Gli scavi sulla collina di Hisarlik, nell'odierna Turchia, hanno rivelato la più antica agorà del sito. La scoperta prova che la città non fu abbandonata dopo la guerra di Troia, narrata da Omero, ma ripopolata 80-90 anni dopo il crollo, smentendo secoli di abbandono prima dell'arrivo degli Eoli
L’antica città di Troia, situata sulla collina di Hisarlik nel Nord-ovest della Turchia, continua a riservare sorprese agli studiosi e agli appassionati, sempre di più con l'uscita del film Odissea di Nolan.
Gli scavi archeologici condotti dal Ministero turco della Cultura e del Turismo e dall’Università Çanakkale Onsekiz Mart, iniziati nel 2014, hanno portato alla luce i resti della più antica agorà della città, risalente a circa 2.800 anni fa.
Finora gli storici ritenevano che la città fosse stata completamente abbandonata per diversi secoli dopo la sua caduta (tradizionalmente datata al 1184 a.C.), fino all'arrivo dei Greci Eoli nell’VIII secolo a.C., che la rinominarono Ilion.
Qual è la storia archeologica di Troia
La riscoperta dell'antica città, entrata nel Patrimonio mondiale Unesco nel 1998, ha origini lontane.
Fu intorno al 1870 che l’archeologo tedesco Heinrich Schliemann avviò i primi scavi basandosi sui poemi omerici, Iliade e Odissea, suddividendo la cronologia in nove fasi principali (da Troia I a Troia IX).
La zona analizzata corrisponde a uno spazio pubblico riconducibile a Troia VI (1700-1300 a.C. circa), considerata il periodo di massimo splendore prima della leggendaria Guerra.
La scoperta della nuova agorà, unitamente al ritrovamento di una strada pavimentata verso la porta meridionale e ceramiche dell'età del Ferro, smentisce la versione storica accreditata finora di un lungo periodo in cui la città fu disabitata.
Come spiegato da Reyhan Körpe, vicedirettore degli scavi, i nuovi coloni giunsero appena 80 o 90 anni dopo la caduta di Troia, riutilizzando le mura per edificare le proprie case.