In seguito all'abbattimento di un elicottero Apache da parte di un drone iraniano, Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che Washington deve "necessariamente rispondere a questo attacco". Martedì mattina Trump aveva dimostrato ottimismo sulla possibilità di raggiungere un'intesa con Teheran
L'Iran ha abbattuto un elicottero Apache degli Stati Uniti intento a sorvolare lo Stretto di Hormuz per pattugliare l'area. A bordo c'erano dure piloti, entrambi illesi, tratti in salvo da un drone statunitense senza equipaggio. Qualche ora prima era arrivata la notizia di un elicottero precipitato a Hormuz, i media iraniani avevano confermato senza però fornire dettagli.
"Sono stato appena informato dalle nostre grandi forze armate che la notte scorsa gli iraniani hanno abbattuto uno dei nostri sofisticatissimi elicotteri Apache mentre pattugliava lo Stretto di Hormuz", ha dichiarato il presidente degli Usa Donald Trump su Truth, aggiungendo che Washington deve "necessariamente rispondere a questo attacco".
Negoziati tra Stati Uniti e Iran nuovamente a rischio dopo l'abattimento dell'Apache Usa
Gli elicotteri Apache sono stati una risorsa fondamentale per le forze armate statunitensi nell'applicazione del blocco del trasporto di greggio iraniano, così come nel tentativo di esercitare pressioni su Teheran perché accetti un accordo. Gli stessi elicotteri sono stati utilizzati anche dagli Emirati Arabi Uniti per abbattere i droni di Teheran.
Martedì mattina Trump aveva mostrato nuovamente ottimismo in merito ai negoziati con l'Iran, sottolineando "buone possibilità" di firmare un accordo "tra due o tre giorni". Il capo di Stato di Washington aveva spiegato infatti che, a suo avviso, si era ormai "molto vicini a un accordo molto, molto buono, solido, forte". L'incidente potrebbe ora mettere a rischio i colloqui con Teheran.
Il Medio Orienteè in questi giorni ancora scosso dalla ripresa degli attacchi reciproci tra Iran e Israele, nonostante la fragile tregua che in linea teorica è in atto. "Se andiamo a bombardare, cosa che potremmo fare molto facilmente se lo volessimo, e lo facessimo per altre due o tre settimane, non resterebbe loro assolutamente niente. Ma lo stretto di Hormuz resterebbe chiuso per mesi", aveva dichiarato il presidente statunitense.
Uranio, sanzioni, beni congelati: i nodi da sciogliere nei negoziati Usa-Iran
Inoltre, "morirebbero molte persone. Chi vuole farlo? Io no», ha affermato ai giornalisti all'aeroporto internazionale John F. Kennedy di New York, dopo aver assistito alle finali della Nba lunedì sera.
Trump non ha fornito però dettagli sulle ragioni del rinnovato ottimismo. I mediatori, guidati soprattutto dal Pakistan, da settimane cercano di portare a termine un accordo. Ma sia l'Iran sia gli Stati Uniti mantengono posizioni intransigenti. Washington vuole che Teheran rinunci alle sue scorte di uranio altamente arricchito, che si ritiene siano ancora nascoste nel Paese nonostante gli attacchi aerei americani durante i dodici giorni di conflitto del 2025.
Teheran rifiuta tale ipotesi e chiede un alleggerimento delle sanzioni. Vuole anche lo sblocco dei beni congelati ancora prima della firma di un accordo definitivo, una richiesta respinta da Trump.
Da quando Stati Uniti e Israele hanno iniziato a colpire l'Iran il 28 febbraio, la guerra ha sconvolto l'economia mondiale, fatto impennare i prezzi dell'energia in tutto il mondo e reso più costosi molti beni di prima necessità, compreso il cibo. Ma finora i responsabili politici non sono riusciti a trasformare la tregua di aprile in un accordo per porre fine in modo definitivo al conflitto, soprattutto mentre Israele intensifica e allarga la sua campagna militare in Libano contro la milizia filo-iraniana Hezbollah.
La guerra con Hezbollah continua a complicare il raggiungimento di un accordo tra Usa e Iran
In precedenza, lunedì sera, Israele e Iran sembravano essersi astenuti da ulteriori attacchi. Entrambi i Paesi hanno però avvertito di essere pronti a lanciare raid di rappresaglia in caso di provocazioni. La ripresa delle ostilità ha fatto temere che il Medio Oriente possa precipitare di nuovo in una guerra su larga scala. I nuovi bombardamenti hanno spinto Trump a intervenire per chiederne l'immediata cessazione.
Poco dopo, il comando congiunto delle forze armate iraniane ha diffuso un comunicato annunciando la sospensione degli attacchi offensivi. Nel testo si avverte che eventuali nuove "aggressioni e atti ostili" da parte di Israele e dei suoi sostenitori, anche nel sud del Libano, saranno affrontati con "misure molto più severe e schiaccianti rispetto al passato".
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, in una dichiarazione video, ha lasciato intendere che l'attuale ondata di combattimenti fosse conclusa. Ha però avvertito che, se l'Iran "commetterà l'errore di tornare ad attaccarci, risponderemo con la forza". Il capo del governo di Tel Aviv ha aggiunto che Israele continua a operare in Libano contro Hezbollah e che Israele "ha pieno diritto alla legittima difesa e lo eserciterà in tutta la misura necessaria".
Nel frattempo, martedì, l'esercito israeliano ha emesso un ordine di evacuazione per la città portuale meridionale libanese di Tiro, incluso il quartiere cristiano, finora risparmiato dai devastanti attacchi aerei sulla città.
Israele ha emesso un ordine di evacuazione della città di Tiro
La settimana scorsa Israele aveva avvertito i residenti sul fatto che Tel Aviv sia convinta che tra loro si nascondessero membri di Hezbollah. Molti civili si erano rifugiati in quelle zone mentre, nelle ultime due settimane, i raid israeliani colpivano duramente la fascia costiera mediterranea.
Dopo l'avvertimento della scorsa settimana, l'esercito libanese è stato dispiegato nel quartiere cristiano di Tire nel tentativo di prevenire attacchi israeliani e di dimostrare che Hezbollah non ha una presenza armata nell'area. Ma Avichay Adraee, portavoce in arabo dell'esercito israeliano, ha scritto lunedì su X che i militari israeliani "dovranno intervenire presto contro le loro attività terroristiche nel quartiere".