Donald Trump respinge le preoccupazioni sulle condizioni a bordo della USS Abraham Lincoln, in mare da oltre otto mesi. Il caso solleva dubbi su stress, salute mentale e turni dei militari Usa
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump respinge le preoccupazioni espresse dai familiari dei militari a bordo della USS Abraham Lincoln, la portaerei americana impegnata da mesi nelle operazioni militari in Medio Oriente. La nave è in mare da circa otto mesi e mezzo, con circa 5.000 tra marinai e Marines a bordo, e il protrarsi della missione ha alimentato allarmi sulle condizioni di vita, il morale e la salute mentale dell'equipaggio.
Familiari e media militari hanno riferito di forte stress, esaurimento e di episodi in cui alcuni marinai sarebbero finiti in mare, compreso un caso del 3 agosto definito dalla Marina un "episodio di salute mentale". Sono inoltre state segnalate carenze di beni essenziali, problemi idraulici e sanitari e difficoltà legate alle forniture. La Marina, tuttavia, sostiene di non aver registrato un aumento delle ideazioni suicidarie a bordo.
"Non sono preoccupati", ha risposto Trump ai giornalisti che gli chiedevano delle condizioni dei militari e delle segnalazioni sul loro stato psicologico e sulla qualità della vita a bordo.
Poco dopo, il presidente ha aggiunto una frase destinata a far discutere: "Otto mesi e mezzo in mare? Non sono neanche lontanamente abbastanza". Trump ha spiegato che la Lincoln lascerà presto la regione e sarà sostituita da un'altra portaerei, definita "molto simile".
Una missione senza precedenti recenti
Dietro le parole di Trump c'è una missione diventata eccezionalmente lunga. La USS Abraham Lincoln ha lasciato la sua base di San Diego nel novembre dello scorso anno e, dopo essere stata inizialmente destinata ad altri compiti, è stata indirizzata verso il Medio Oriente per sostenere le operazioni militari statunitensi nel conflitto con l'Iran.
La portaerei ha trascorso più di 250 giorni in missione e, secondo il senatore democratico Richard Blumenthal, ha superato i 200 giorni consecutivi senza una sosta in porto: un record per la Marina statunitense in epoca moderna.
A bordo si trovano circa 5.000 tra marinai e Marines. Una permanenza così prolungata lontano da casa significa non soltanto mesi senza rientro, ma anche lunghi periodi trascorsi in condizioni operative particolarmente impegnative, con poche possibilità di pausa e di recupero.
Le famiglie denunciano condizioni difficili e problemi di salute mentale
Le dichiarazioni di Trump arrivano dopo le segnalazioni di alcuni familiari dei militari, che hanno espresso preoccupazione per il deterioramento delle condizioni di vita sulla nave e per l'impatto psicologico di una missione tanto lunga.
Il tema è diventato anche politico. Diversi parlamentari democratici hanno chiesto chiarimenti all'amministrazione sulla situazione a bordo della Lincoln e sulla gestione delle missioni prolungate delle portaerei americane.
La questione non riguarda quindi soltanto la durata della permanenza in mare, ma il costo umano delle missioni navali sempre più lunghe, soprattutto quando le navi vengono impiegate in aree di conflitto o di forte tensione militare.
Il Pentagono: "Le condizioni sono state completamente travisate"
Anche il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha respinto le ricostruzioni sulle condizioni a bordo della portaerei. Parlando giovedì durante un viaggio in America Centrale, Hegseth ha sostenuto che la situazione della Lincoln sia stata "completamente travisata".
Il capo del Pentagono ha assicurato che la Marina fornisce alle navi, agli equipaggi e ai comandanti tutto il necessario, riconoscendo tuttavia che alcune missioni possono durare più a lungo di altre.
Hegseth ha inoltre elogiato il lavoro dei militari impegnati "in alto mare", sottolineando le difficili condizioni operative e la riduzione delle soste nei porti.
La USS George Washington pronta a sostituire la Lincoln
Il cambio di portaerei sarebbe comunque già programmato. Il gruppo della USS George Washington, reduce da una sosta in Vietnam terminata il 5 agosto, è diretto verso il Medio Oriente e dovrebbe prendere il posto della Lincoln.
Secondo un funzionario statunitense, sentito dalla stampa americana, l'avvicendamento era stato pianificato in precedenza. Non è però ancora chiaro quando la George Washington arriverà nella regione.
La sostituzione permetterà alla USS Abraham Lincoln di concludere una delle missioni più lunghe della sua storia recente. Ma il caso apre una questione più ampia per la Marina americana: quanto a lungo può essere mantenuto un equipaggio in mare prima che la durata della missione inizi a pesare sulla sua salute e sulla sua capacità operativa?
Il precedente: perché la missione della Lincoln è così importante
La USS Abraham Lincoln è una portaerei nucleare della classe Nimitz, uno dei principali strumenti della proiezione militare degli Stati Uniti. La sua presenza in Medio Oriente si inserisce nel più ampio dispositivo americano costruito attorno al conflitto con l'Iran, arrivato ormai al suo sesto mese.
La durata della missione ha però trasformato la Lincoln in un caso particolare anche all'interno della Marina Usa. Oltre otto mesi di permanenza in mare, più di 250 giorni di missione e oltre 200 giorni consecutivi senza una sosta in porto rappresentano un livello di impiego eccezionale.
È proprio questo il punto su cui si concentra il confronto tra l'amministrazione Trump e le famiglie dei militari: da una parte il governo sottolinea la necessità di mantenere operative le proprie forze in una fase di forte tensione internazionale; dall'altra emergono interrogativi sulla sostenibilità di missioni tanto prolungate per chi vive e lavora per mesi a bordo delle navi.