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Cosa ha detto Giorgia Meloni durante la conferenza stampa di chiusura del vertice Nato di Ankara

Meloni parla in conferenza stampa in Turchia in chiusura del vertice annuale della NATO (8 luglio 2026)
Meloni parla in conferenza stampa in Turchia in chiusura del vertice annuale della NATO (8 luglio 2026) Diritti d'autore  (AP Photo/Francisco Seco)
Diritti d'autore (AP Photo/Francisco Seco)
Di Cecilia Attanasio Ghezzi & Agenzie
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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La premier a chiusura del vertice di Ankara: rispettiamo gli impegni della Nato, ma decidiamo noi tempi, modi e priorità. E le spese devono rimanere in Italia. Trump? Non mi pento di nulla

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha definito il vertice Nato del 7 e 8 luglio ad Ankara "breve ma intenso" con la Nato che resta "unita e determinata a rafforzarsi". "Credo che in fondo sia questo il messaggio più importante del vertice di Ankara", ha detto la premier al termine dei lavori.

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"La Nato è un'alleanza unita, consapevole delle sfide che ha di fronte, determinata a rafforzarsi. L'Italia condivide pienamente questi obiettivi, questo approccio, ha portato al vertice un'idea molto concreta di sicurezza, cioè una sicurezza che non riguarda solo gli equilibri geopolitici ma che tocca la vita quotidiana dei cittadini", ha dichiarato Meloni ai media in Turchia.

Ma "se pensiamo di poter difendere l'Alleanza guardando solamente a uno dei suoi confini, non capiamo il senso delle minacce di questo tempo". E ha sottolineato come le nuove sfide alla sicurezza non siano solo di natura militare.

"Le minacce di questo tempo sono prevalentemente ibride e ti attaccano da ovunque", aggiunge Meloni, che ha incontrato anche il presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky, citando tra i rischi migrazioni, attacchi alle infrastrutture strategiche e vulnerabilità delle catene di approvvigionamento.

La leader italiana ha anche richiamto l'attenzione sulla dipendenza strategica dalle forniture estere. "Se domani un componente fondamentale per produrre un sistema di difesa non arriva più perché è controllato da chi non vuole collaborare, è un problema", afferma, sottolineando la necessità di rafforzare la resilienza delle filiere europee.

Cosa ha detto la presidente del consiglio Meloni sulle spese per la difesa

"Vogliamo rispettare gli impegni, lo stiamo facendo già, ma in modo sostenibile stabilendo tempi, modi, priorità in base al contesto e alle nostre possibilità. Siamo convinti che sia necessario farlo in un tempo come questo. È tempo che l'Ue garantisca la propria sicurezza da sola non per far un favore a qualcuno ma per non dipendere da nessuno", ha proseguito Meloni.

Ma ha precisato: "Se investiamo in difesa quei soldi devono restare in Italia, nelle nostre fabbriche, nella nostra ricerca, nei nostri territori, quindi più sicurezza ma anche più lavoro qualificato, più ricerca e non assegni all'estero".

L'argomento è di certo sensibile, infatti, di fronte ad alcune domande la premier risponde con sarcasmo: "Quanto sarei disposta a spendere senza vincoli di spesa? Se mio nonno avesse le ruote...". Meloni ribadisce che la spesa per la difesa è essenziale, ma trova "ri-di-co-le" le accuse delle opposizioni sulla "chiusura degli ospedali per comprare le armi".

Meloni ribadice che il contributo dell'Italia alla Nato è al 2,8% del PIL

La premier ha spiegato che l'Italia si è presentata al vertice "con il 2,8% del Pil investito in difesa e sicurezza". L'aumento è dovuto in parte a un ricalcolo delle spese in sicurezza all'interno della difesa, come consentito dall'Alleanza.

Il contributo dell'Italia alla Nato ha comunque tenuto a sottolineare, va oltre "il pur importante esercizio contabile" e fa del Paese "un fornitore di sicurezza e un alleato credibile". E ancora la premier ha ricordato i quasi tremila militari italiani impegnati nei principali teatri dell'Alleanza.

"Noi siamo la nazione della Nato che offre il maggior numero di uomini e di donne nelle missioni in cui la Nato è impegnata", ha affermato.

Meloni ha inoltre ribadito l'attenzione dell'Italia al fianco sud, definendo il Mediterraneo allargato una "frontiera strategica" per la sicurezza collettiva, e ha confermato la disponibilità italiana a fare la propria parte anche sulla crisi nello Stretto di Hormuz, "nel quadro già indicato dal governo e con gli eventuali passaggi parlamentari necessari, al netto delle ultime pessime notizie sulla crisi in Iran".

E alla domanda su un'ipotetica richiesta oggi delle basi su territorio italiano per voli Usa impegnati nel teatro di guerra iraniano ha ribadito: "Abbiamo detto che non avremmo partecipato all'attacco all'Iran, non stiamo partecipando e non parteciperemo".

Cos'ha detto Meloni sull'Ucraina e su Trump

Quanto all'Ucraina - nei confronti della quale la premier ribadisce il pieno appoggio dell'Italia - Meloni ha spiegato che al vertice con i Volenterosi "andrà - credo - il ministro degli Esteri Tajani: non per disimpegno, ma perché arrivo da diversi vertici internazionali e ho l'obbligo di occuparmi di diversi dossier anche in Italia". Per quanto riguarda gli aiuti militari "l'Italia proseguirà, credo che il ministro Crosetto stia facendo una valutazione in questo senso".

Sulle recenti polemiche con il presidente Usa Donald Trump, invece la premier ha gelato i cronisti: "Avevo detto che non sarei tornata sull'argomento e non torno sull'argomento". Ma sottolinea: "Non mi pento di nulla di quello che ho fatto".

E ha aggiunto: "L'investimento politico l'ho fatto per convinzione sull'unità dell'Occidente. Non è strategia che ho messo in campo con l'arrivo di Trump, ma che ho con tutti i miei interlocutori. Con Trump ci sono affinità, dall'immigrazione alla cultura woke. Le cose stanno andando come abbiamo visto ma non cambio idea".

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