La cancellazione arriva dopo l’ordine del presidente USA Donald Trump, la scorsa settimana, di ridurre le esercitazioni annuali Ulchi Freedom Shield, accorciando le manovre congiunte da 11 a 5 giorni
Gli Stati Uniti cancellano una delle principali esercitazioni militari con la Corea del Sud. Il motivo? La guerra con l’Iran e la conseguente difficoltà di disporre di un numero sufficiente di truppe da destinare anche al fronte asiatico. Seoul ha annunciato lunedì che Washington ha rinunciato alla Ssangyong, una grande esercitazione congiunta di sbarco anfibio prevista per settembre.
La decisione arriva in un momento particolarmente delicato per gli equilibri nella penisola coreana. La Ssangyong, che si tiene ogni due anni, coinvolge i Marines sudcoreani e statunitensi e serve ad allenare le forze alle operazioni congiunte. Le manovre prevedono normalmente navi da guerra, aerei e truppe di terra impegnate nella simulazione di sbarchi anfibi.
Il Corpo dei Marines degli Stati Uniti aveva informato già a giugno la controparte sudcoreana che la disponibilità delle proprie forze sarebbe stata limitata a causa della situazione in Medio Oriente. Seoul e Washington stanno comunque discutendo sulla possibilità di recuperare l'esercitazione, ma per ora non sono stati annunciati nuovi programmi. Il Pentagono non ha fornito immediatamente un commento.
Trump riduce anche le altre esercitazioni
La cancellazione della Ssangyong arriva pochi giorni dopo un'altra decisione di Donald Trump che ha fatto discutere a Seoul. Il presidente americano ha ordinato di ridimensionare la Ulchi Freedom Shield, la principale esercitazione militare annuale tra Stati Uniti e Corea del Sud.
Le manovre, iniziate il 17 agosto, erano inizialmente programmate per 11 giorni, ma sono state concluse dopo appena cinque. Anche una parte delle esercitazioni sul campo è stata ridotta: dei 14 addestramenti congiunti previsti, solo metà è stata portata avanti nella fase principale.
Trump ha indicato tra le ragioni dell'ordine il costo delle esercitazioni e la volontà di evitare quello che considera un messaggio inutilmente ostile nei confronti della Corea del Nord. Ma sullo sfondo c'è anche il tentativo del presidente americano di riaprire il dialogo personale con Kim Jong-un.
Il messaggio a Kim e le nuove minacce dal Nord
Trump ha infatti detto nei giorni scorsi di voler incontrare nuovamente il leader nordcoreano entro la fine dell'anno e ha sottolineato l'importanza di mantenere buoni rapporti con Pyongyang. Il presidente americano ha inoltre affermato che la Corea del Nord dispone di 57 armi nucleari “molto potenti”, una stima specifica che non aveva mai indicato pubblicamente in precedenza.
Le valutazioni sudcoreane sono però più alte: Seoul stima che l'arsenale nucleare nordcoreano possa comprendere tra 80 e 120 testate.
La riduzione delle esercitazioni non ha comunque prodotto, almeno per ora, una distensione con Pyongyang. La Corea del Nord ha lanciato 10 missili balistici a corto raggio la scorsa settimana e ha nuovamente condannato le esercitazioni militari tra Seoul e Washington, che considera da sempre una prova generale per un'invasione.
Trump e Kim si erano incontrati tre volte durante il primo mandato del presidente americano. Il tentativo diplomatico si era però arenato nel 2019, quando il vertice di Hanoi si era concluso senza un accordo sulla denuclearizzazione nordcoreana.
Ora lo scenario è ancora più complesso: mentre Washington concentra uomini e risorse sulla guerra con l'Iran, in Asia vengono ridotte alcune delle esercitazioni considerate centrali per la deterrenza nei confronti di Pyongyang. Una scelta che può essere letta come conseguenza delle esigenze militari del conflitto mediorientale, ma che inevitabilmente apre nuovi interrogativi sulla presenza e sulla strategia americana nella regione.