Per il secondo giorno consecutivo di proteste contro i rincari del carburante, i manifestanti hanno bloccato strade e organizzato un sit-in in 6 province. Oltre 50 deputati hanno chiesto un interrogazione con il ministro dell'Energia sugli aumenti dei prezzi che è fissata per giovedì 17 settembre
Le proteste contro l'aumento dei prezzi dei carburanti si sono estese in tutta la Siria lunedì, per il secondo giorno consecutivo. In diverse province i manifestanti hanno bloccato strade e percorsi dei camion cisterna e hanno chiesto la destituzione del ministro dell'Energia Mohammed al-Bashir. Il parlamento lo ha convocato per un'audizione giovedì.
Più di 50 membri dell'Assemblea del Popolo siriana hanno firmato domenica una richiesta affinché la commissione energia interroghi al-Bashir sugli aumenti dei prezzi e sul loro impatto sulle condizioni di vita.
L'Assemblea ha confermato lunedì che l'audizione è stata fissata per giovedì a mezzogiorno, ora locale (le 11 CEST).
Quali sono gli aumenti dei carburanti che hanno portato la popolazione siriana in piazza
I prezzi dei carburanti sono aumentati tra il 25% e il 40% dopo che il comitato permanente siriano per la determinazione dei prezzi dei prodotti petroliferi ha pubblicato un nuovo listino temporaneo, entrato in vigore alla mezzanotte di domenica.
Il prezzo di un litro di benzina a 95 ottani è passato da 152 a 195 nuove lire siriane, quello a 90 ottani da 147 a 185 lire, e il gasolio da 125 a 175 lire, con un aumento del 40%. Una bombola di gas per uso domestico è salita da 1.470 a 1.600 lire.
100 lire siriane corrispondono a circa un centesimo di euro, ma il salario netto medio mensile in Siria varia molto da un settore all'altro e può essere di appena 50-60 euro, secondo le cifre pubbliche.
Il governo del presidente ad interim Ahmed al-Sharaa ha aumentato a marzo il salario minimo del 550%, nell'ambito di un più ampio piano di ripresa per il Paese mediorientale.
La guerra civile che da anni lo devasta ha colpito gran parte dell'economia e ha provocato la morte di oltre 580.000 persone, oltre allo sfollamento di altre 13,5 milioni.
Dove sono state le proteste contro il caro-carburanti in Siria
Proteste sono state segnalate a Hasakah, Deir ez-Zor, Raqqa, Aleppo, Idlib e Daraa. A Hasakah e Deir ez-Zor i manifestanti hanno bloccato le strade usate dai camion che trasportano greggio e hanno interrotto il transito sul ponte di al-Suway'iya, che collega Siria e Iraq nei pressi di al-Bukamal.
A al-Shahil i residenti hanno bloccato la strada che porta al giacimento petrolifero di al-Omar, impedendo il passaggio dei camion cisterna.
A Raqqa autotrasportatori e camionisti hanno organizzato un sit-in davanti a un centro di stoccaggio dei cereali, e la strada che porta ai silos è rimasta bloccata anche lunedì.
Nella provincia di Idlib i manifestanti hanno bloccato l'autostrada M5 vicino a Maaret al-Numan, mentre video che circolano online mostrano una manifestazione notturna nella città di Idlib con la folla che chiede la rimozione di al-Bashir.
Fonti locali hanno riferito che un giovane nella provincia di Hasakah ha tentato di darsi fuoco per protestare contro gli aumenti dei prezzi e il peggioramento delle condizioni di vita, prima che i passanti intervenissero.
Il video di un altro episodio mostra un uomo che minaccia di bruciare la propria auto. Euronews non ha potuto verificare in modo indipendente queste informazioni.
Qual è la spiegazione del governo per l'aumento dei carburanti in Siria
Al-Bashir ha dichiarato sabato che l'aumento dei prezzi era necessario per colmare il divario tra il costo di importazione dei prodotti petroliferi e i loro prezzi di vendita sul mercato interno.
Ha spiegato che la Siria produce circa 102.000 barili di petrolio al giorno, a fronte di una domanda interna di circa 325.000 barili, il che la rende fortemente dipendente dalle importazioni.
I lavori di manutenzione straordinaria alla raffineria di Baniyas, nel governatorato meridionale di Tartus, hanno ridotto ulteriormente la capacità di raffinazione interna, rendendo necessarie ulteriori importazioni di prodotti petroliferi finiti.
Il ministero ha fatto sapere che rivedrà i prezzi man mano che cambieranno le condizioni del mercato globale e quando la raffineria tornerà a pieno regime.
Negli ultimi giorni i prezzi del petrolio sono saliti oltre i 100 dollari al barile, a causa delle interruzioni attorno allo stretto di Hormuz legate alla guerra con l'Iran e agli attacchi degli Houthi contro l'Arabia Saudita.