Dalle battaglie per l'aborto e i diritti delle donne all'impegno per l'Europa e i diritti umani: il percorso politico di Emma Bonino
Emma Bonino è morta a 78 anni. La leader di +Europa, storica esponente del Partito Radicale e più volte ministra della Repubblica, si è spenta dopo il peggioramento delle condizioni di salute che nelle ultime settimane l'avevano costretta a diversi ricoveri.
Bonino era stata ricoverata nei giorni scorsi all'ospedale Santo Spirito di Roma dopo una crisi respiratoria. Arrivata in codice rosso, era stata trasferita in terapia intensiva per monitorare le sue condizioni. Dopo un primo miglioramento, il 10 settembre aveva lasciato il reparto ed era stata trasferita in una struttura privata. La situazione era però rimasta delicata.
La malattia e gli ultimi ricoveri
Nel 2015 Bonino aveva annunciato di avere un tumore al polmone sinistro. Aveva affrontato per anni le cure, continuando nel frattempo a mantenere un'intensa attività politica. Nel 2023 aveva annunciato di aver superato la malattia.
Negli anni successivi erano però arrivati nuovi problemi di salute. Nell'autunno del 2024 era stata ricoverata a Roma per problemi respiratori e, nel novembre 2025, aveva avuto un altro grave episodio che aveva richiesto il ricovero in terapia intensiva. In quell'occasione i medici avevano escluso una recidiva del tumore, individuando invece una causa di natura metabolica.
Una vita nelle battaglie radicali
Per oltre mezzo secolo Emma Bonino è stata una delle figure più riconoscibili del radicalismo italiano. Dall'aborto alla contraccezione, dalla liberalizzazione delle droghe alla lotta contro la pena di morte, ha legato il proprio nome a molte delle principali battaglie sui diritti civili.
Nata a Bra, in provincia di Cuneo, nel 1948, entra giovanissima nel Partito Radicale e nel 1976 viene eletta alla Camera dei deputati. Prima ancora di arrivare in Parlamento aveva fondato, nel 1975, il Centro di informazione sulla sterilizzazione e l'aborto (CISA), impegnandosi per rendere possibile in Italia un aborto sicuro e accessibile.
La sua militanza la porta anche a esporsi personalmente: si sottopone a un arresto per attirare l'attenzione sulle condizioni delle donne che ricorrevano all'aborto clandestino. È una delle campagne che contribuiscono a fare di Bonino una delle figure di riferimento del movimento femminista e radicale italiano.
Dall'Italia all'Europa
Nel 1979 arriva al Parlamento europeo. Da Bruxelles porta avanti soprattutto le battaglie per i diritti umani nei Paesi dell'Europa orientale e contro i regimi autoritari.
Alla fine degli anni Ottanta sostiene il movimento Solidarność in Polonia e viene arrestata ed espulsa dal Paese. Negli anni successivi viene arrestata anche a New York, durante una campagna per la distribuzione di siringhe sterili, e in Afghanistan, dove viene fermata dai talebani dopo aver fotografato alcune donne.
Nel frattempo la sua attività si allarga ai grandi dossier internazionali: i crimini di guerra nell'ex Jugoslavia e in Ruanda, la lotta contro la pena di morte e la costruzione di una giustizia penale internazionale. È tra le sostenitrici della creazione di una Corte penale internazionale, istituita nel 2002.
La stagione europea e le scelte controverse
Dal 1994 al 1999 Bonino è commissaria europea, con deleghe agli aiuti umanitari, alla pesca e alla politica dei consumatori. In quegli anni segue da vicino anche la crisi nei Balcani e denuncia le responsabilità e le conseguenze delle violenze in Bosnia.
Il suo sostegno all'intervento militare occidentale nei Balcani rappresenta una delle scelte più controverse della sua carriera e la porta a entrare in conflitto con una parte del movimento pacifista.
Negli anni Novanta e Duemila continua a occuparsi di diritti delle donne. Sostiene campagne contro le mutilazioni genitali femminili e per la tutela delle donne in Afghanistan e si impegna per il riconoscimento dei diritti delle donne africane.
Ministra e protagonista della politica italiana
Bonino torna al governo nel 2006, come ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee nel secondo governo Prodi. Nel 2013 è ministra degli Esteri nel governo guidato da Enrico Letta.
Nel corso della sua carriera viene eletta sette volte alla Camera e due al Senato. La sua esperienza parlamentare attraversa schieramenti diversi, anche se il suo percorso politico resta soprattutto legato all'area radicale, liberale ed europeista.
Nel 2017 è tra le protagoniste della nascita di +Europa, formazione politica europeista e liberale che diventa partito nel 2019. Anche negli ultimi anni continua a intervenire nel dibattito pubblico sui diritti, sull'Europa e sulla politica internazionale.
Una voce radicale lunga cinquant'anni
Con la morte di Emma Bonino scompare una delle figure che più hanno segnato la politica italiana della seconda metà del Novecento e dei primi decenni del Duemila.
Al fianco di Marco Pannella, con cui ha condiviso decenni di battaglie radicali, Bonino ha portato nelle piazze e nelle istituzioni temi che spesso, al momento in cui li sosteneva, erano ancora ai margini del dibattito politico.
Una presenza diventata nel tempo parte della storia italiana: combattiva, divisiva per alcuni, ma difficilmente ignorabile. Dalle battaglie per l'aborto alla pena di morte, dall'Afghanistan ai Balcani, fino all'impegno europeista, Emma Bonino ha costruito una carriera politica attorno a una convinzione rimasta costante: i diritti, per essere davvero tali, devono poter essere difesi anche quando farlo è scomodo.