La sindaca di Üsküdar, Sinem Dedetaş, e cinque persone sono state fermate nell'ambito di un'inchiesta per corruzione e concussione. Nello stesso fascicolo in precedenza erano state arrestate 16 persone; a luglio 2025 Dedetaş a Euronews aveva detto: "Non abbiamo paura ma siamo preoccupati"
Nuovo capitolo della vasta offensiva giudiziaria che negli ultimi mesi sta colpendo i Comuni amministrati dal CHP, il principale partito d'opposizione in Turchia.
Nella mattinata del 29 luglio la Procura della Repubblica di Istanbul Anadolu ha disposto il fermo della sindaca del distretto di Üsküdar, Sinem Dedetaş, insieme ad altre cinque persone, nell'ambito di un'inchiesta per presunti reati di corruzione, concussione e associazione finalizzata alla commissione di reati.
L'operazione è stata condotta con perquisizioni simultanee in undici indirizzi di Istanbul. Gli investigatori hanno inoltre sequestrato numerosi dispositivi digitali sia nelle abitazioni degli indagati sia negli uffici del Comune di Üsküdar.
Chi è coinvolto nell'inchiesta
Oltre alla sindaca Dedetaş, sono stati fermati il vicesindaco Ceyhun Ünlü, il capo di gabinetto Alihan Koçoğlu, l'architetto Burçin Çevik, l'intermediario d'affari Adem Altıntaş e l'imprenditore edile Bülent Orhan Tozkoparan.
Parallelamente, la Procura ha reso noto che sono in corso ulteriori accertamenti nei confronti di altri dirigenti comunali, consiglieri della sindaca e dipendenti della municipalità.
Le accuse della Procura
Secondo gli inquirenti, l'indagine è nata dalle segnalazioni di presunte irregolarità nel rilascio dei permessi di costruzione e dei certificati di abitabilità, oltre che dalle testimonianze di cittadini che si ritengono danneggiati e dalle dichiarazioni di alcuni indagati che hanno deciso di collaborare con la giustizia.
Al centro dell'inchiesta vi è Kent A.Ş., una società partecipata del Comune che, secondo la Procura, avrebbe operato senza avere competenze dirette nel rilascio delle autorizzazioni edilizie.
Gli investigatori sostengono che alcuni dipendenti della società abbiano creato una rete di comunicazione tramite un'applicazione di messaggistica criptata, utilizzata per coordinare le pratiche urbanistiche e indirizzare i funzionari comunali attraverso tabelle contenenti dati catastali e informazioni sui terreni interessati.
Contratti milionari e presunte tangenti
Secondo la ricostruzione della Procura, Kent A.Ş. avrebbe stipulato con imprese edili numerosi contratti formalmente presentati come servizi di consulenza, per un valore complessivo di 1 miliardo e 78 milioni di lire turche.
Sulla base delle analisi finanziarie effettuate dall'Unità turca per i reati economici (MASAK), sarebbero già stati incassati oltre 361 milioni di lire turche nell'ambito di tali accordi.
Gli inquirenti ritengono che gli imprenditori fossero costretti a firmare questi contratti per ottenere i permessi di costruzione e che, in alcuni casi, siano state pagate tangenti in cambio del rilascio di certificati di abitabilità non conformi alla normativa. Parte del denaro, secondo l'accusa, sarebbe stata consegnata in più occasioni a un consigliere della sindaca.
La Procura afferma che tali accuse sarebbero supportate da intercettazioni telefoniche, dichiarazioni dei sospettati, attività di pedinamento e accertamenti finanziari.
Un'indagine già costata 16 arresti
L'inchiesta non è nuova. Una prima operazione era stata condotta il 7 aprile tra Istanbul e Yalova, portando all'arresto di nove persone, tra cui il vicesindaco Filiz Deveci e il direttore generale di Kent A.Ş.
Successivamente, una seconda operazione a maggio aveva portato ad altri sette arresti. Prima del fermo della sindaca Dedetaş, gli arrestati nell'ambito della stessa indagine erano quindi già saliti a sedici.
Le dichiarazioni della sindaca
La vicenda assume particolare rilievo anche perché Sinem Dedetaş aveva dichiarato pubblicamente, già nel luglio 2025, di temere un possibile provvedimento nei suoi confronti.
In un'intervista aveva denunciato il clima di pressione nei confronti dei sindaci appartenenti al CHP, sostenendo che le inchieste fossero parte di una serie di operazioni a sfondo politico contro i Comuni amministrati dall'opposizione.
Pur affermando di non avere timore del proprio operato, aveva riconosciuto che tra amministratori e funzionari comunali fosse diffusa la preoccupazione per possibili fermi e arresti. "Non abbiamo nulla sulla coscienza", aveva dichiarato, ribadendo di avere fiducia nei controlli già effettuati sull'amministrazione.
La stretta sui Comuni dell'opposizione
Il caso di Üsküdar si inserisce in una più ampia campagna giudiziaria che, dall'autunno del 2024, interessa numerosi Comuni governati dal CHP, il principale partito di opposizione al presidente turco Recep Tayyip Erdoğan.
Le indagini, concentrate soprattutto nell'area di Istanbul ma estese anche ad altre città del Paese, riguardano prevalentemente accuse di corruzione, turbativa d'asta, concussione e irregolarità negli appalti pubblici.
Tra i casi più rilevanti figura quello dell'ex sindaco metropolitano di Istanbul Ekrem İmamoğlu, arrestato insieme ad altri amministratori locali nell'ambito di analoghe inchieste. Secondo i dati diffusi dalle autorità, dall'inizio di questa stagione giudiziaria sono stati coinvolti decine di amministratori locali e sono stati arrestati complessivamente 22 sindaci del CHP, alimentando il duro scontro politico tra il Governo e la principale forza di opposizione.