L'avvocato di estrema destra batte Iván Cepeda con meno di un punto di scarto in una giornata tranquilla, in cui il petrismo ha già contestato oltre 30.000 seggi
La Colombia cambia rotta politica e consegna la Casa de Nariño ad Abelardo de la Espriella. L’avvocato e imprenditore 47enne, senza alcuna esperienza politica istituzionale alle spalle, ha vinto le elezioni presidenziali battendo il candidato della sinistra Iván Cepeda con un margine ridottissimo: circa 200mila voti.
Il prossimo 6 agosto De la Espriella succederà ufficialmente a Gustavo Petro, chiudendo così il primo ciclo di governo della sinistra nella storia recente del Paese.
La sfida elettorale è stata estremamente serrata. Secondo il conteggio preliminare, il nuovo presidente eletto ha ottenuto il 49,77% delle preferenze contro il 48,59% di Cepeda. Entrambi i candidati hanno riconosciuto i risultati provvisori, pur sottolineando la necessità di attendere lo scrutinio ufficiale per la proclamazione definitiva.
Nonostante la sconfitta, il fronte progressista non intende arrendersi. La campagna di Iván Cepeda ha annunciato il ricorso contro circa 33mila seggi durante il conteggio ufficiale. Alla richiesta si è unito anche Gustavo Petro, che nelle ultime ore ha alimentato dubbi sul sistema di scrutinio chiedendo un riconteggio generale.
“Vanno impugnati quelli negli Stati Uniti e vanno impugnati quelli che risultino interessati dal cambio di indirizzo IP dei server al servizio del sistema di preconteggio e scrutinio”, ha dichiarato il presidente uscente.
Salvo clamorosi ribaltoni, però, il risultato appare ormai indirizzato. I sondaggi delle ultime settimane avevano già indicato De la Espriella come favorito, soprattutto dopo il successo ottenuto al primo turno di maggio. Decisivo anche il sostegno ricevuto dalla destra tradizionale, che ha convogliato sul suo nome i voti dell’ex presidente Álvaro Uribe e della candidata conservatrice Paloma Valencia.
Conosciuto come “il Tigre”, De la Espriella ha costruito la propria campagna su una linea durissima contro narcotraffico e criminalità organizzata, promettendo un rafforzamento delle forze di sicurezza e una riduzione del peso dello Stato nell’economia. Una retorica nazionalista e anti-élite che molti osservatori hanno paragonato a quella del presidente argentino Javier Milei.
L’imprenditore, che possiede anche la cittadinanza statunitense e italiana oltre a quella colombiana, ha già ricevuto il sostegno dell’amministrazione americana. Donald Trump ha celebrato la vittoria con un post su Truth Social accompagnato da una sola parola: “Ganó”. Anche il segretario di Stato Marco Rubio ha espresso la volontà di collaborare con il nuovo governo colombiano sui temi della sicurezza regionale, dell’immigrazione e dei rapporti economici tra i due Paesi.
Resta ora da completare lo scrutinio ufficiale e verificare i seggi contestati. Ma il segnale politico appare chiaro: la Colombia svolta a destra e archivia l’esperienza di Gustavo Petro dopo un confronto elettorale deciso da meno di due punti percentuali.