Il Portogallo torna protagonista dell’innovazione nella tecnologia militare. La Marina ha organizzato la 16esima edizione di Repmus, con numerosi partecipanti e sistemi testati. La priorità è lo sviluppo di droni e di sistemi di comando e controllo, in un settore in rapida evoluzione
Un ambiente completamente controllato, con caratteristiche diverse che permettono di simulare decine di scenari di conflitto: si può descrivere così il Repmus - Robotic Experimentation and Prototyping with Maritime Unmanned Systems, importante esercitazione militare organizzata dalla Marina e dal governo del Portogallo.
Al Centro di Sperimentazione Operativa della Marina (Ceom), oltre quattromila partecipanti hanno preso parte all'esercitazione, che ha come obiettivo testare tecnologie legate allo sviluppo di sistemi senza equipaggio.
"Qui forniamo un ambiente sicuro in cui sbagliare, correggere, provare”
"Le normali esercitazioni militari si concentrano sull'addestramento rispetto a dottrine già esistenti, sull'affinamento delle procedure, sulla formazione degli operatori in quelle stesse tattiche, utilizzando i mezzi ordinari in servizio. Questa esercitazione è invece completamente diversa. Qui sperimentiamo prototipi, dottrina e tattiche sperimentali, algoritmi di intelligenza artificiale, coordinamento tra veicoli con e senza equipaggio", spiega a Euronews il comandante Caldeira de Carvalho, direttore del Ceom.
Considerata la più grande esercitazione al mondo in materia di sperimentazione robotica e di veicoli senza equipaggio, la Repmus ha svolto a settembre la sua sedicesima edizione. Qui convivono mondo militare, ricerca accademica e industria, in un ambiente favorevole all'innovazione, nel quale la tecnologia viene testata in modo controllato.
"Forniamo un ambiente sicuro in cui sbagliare, correggere, provare, ricominciare, sbagliare di nuovo. È del tutto normale nel processo di apprendimento e innovazione", sottolinea il comandante. Per un mese, migliaia di partecipanti hanno testato tecnologie e sistemi senza equipaggio destinati a operare nei diversi ambienti che caratterizzano il settore marittimo, inclusi mezzi di superficie, sub-superficie, aerei e terrestri.
In un'area più operativa del Ceom, il comandante Valter Bulha de Almeida, attuale direttore del Centro Integrato di Tattica e Analisi Navale (Citan), spiega come vengono coordinate queste esercitazioni, che spesso simulano situazioni di combattimento reali: "Si tratta di un'esercitazione sperimentale che è iniziata con fasi molto mirate su determinate aree identificate come prioritarie. Mentre nell'ultima fase, che è più tattica, nella quale c'è un 'nemico', simuliamo una guerra in un ambiente molto realistico".
Alla Repmus hanno partecipato quest'anno 26 Paesi in modo attivo e altri dieci come osservatori: un'importante sfida di cooperazione. "L'integrazione di tutti questi Stati e l'interoperabilità dei sistemi verso lo stesso obiettivo sono fondamentali. Abbiamo avuto esercitazioni molto realistiche, rispetto alle minacce che stanno emergendo oggi", ha aggiunto il comandante.
Una rapida evoluzione tecnologica attraversa il settore militare
In questa edizione si contano oltre quattromila partecipanti, che hanno messo alla prova più di 500 sistemi. In un momento in cui i droni sono diventati la nuova normalità negli scenari di conflitto, l'obiettivo è fare in modo che apparecchiature diverse possano comunicare in modo integrato, attraverso un linguaggio comune.
"Quello che vediamo qui - spiega il direttore del Ceom - è una grande sperimentazione su ciò che sono in grado di fare: il cosiddetto payload (carico, ndr) che i droni riescono a trasportare e le missioni che riescono a svolgere; e l'interoperabilità di questi sistemi senza equipaggio: come comunicano tra loro, come si trasmettono le informazioni. Abbiamo un drone prodotto in Svezia e un drone prodotto in Portogallo. I due devono essere in grado di operare insieme, comunicare fra loro e, pur essendo completamente diversi, portare a termine insieme una missione".
La sperimentazione di questi dispositivi e dei sistemi di interoperabilità che li sostengono assume un'importanza particolare in un'industria in trasformazione e in rapido sviluppo.
"Qui abbiamo, per esempio, droni che vengono stampati in sette, sei giorni. Non ha nulla a che vedere con i tempi di costruzione di una fregata, che sono due o tre anni. E l'evoluzione tecnologica è molto rapida. Il drone che oggi esce dalla linea di produzione sarà diverso da quello che sta entrando in fabbricazione. Parliamo di una questione di giorni", sottolinea Caldeira de Carvalho.
"Non è solo un laboratorio, è molto di più"
Per l'azienda tecnologica portoghese Tekever l'esercitazione rappresenta più di "un semplice laboratorio". Qui, in scenari simulati molto vicini alla realtà, è possibile vedere quando "la tecnologia funziona e quando non funziona. Stiamo parlando di una sperimentazione, di un'integrazione dell'industria nazionale in un contesto Nato. Ci permette di sviluppare un'industria europea collegata all'Alleanza atlantica, in linea con gli standard di interoperabilità per le operazioni congiunte", spiega a Euronews Pedro Petiz, direttore per il Portogallo della società.
Nel caso specifico di questa azienda, la partecipazione e i test effettuati hanno permesso di lavorare sulla sperimentazione dei sensori installati sui droni di sorveglianza sviluppati dalla stessa Tekever, dimostrando la "capacità in ambito di guerra antisommergibile. Per esempio, rilasciamo sonoboe e raccogliamo i dati che forniscono per localizzare la presenza di sottomarini, oppure testiamo nuovi sensori che permettono di ottimizzare lo svolgimento delle missioni, per reagire più facilmente alle minacce e riuscire a gestirle".
Secondo Pedro Petiz, l'evoluzione tecnologica ha aperto uno spazio in cui aziende di Paesi "di norma con meno competenze" riescono a competere, sottolineando che i droni sono diventati centrali nello spettro delle minacce, grazie a sistemi multilivello, multidominio e di aggregazione delle informazioni.
Organizzando l'evento, lo Stato portoghese e la Marina, secondo il rappresentante di Tekever, pongono le imprese "sul campo", cosa che altrimenti sarebbe difficile, dando accesso a una rete più ampia di partner. Per il comandante Marco Guimarães, direttore della Cellula per l'innovazione e la sperimentazione operativa dei sistemi senza equipaggio (Ceov) della Marina portoghese, a differenza di quanto accadeva in passato, quando quest'ultima sviluppava sistemi propri perché l'industria non lo faceva, oggi lo scenario è cambiato.
"Quando abbiamo avviato il Ceov avevamo la necessità di sviluppare alcuni prodotti e sistemi. Oggi, per fortuna, siamo in una fase in cui l'industria riesce a rispondere alla domanda", aggiunge il militare.
L'obiettivo dell'esercitazione è accumulare esperienza
Il luogo è favorevole alla collaborazione tra entità talvolta concorrenti. Qui la rivalità resta fuori, in nome di un successo condiviso. L'obiettivo è accumulare esperienza e contribuire alla difesa di qualunque Stato. Come sottolinea il capo di Stato maggiore della Marina (Cema), ammiraglio Jorge Nobre de Sousa, non si tratta di organizzare "un esercizio intellettualmente stimolante", ma di "costruire una capacità operativamente rilevante" che possa essere messa al servizio dei Paesi.
"Che si tratti di missioni semplici, come la vigilanza degli spazi marittimi, o, nel limite estremo, di qualcosa che nessuno desidera ma rispetto alla quale l'Europa vive una situazione di grande rischio, cioè dover entrare in un conflitto e usare queste tecnologie che, nella guerra in corso in Ucraina, stanno dimostrando tutta la loro importanza", osserva il militare. Secondo il quale la rilevanza del Portogallo nel campo dell'innovazione e della sperimentazione è "evidente per la dimensione che l'esercitazione ha già raggiunto".
"Non stiamo solo sviluppando il tessuto imprenditoriale e la base tecnologica dell'industria della difesa nazionale, ma, grazie alla molteplicità di Paesi presenti, lo stiamo sviluppando su scala europea. In questo senso non è irrilevante che l'Agenzia europea per la difesa sia uno dei co-organizzatori dell'esercitazione. E, nella geografia di interesse dell'Alleanza atlantica, si tratta di un'altra platea di particolare rilievo. Il Portogallo sta, passo dopo passo, facendo la sua strada", ha concluso Nobre de Sousa**.**