Il torneo comincia l’11 giugno, si gioca in tre Paesi e con partite a orari improbabili. Avviso: le chat WhatsApp di famiglia e del liceo si stanno già scaldando
Ci sono due tipi di persone al mondo: quelle che aspettano un Mondiale con la stessa emozione con cui un bambino aspetta il Natale, e quelle che negli ultimi quattro anni hanno vissuto in pace e stanno per perderla. Questo articolo è dedicato a entrambe. Perché sopravvivere ai Mondiali del 2026 non è solo una questione di calcio.
È una prova di resistenza fisica, emotiva e tecnologica che inizia l'11 giugno e non finisce finché qualcuno non alza la coppa o finché non decidete di bloccare vostro cognato.
1. Fase a gironi: l'ottimismo è una droga
I primi giorni sono i migliori. Tutte le squadre sono ancora in vita, tutti i sogni intatti. La Spagna vincerà il Mondiale. Anche l'Argentina. E il Brasile. E la Francia. È l'unico momento del torneo in cui un 1-0 si festeggia come se fosse una goleada storica e in cui il commissario tecnico (CT) è considerato un genio indiscusso. Godetevelo. Dura più o meno 72 ore.
Poi arriva il primo passo falso e cambia tutto. Il CT passa da genio a incapace nel tempo che impiega un pallone a infilarsi all'incrocio dalla parte sbagliata. I social si riempiono di formazioni alternative proposte da persone che la settimana scorsa non conoscevano il nome del secondo portiere. E in qualche gruppo WhatsApp qualcuno manda un audio.
2. L'audio
Non lo ascolti. Non lo ascolti mai, ti risparmi il dolore. Gli audio di WhatsApp durante un Mondiale sono buchi neri di tempo e di lucidità che possono durare tra 40 secondi e quattro minuti e mezzo, e in cui immancabilmente qualcuno analizza con una sicurezza disarmante perché il terzino destro "non è all'altezza" e perché "con Tizio questo non succederebbe".
Il problema non è il messaggio vocale in sé. Il problema è che poi risponderete, e il vostro audio ne genererà altri tre. E alle due di notte sarete ancora lì, con le cuffie nelle orecchie, ad ascoltare vostro cugino parlare del pressing al 74° minuto o dell'impostazione dal basso della difesa. Inoltre, a un certo punto della conversazione qualcuno vi dirà: "Ve l'avevo detto prima del torneo", anche se non esiste una sola prova che l'abbia davvero fatto.
3. Gli orari e la fisica quantistica
I Mondiali si giocano in tre Paesi, con fino a nove ore di differenza rispetto alla Spagna. Questo significa che ci saranno partite alle 17.00, altre alle 2.00 e alcune alle 6.00, tutto nello stesso giorno, a volte in contemporanea. Gli organizzatori lo chiamano "formato ampliato". Chi il giorno dopo chi deve andare al lavoro lo chiama in un altro modo. Anche se chi si sveglia all'alba riuscirà a vederne qualcuna.
L'essere umano non è fatto per guardare calcio alle 2.00 di notte di martedì. Eppure lo farà. Lo farà perché "è solo la fase a gironi", perché "se non lo vedo in diretta non è la stessa cosa" e perché, da qualche parte nel cervello, sopravvive la convinzione irrazionale che la sua presenza davanti allo schermo influisca sul risultato. Quella convinzione è falsa. Ma è la sua, e nessuno gliela toglierà.
4. Il problema dello streaming
A questo punto avete ormai capito su quale piattaforma viene trasmessa ogni partita. Avete scaricato l'app, inserito la password tre volte, verificato la vostra identità con un codice che per errore è arrivato sul telefono di vostra madre e constatato che la qualità dell'immagine è accettabile. Almeno finché qualcuno in casa non apre YouTube: in quel preciso momento la diretta si blocca esattamente mentre l'attaccante si presenta davanti al portiere.
Quell'attaccante segnerà. Lo capirete dal boato proveniente dal bar sotto casa. Cinque secondi dopo, l'applicazione riprenderà a funzionare per mostrarvi diversi replay al rallentatore e da varie angolazioni di qualcosa che, dal punto di vista emotivo, è ormai irreversibile. Non si esulta allo stesso modo in diretta e in differita.
5. Gli ultimi dieci minuti di qualsiasi partita importante
È qui che tutto va in pezzi. Gli ultimi dieci minuti di una partita a eliminazione diretta ai Mondiali sono incompatibili con una pressione sanguigna normale, con la vita di coppia e con qualsiasi oggetto fragile si trovi nei pressi del divano. Chi dice che il calcio "non lo coinvolge" non ha mai visto un rigore al 93° minuto sul punteggio di parità. O mente, o è un robot. O entrambe le cose.
Per questa fase non esistono consigli utili. Bisogna solo respirare, accettare di non avere alcun controllo sulla situazione e sperare che il portiere scelga il lato giusto. Spoiler: a volte lo sceglie. E sono proprio quei momenti che, quattro anni dopo, vi riportano davanti a uno schermo alle due di notte di un martedì.
I Mondiali iniziano l'11 giugno. Caricate il telefono, abbassate le aspettative, infornate una pizza e fate pace con vostro cognato prima che sia troppo tardi.