L'indagato è accusato di aver contribuito al furto di dati da oltre 150 università statunitensi nell’ambito di una campagna di hackeraggio iniziata nel 2013
La polizia del Montenegro ha arrestato un cittadino irano-turco ricercato dagli Stati Uniti per presunti attacchi informatici che, secondo le autorità, avrebbero causato danni per oltre 3,4 miliardi di dollari (2,98 miliardi di euro).
La polizia ha riferito che il sospetto, 39 anni, identificato solo con le iniziali A.B., è stato fermato giovedì nella località costiera di Kotor, nel corso di un’operazione condotta insieme al Federal Bureau of Investigation (FBI) statunitense.
Secondo una nota della polizia, l’uomo è ricercato da un tribunale di New York con l’accusa, tra l’altro, di frode informatica, pirateria informatica, furto d’identità e associazione a delinquere.
Le autorità montenegrine sostengono che a partire dal 2013 il sospetto abbia sferrato "attacchi informatici su larga scala" contro infrastrutture statunitensi, tra cui oltre 150 università.
I dati rubati e gli account universitari compromessi sarebbero stati utilizzati a beneficio del Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica dell’Iran e di altri destinatari iraniani, comprese alcune università.
Il sospetto dovrà comparire davanti a un tribunale della capitale montenegrina, Podgorica, che deciderà sulla richiesta di estradizione presentata dagli Stati Uniti.
Nel 2018 il Dipartimento di Giustizia statunitense ha emesso un atto d’accusa che contestava a nove cittadini iraniani l’intrusione nei sistemi informatici di numerose università e di altre organizzazioni, con l’obiettivo di rubare ricerche accademiche e dati.
Le autorità statunitensi non hanno chiarito se l’ultimo arresto sia collegato a quel caso.