e Ambientais) di quella università.
"Lula non controlla il Parlamento, non controlla le grandi città, non controlla la Camera dei governatori", ma cercherà comunque, in larga misura, di "fare politica interna".
Lula stesso appare cosciente della situazione seppure non preoccupato. Il presidente eletto assicura che ora è tempo di negoziare e che la composizione del Congresso brasiliano non sarà un ostacolo all'approvazione delle leggi.
"Nessuno è obbligato ad apprezzare il presidente, ma lui è stato eletto per governare per tutti. È stato eletto per governare nel rispetto della Costituzione e nella relazione con il Congresso. Perché c'è già chi dice: Lula avrà molte difficoltà a governare, perché il Congresso è più conservatore. Io non ho scelto il Congresso, è stato il popolo a sceglierlo ed è con esso che voterò, lavorerò e farò approvare le cose", ha affermato il presidente eletto nel discorso della vittoria.
Di fronte a uno scenario interno complesso, acquistano peso le relazioni esterne del Paese, il cui principale punto critico è l'attuale tensione con Washington.
"Le strade sono sempre molte, ma quella percorribile sarà, ovviamente, mantenere una certa tensione con Washington**, perché Washington non vuole Lula da Silva al Palácio do Planalto**, questo mi sembra evidente. E Lula sa anche di non avere alleati nella regione, perché l'America Latina in questo momento si è quasi tutta spostata a destra", spiega a Euronews lo specialista in Relazioni internazionali.
"Pertanto, il percorso sarà una maggiore integrazione tra il Brasile e i BRICS e un avvicinamento più marcato alla Cina e, indirettamente, anche alla Russia", ha aggiunto.
Una via di fuga alla pressione degli USA
In questo complicato gioco di equilibri, l'Unione europea può diventare un elemento chiave nelle relazioni esterne del Brasile, con il blocco che potrebbe sfruttare l'occasione per, a sua volta, sottrarsi alla "pressione nordamericana".
"La strada sarà guardare al sud globale come a un modo per sottrarsi alle Americhe. È questo il percorso inevitabile. Non sarebbe sorprendente che Lula da Silva mettesse in atto una sorta di atto di equilibrio tra i BRICS e l'Unione europea", spiega Tiago André Lopes.
"Penso che, soprattutto, Lula sfrutterà il momento di distanziamento tra Washington e Bruxelles per posizionarsi come un'alternativa politica credibile, ovvero il Brasile come una porta d'ingresso dell'Unione europea nelle Americhe", ha aggiunto.
"Non dipendere eccessivamente dai BRICS e costruire qui un ponte verso l'Europa, in un momento in cui anche l'Europa ha bisogno di partner per sottrarsi alla pressione nordamericana, sarà questo il percorso di Lula", osserva Lopes.
Questo rapporto di continuità tra Brasile e Unione europea ha già una porta aperta, creata attraverso l'accordo con i Paesi del Mercosur, e ora si presenta come una "soluzione più pratica", ma secondo lo specialista non è privo di difficoltà. "Ritengo che sarà una sfida", afferma.
"Lula si trova di fronte a un'Europa anch'essa molto spostata a destra, nella quale alcuni Paesi, tra cui Polonia, Francia e Paesi Bassi, continuano a guardare con una certa diffidenza a questo accordo di cooperazione Unione europea-Mercosur".
Inoltre, lo specialista in Relazioni internazionali sottolinea come esista "una maggioranza sostanziale" tra i capi di Stato con seggio nel Consiglio europeo che avrebbe "una maggiore facilità a dialogare con Flávio Bolsonaro". "Parlano lo stesso linguaggio di una destra più populista e securitaria, con un'agenda molto centrata sulle questioni della difesa e dell'economia, con l'idea di smantellare lo Stato sociale", spiega lo specialista.
"A mio avviso, in questa fase, anche per Von der Leyen, che appartiene alla destra conservatrice europea, la destra cristiana, il linguaggio con Flávio sarebbe comunque un linguaggio più utilitaristico", aggiunge, pur sottolineando che con Flávio il Brasile "non si trasformerebbe, ovviamente, in un partner strategico dell'Unione europea".
Lula, il mediatore improbabile sull'Ucraina
A pesare su questa relazione con il blocco europeo potrebbe essere anche il conflitto in Ucraina e un'eventuale vicinanza di Brasilia a Mosca. Lula si è definito più volte un presidente per la pace, critico rispetto agli attuali conflitti mondiali.
"La guerra tra Russia e Ucraina si trascina da cinque anni, in un dramma umanitario che continua a mietere vittime. Sappiamo tutti che non ci saranno vincitori sul campo di battaglia. La diplomazia è l'unica opzione. Iniziative come il Grupo de Amigos da Paz (Gruppo degli Amici della Pace), creato da Brasile e Cina, mostrano che esistono forze nella comunità internazionale disposte a lavorare per il dialogo", ha dichiarato Lula durante il suo discorso all'Assemblea generale dell'ONU, a settembre.
Il presidente brasiliano in più occasioni ha lasciato intendere di voler fare da mediatore in questo conflitto.
"Quando ha parlato dell'idea, per esempio, che l'Ucraina potesse accettare uno scambio di territori, quando ha chiesto all'Ucraina di considerare più seriamente il processo negoziale, quando ha criticato gli europei per non avere la Russia al tavolo delle trattative: Lula ci ha già dato indicazioni su quello che è uno dei suoi percorsi diplomatici più evidenti", spiega ancora Tiago André Lopes, sottolineando che questa posizione può incontrare una certa resistenza europea, che ha difeso con grande fermezza la posizione ucraina.
Per il governo di Lisbona, invece, l'elezione di Lula sembra una buona notizia, perché lo scenario opposto non appariva favorevole alle relazioni luso-brasiliane.
"Flávio Bolsonaro avrebbe preferito sempre Washington a Lisbona, mentre Lula sarà più tattico e proverà a mettere in scena una sorta di 'balletto', cercando di privilegiare il Portogallo senza trascurare il resto del mondo".
Con Bolsonaro sarebbe stato "Washington prima e il resto dopo", indica il professore universitario, aggiungendo che uno dei principali soggetti penalizzati dall'apparente disinteresse del figlio di Jair Bolsonaro sarebbe stata la Comunità dei Paesi di Lingua Portoghese (CPLP), dal momento che la sua agenda si sarebbe concentrata su grandi temi come sicurezza, migrazione ed economia.