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El Niño, previsioni un anno prima: scoperto nuovo indizio chiave

Veicoli percorrono la Trabuco Creek Road a Irvine, California, attraversando grandi pozzanghere d'acqua la mattina di martedì 5 gennaio 2016.
Veicoli percorrono Trabuco Creek Road a Irvine, in California, attraversando grandi pozze d’acqua nella mattina di martedì 5 gennaio 2016. -  Diritti d'autore  THE ORANGE COUNTY REGISTER /AP
Diritti d'autore THE ORANGE COUNTY REGISTER /AP
Di Liam Gilliver
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Riuscire a prevedere El Niño con un anno di anticipo potrebbe aiutare comunità e decisori a prepararsi meglio agli effetti del fenomeno.

Il fenomeno di El Niño di quest'anno potrebbe essere "letteralmente fuori da ogni scala di monitoraggio", mentre l'agenzia meteorologica dell'ONU avverte che i suoi effetti si protrarranno fino al 2027.

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Il fenomeno meteorologico naturale, che di solito si verifica ogni due-sette anni, continua a intensificarsi nel Pacifico, alimentando eventi meteorologici estremi lungo il Corridoio secco dell'America centrale, che si estende dal Messico a Panama, e mettendo a rischio barriere coralline e foreste.

"L'attuale episodio di El Niño potrebbe essere senza precedenti per intensità", ha dichiarato ai giornalisti a Ginevra all'inizio della settimana Celeste Saulo, segretaria generale dell'Organizzazione meteorologica mondiale (OMM). "Questo avrà conseguenze di vasta portata sui regimi meteorologici di tutto il mondo".

Tom Fletcher, sottosegretario generale dell'ONU per gli affari umanitari, ha descritto El Niño come una "palla demolitrice" fatta di caldo estremo, siccità e inondazioni, avvertendo che provocherà "conseguenze umanitarie enormi".

Ma presto le comunità e chi prende le decisioni potrebbero essere in grado di prepararsi alla furia di El Niño – e della sua controparte più fredda La Niña – grazie a una nuova scoperta.

Possiamo prevedere i futuri episodi di El Niño?

I ricercatori della CSIRO, l'agenzia scientifica nazionale australiana, e dell'Università di Melbourne hanno appena individuato le condizioni che rendono possibile prevedere alcuni eventi di El Niño e La Niña fino a un anno prima.

Gli eventi di El Niño–Southern Oscillation (ENSO), come El Niño e La Niña, raggiungono in genere il picco attorno a dicembre e di solito possono essere previsti con buona affidabilità circa sei mesi prima. Anticipare ulteriormente queste previsioni è da tempo una sfida.

Ma dopo aver analizzato oltre 7.500 previsioni storiche di ENSO elaborate con modelli climatici sviluppati in nove Paesi, gli scienziati hanno scoperto che sapere se il Pacifico si trova in una fase di El Niño, di La Niña o in una fase neutrale al momento in cui parte la previsione può fornire indicazioni preziose su quanto quella previsione sarà affidabile dodici mesi dopo.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Science Advances (fonte in inglese), ha rilevato che le previsioni avviate in condizioni di La Niña hanno avuto risultati costantemente buoni anche quando si trattava di prevedere eventi ENSO con un anno di anticipo, mentre le previsioni avviate da condizioni neutre erano molto meno affidabili.

La coautrice, la dottoressa Mandy Freund dell'Università di Melbourne e ricercatrice presso il Centre of Excellence for 21st Century Weather dell'Australian Research Council, afferma che i risultati offrono un nuovo modo per valutare il grado di affidabilità delle previsioni climatiche a lungo termine.

"Sappiamo da tempo che le condizioni iniziali influenzano la qualità delle previsioni dei modelli, ma il nostro studio mostra davvero quanto possano essere drastiche queste differenze di performance", spiega la principale autrice dello studio, la dottoressa Nandini Ramesh.

"L'aspetto più interessante dei nostri risultati è che possiamo utilizzare queste informazioni. Possiamo individuare quali previsioni meritano maggiore fiducia e, potenzialmente, avvertire il pubblico degli eventi di El Niño molto prima".

Questa svolta potrebbe contribuire a migliorare il modo in cui vengono comunicati gli allerta precoci. Tuttavia, la dottoressa Ramesh, ricercatrice senior della CSIRO, sottolinea che il gruppo di lavoro è ancora a qualche passo dal poter applicare i risultati ai modelli utilizzati dai servizi di previsione.

"Ma questi risultati offrono la prospettiva di poter comunicare in anticipo gli allerta per i futuri eventi", aggiunge.

Come può il mondo prepararsi ad El Niño?

El Niño è un fenomeno naturale, il che significa che non può essere fermato. Tuttavia previsioni diffuse e tempestive daranno ai Paesi più tempo per prepararsi.

"La chiave è gestire l'acqua e prepararsi ai cambiamenti nei luoghi e nei periodi in cui cadranno le piogge", afferma Davide Faranda, direttore della ricerca presso il Centro nazionale francese per la ricerca scientifica (CNRS).

Per esempio, spiega Faranda, i governi possono immagazzinare e distribuire l'acqua in modo più oculato, controllare meglio l'uso dei bacini e delle risorse idriche sotterranee, adattare i calendari agricoli e le pratiche di irrigazione e preparare le comunità a siccità o inondazioni.

Gli agricoltori possono inoltre ridurre le perdite cambiando le date di semina, irrigando nelle ore più fresche della giornata, accumulando acqua in previsione delle siccità e adottando misure per proteggere colture e bestiame dal caldo estremo.

Anche affrontare la crisi climatica potrebbe aiutare a limitare i danni futuri. Se da un lato gli episodi di El Niño possono aumentare la temperatura media globale di circa 0,2 °C, abbastanza per innescare distruzioni diffuse, la combustione dei combustibili fossili ha aggiunto nell'atmosfera una quantità di calore di gran lunga superiore.

Gli effetti di El Niño si sommano dunque a un mondo che è già in fase di riscaldamento. È per questo che il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato, più caldo perfino dell'anno di El Niño 2016, nonostante l'effetto naturalmente raffreddante di un evento La Niña.

"Non possiamo eliminare El Niño con le politiche di mitigazione climatica", conclude Faranda, "ma possiamo ridurre la misura in cui il cambiamento climatico ne aggrava le conseguenze".

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