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Un Brasile mai così polarizzato si appresta a recarsi alle urne

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Bandiere di Lula e Flávio Bolsonaro in vendita a Brasilia
A Brasilia in vendita le bandiere di Lula e Flávio Bolsonaro -  Diritti d'autore  Eraldo Peres/AP
Diritti d'autore Eraldo Peres/AP
Di Ricardo Figueira & Bruno Silva (imagem)
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Gli elettori brasiliani sceglieranno domenica 4 ottobre tra un quarto mandato di Lula e il ritorno al potere della famiglia Bolsonaro. Si preannuncia un testa a testa tra i due candidati: il ballottaggio sembra inevitabile e si terrà il 25 ottobre

Domenica 4 ottobre circa 158 milioni di elettori brasiliani sono chiamati alle urne per il primo turno delle elezioni, che dovranno decidere tra Lula da Silva, veterano della sinistra brasiliana oggi ottantenne che cerca un quarto mandato alla guida del Paese, oppure il ritorno al bolsonarismo questa volta non con Jair Bolsonaro, presidente dal 2019 al 2023, ma con il figlio Flávio.

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In queste elezioni cruciali per il futuro del Paese non è in gioco solo la presidenza. Si vota anche per il vicepresidente, i governatori e i vice-governatori dei 26 Stati federati e del Distretto Federale (quello della capital Brasilia), i 513 membri della Camera dei deputati, i due terzi del Senato federale, i deputati statali e, nel caso specifico del Distretto Federale, quelli distrettuali.

La seconda tornata, fissata per il 25 ottobre, appare pressoché inevitabile, con i due principali candidati che appaiono allo stesso livello nei sondaggi.

Victor do Prado, docente di Diplomazia economica all'Istituto di Scienze Politiche (SciencesPo) di Parigi, ritiene che la polarizzazione delle opinioni nel Paese abbia "radici profonde, che vanno ben oltre le categorie di sinistra e di destra a cui siamo abituati in Europa. In Brasile, in fondo, il centro non esiste perché non esistono davvero né destra né sinistra. Sono categorie che si adattano poco al sistema locale, dove c'è un'enorme varietà di partiti, nessuna vera fedeltà partitica e un Congresso completamente balcanizzato. Quello che esiste in Brasile è una devozione verso determinate persone. È un caso il fatto che una di queste sia Lula, che proviene da un partito tradizionalmente di sinistra, e un'altra sia Bolsonaro, che si identifica di più con i partiti di destra".

In un'intervista concessa a Euronews, l'accademico avverte sul rischio che si ripetano episodi simili a quelli seguiti alla vittoria di Lula nel 2022: "Sento dire, da amici in Brasile, che c'è grande preoccupazione per possibili disordini quando sarà reso noto il risultato del secondo turno, soprattutto in caso di vittoria risicata. Come accaduto in quel famoso 8 gennaio (2023), quando ci furono gravi scontri. È uno scenario pericoloso".

C'è molta preoccupazione per la possibilità che si verifichino disordini, soprattutto se i risultati saranno risicati, ed è verso questo scenario che ci stiamo dirigendo. È uno scenario pericoloso
Victor do Prado
Professore di Diplomazia economica a SciencesPo Parigi

Anche la comunità dei brasiliani emigrati è divisa

Domenica non saranno chiamati alle urne solo i brasiliani che vivono nel Paese, ma anche gli elettori tra i oltre cinque milioni di cittadini che vivono all'estero. Una delle comunità più importanti si trova in Portogallo, dove i brasiliani rappresentano, in modo schiacciante, la più grande comunità straniera, con oltre 600mila persone.

Se in Brasile l'elettorato è estremamente polarizzato e diviso tra i due candidati, lo stesso accade all'interno della diaspora. Proprietaria di un negozio che vende prodotti brasiliani nel centro di Lisbona, Silvana Silva non vuole rivelare per chi voterà, per evitare discussioni con i clienti e situazioni simili a quelle che si vivono in Brasile. Assicura però che nel Paese ci sono negozi con cartelli alla porta che intimano ai sostenitori di Lula o di Bolsonaro di non entrare.

Silvana Silva non vuole che la radicalizzazione vissuta in Brasile si riviva nel suo negozio a Lisbona
Silvana Silva non vuole che la radicalizzazione vissuta in Brasile si riviva nel suo negozio a Lisbona Bruno Silva / Euronews

Per Victor do Prado, la popolarità dei gruppi WhatsApp ha contribuito in modo decisivo a creare questa polarizzazione e radicalizzazione delle idee tra i brasiliani: "I brasiliani amano le novità e sono molto aperti alle nuove tecnologie. Non è un fenomeno che riguarda solo i giovani, ma persone di tutte le età, che accettano la tecnologia in modo molto naturale e la usano con grande entusiasmo. Il Brasile è uno dei Paesi con il maggior numero di account WhatsApp al mondo. Più che TikTok, Instagram o Facebook, sono i gruppi di famiglia e di amici su WhatsApp a diffondere, spesso, notizie vere o false che cristallizzano determinati punti di vista. Se mio cugino o mio fratello non ama il mio candidato, non si tratta più soltanto di una distanza politica, ma di uno scontro personale".

Più che TikTok, Instagram o Facebook, sono i gruppi di famiglia e di amici su WhatsApp a diffondere, spesso, notizie vere o false che cristallizzano determinati punti di vista. Se mio cugino o mio fratello non ama il mio candidato, non si tratta più soltanto di una distanza politica, ma di uno scontro personale
Victor do Prado
Professore di Diplomazia economica a SciencesPo Parigi

Pur senza dichiarare apertamente il orprio sostegno a uno dei due candidati, Silvana riconosce il ruolo che le politiche sociali di Lula hanno avuto nel migliorare il tenore di vita dei brasiliani: "Sono nata nel 1980 e conosco un Brasile che molti non conoscono", racconta. "Negli anni Ottanta il Brasile, soprattutto il Nord e il Nordest erano nella miseria. Si viveva una grande povertà, i bambini nascevano e morivano di fame, di denutrizione. Oggi questo non accade più così spesso, grazie alle politiche pubbliche di sostegno che sono state introdotte. C'è un aiuto per le madri e per i bambini. La situazione è migliorata molto. Non è ideale, ma posso dire con assoluta certezza che è molto migliore rispetto agli anni Ottanta e Novanta".

Bernardo Salgado è in Portogallo da poco tempo, per seguire un corso di laurea magistrale, e fa parte di quel 18% di indecisi che i due candidati dovranno cercare di conquistare entro domenica: "È una decisione molto difficile, considerando quanto il Brasile sia polarizzato tra Bolsonaro e Lula", spiega.

Pur sapendo che ci sono altri candidati, è certo che voterà per uno dei due principali contendenti, perché "non serve a nulla votare per gli altri". Indica la recente decisione di Lula di rendere illegali le scommesse online come una buona misura, perché questo settore "ha lasciato molte famiglie fortemente indebitate, oltre ad approfittare della fragilità stessa delle persone. Ci sono diverse questioni in discussione in questo momento, che ci spingono a riflettere su chi vogliamo come governanti".

Bernardo Salgado non ha ancora deciso per chi voterà
Bernardo Salgado non ha ancora deciso per chi voterà Bruno Silva / Euronews

Davanti al Consolato del Brasile, Euronews ha incontrato diverse persone che hanno già deciso per chi votare. Due giovani donne promettono di dare la loro preferenza a Flávio Bolsonaro. La prima è una sostenitrice incrollabile del figlio maggiore di Jair: "Credo che Flávio abbia le proposte di cui il Brasile ha bisogno, stiamo affrontando un problema molto grave nell'economia e io mi fido della posizione politica di Flávio. Mi fidavo già del padre, ora mi fido del figlio", ci racconta.

L'altra dice di votare per lui perché non vede alternative: "Il Partito dei lavoratori è al potere da molto tempo e ha avuto molte opportunità per cambiare il Paese", afferma. "Vorrei che ci fosse un altro candidato, perché non vorrei votare né per Lula né per Bolsonaro. Siccome però non c'è un'altra opzione, voterò Bolsonaro perché preferisco lui al Partito dei lavoratori". Un'altra donna, residente in Portogallo da 20 anni, voterà per Lula "perché il Brasile vada avanti".

Lula, il veterano dei veterani

Lula da Silva ha segnato, forse come nessun altro, la politica brasiliana degli ultimi decenni: accusato di corruzione nel caso "Lava Jato", è finito in prigione ed è riuscito a "morire" e "risorgere" politicamente. Dopo due mandati tra il 2002 e il 2010, è stato eletto per una terza volta nel 2022 e ora punta ad altri quattro anni al Palazzo del Planalto.

Della sua eredità politica, quasi tutti, almeno fra i suoi sostenitori, sottolineano la trasformazione di un Paese segnato da povertà estrema e analfabetismo in un Brasile più prospero e meno diseguale, grazie a misure come l'introduzione della "Bolsa Familia" nel 2003.

Luiz Inácio Lula da Silva – "Lula" è nato come diminutivo ed è stato in seguito incorporato ufficialmente nel nome – incarna il paradigma dell'operaio diventato politico: si è fatto conoscere come sindacalista e leader degli scioperi dei metalmeccanici nella regione di San Paolo, durante la dittatura militare. Da quel periodo in cui lavorava in fabbrica risale l'incidente che gli costò la perdita di un dito e gli valse il soprannome, usato in modo dispregiativo dagli avversari, di "nove dita".

Lula ha segnato, come nessun altro, la politica brasiliana negli ultimi decenni
Lula ha segnato, come nessun altro, la politica brasiliana negli ultimi decenni Silvia Izquierdo/AP

Furono proprio quegli scioperi, guidati tra il 1978 e il 1980, a dare origine alla fondazione del Partido dos Trabalhadores (PT) nel 1980. Il movimento sarebbe poi emerso come principale partito della sinistra brasiliana dopo la democratizzazione del Paese nel periodo 1985-88 e Lula ne fu da subito una figura di riferimento. Sconfitto alle elezioni del 1989, 1994 e 1998, è arrivato finalmente alla presidenza nel 2022.

Gli scandali di corruzione che hanno coinvolto Lula e il PT lo hanno però raggiunto. Il mega-processo "Lava Jato" e i successivi giudizi condotti dal giudice Sérgio Moro (futuro ministro di Bolsonaro) hanno occupato tutta la seconda metà degli anni 2010 e portato alla caduta di molte teste e alla detenzione di decine di politici di vari schieramenti.

Il procedimento, che riguardava un complesso sistema di tangenti e appropriazione indebita legati alla compagnia petrolifera semi-statale Petrobrás e sulla società di costruzioni Odebrecht, è stato decisivo nell'alimentare un sentimento di sfiducia verso la classe politica brasiliana e nell'emergere del populismo di destra incarnato da Jair Bolsonaro.

Lula è stato arrestato nel marzo 2018, dopo essere stato condannato a nove anni di prigione per aver presumibilmente ricevuto un appartamento in cambio di favori politici. È stato poi liberato e riabilitato nel novembre 2019, ma gli è stato impedito di candidarsi alle presidenziali del 2018, vinte da Jair Bolsonaro.

Flávio e l'eredità del nome Bolsonaro

Figlio maggiore di Jair, a 45 anni Flávio segue le orme del padre in politica ed è senatore, eletto per Rio de Janeiro, dal 2019. Dopo la sconfitta contro Lula alle elezioni del 2022, una folla occupò le principali sedi del potere a Brasília l'8 gennaio 2023, cercando di impedire l'insediamento di Lula. Un attacco del tutto simile a quello portato dai sostenitori di Donald Trump due anni prima al Campidoglio, quando Trump perse la rielezione contro Joe Biden.

Per quanto accaduto, Bolsonaro è stato condannato per tentato colpo di Stato a 27 anni di carcere. Stando scontando la pena e impossibilitato a ricandidarsi, il figlio ha dichiarato di essere stato designato dal padre per correre al suo posto.

Flávio Bolsonaro coltiva l'immagine creata dal padre Jair
Flávio Bolsonaro coltiva l'immagine creata dal padre Jair Bruna Prado/AP

Le somiglianze tra le azioni dell'8 gennaio e l'invasione del Campidoglio nel 2021 non sono una semplice coincidenza: l'allineamento con Donald Trump è stato una costante nella presidenza di Jair Bolsonaro, e Flávio intende rimanere in tale solco se verrà eletto presidente.

La presidenza di Jair, segnata dalla cancellazione di varie politiche di Lula e dalla pandemia (l'ex presidente è stato un forte oppositore delle misure di confinamento e dei vaccini) è stata decisamente controversa, in gran parte a causa dello stile arrembante a cui il mondo politico brasiliano non era abituato.

Flávio Bolsonaro ha iniziato a far parlare di sé quando si è candidato, nel 2016, alla carica di sindaco di Rio de Janeiro, arrivando quarto. Durante la presidenza del padre è rimasto una figura a lui vicina e, più recentemente, ha guidato la campagna per liberarlo, quando l'amministrazione Trump ha aumentato i dazi doganali al 25%, usandoli come strumento di pressione per ottenere la liberazione dell'ex presidente.

Flávio si è recato negli Stati Uniti e ha cercato di convincere Trump a non applicare i dazi, lasciando intendere che sarebbero stati ingiustificati qualora fosse stato eletto. Se Bolsonaro Jr. verrà eletto, ci si aspetta un nuovo asse Washington-Brasilia, del tutto simile al periodo tra il 2019 e il 2021.

Se Lula ha qualche scheletro nell'armadio, Flávio non è da meno ed è spesso chiamato in causa per i legami stretti mantenuti con membri delle milizie (forze parapoliziesche illegali responsabili di omicidi), in particolare con Adriano Nóbrega, ucciso in un'operazione nel 2020, figura di spicco della milizia "Escritório do Crime", indicata come responsabile dell'assassinio dell'attivista di sinistra Marielle Franco nel marzo 2018.

Video editor • Ricardo Figueira

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