Se i sondaggi saranno confermati, Iván Cepeda, successore del presidente Petro, può vincere al primo turno ma rischia di perdere il ballottaggio se i voti conservatori convergono sul candidato di ultradestra Abelardo de la Espriella
A quattro giorni dal primo turno delle elezioni presidenziali colombiane, il quadro politico resta estremamente aperto. I principali istituti demoscopici del Paese - tra cui CNC, Atlas Intel e Guarumo & Ecoanalítica - convergono nel collocare in testa Iván Cepeda, senatore della sinistra e candidato del Pacto Histórico chiamato a raccogliere l’eredità politica del presidente Gustavo Petro.
Il vantaggio di Cepeda sull’avvocato ultraconservatore Abelardo de la Espriella varia sensibilmente a seconda delle rilevazioni. Alcuni sondaggi, come quelli pubblicati da “Cambio” e “Semana”, mostrano un testa a testa quasi perfetto; altri, come “Caracol” ed “El Tiempo”, attribuiscono invece al candidato progressista un margine vicino ai dieci punti percentuali.
Ma il vero nodo potrebbe arrivare dopo il primo turno. Gli osservatori ritengono infatti che una parte consistente dell’elettorato conservatore possa convergere su De la Espriella in vista del ballottaggio. A pesare sarebbero soprattutto i voti di Paloma Valencia, esponente del Centro Democrático vicino all’ex presidente Álvaro Uribe, e quelli del centrista Sergio Fajardo.
Uno scenario che ricorda da vicino quanto accaduto recentemente in Cile. Anche lì, dopo un primo turno favorevole alla sinistra, le diverse anime conservatrici finirono per compattarsi attorno alla candidatura dell’ultradestra, consegnando la vittoria finale a José Antonio Kast e chiudendo l’esperienza progressista inaugurata da Gabriel Boric.
La Colombia vive oggi una fase politica simile. L’esperienza di governo di Gustavo Petro, primo presidente di sinistra nella storia recente del Paese, è stata segnata da forti tensioni sociali, polemiche sulla sicurezza e continui scontri istituzionali. A complicare ulteriormente il clima elettorale è stato anche l’omicidio del senatore Miguel Uribe Turbay, episodio che la destra collega direttamente alla retorica politica del presidente uscente.
Parallelamente, continua a pesare il lungo confronto giudiziario tra Iván Cepeda e Álvaro Uribe, figura centrale della destra colombiana. Nel 2012 l’ex presidente aveva accusato Cepeda di manipolazione di testimoni, ma la magistratura ha successivamente aperto un’indagine proprio contro Uribe, ipotizzando pressioni illegali su diversi testimoni legati ai rapporti tra paramilitari e politica. Sebbene Uribe sia stato assolto in primo grado, il caso continua ad avere un forte impatto simbolico nella campagna elettorale.
Iván Cepeda, il candidato della memoria e dei diritti umani
Nato a Bogotá nel 1962, Iván Cepeda porta nella propria storia personale il peso della violenza politica colombiana. Suo padre, Manuel Cepeda Vargas, storico dirigente comunista dell’Unión Patriótica, venne assassinato nel 1994 da gruppi paramilitari con la complicità di apparati statali.
L’esperienza dell’esilio ha segnato profondamente anche la sua infanzia: la famiglia visse tra Praga e Cuba durante gli anni Sessanta e Settanta. Formatosi come filosofo, Cepeda ha costruito la propria carriera politica attorno alla difesa dei diritti umani e delle vittime del conflitto interno colombiano.
Nel 2003 ha fondato il Movimiento Nacional de Víctimas de Crímenes de Estado (Movice), diventando uno dei principali volti della battaglia contro l’impunità dei crimini politici nel Paese. La sua candidatura insiste sulla necessità di consolidare la riforma agraria avviata da Petro, rafforzare la giustizia ambientale, aumentare la progressività fiscale e negoziare con i gruppi armati attraverso una strategia meno militarizzata..
Abelardo de la Espriella e l’ascesa dell’ultradestra populista
Sul fronte opposto emerge Abelardo de la Espriella, avvocato penalista nato a Bogotá nel 1978 e cresciuto a Montería, nei Caraibi colombiani. Ammiratore dichiarato di Donald Trump e Nayib Bukele, rappresenta una nuova destra populista latinoamericana che punta tutto su sicurezza, nazionalismo economico e leadership personalistica.
La sua campagna segue uno schema ormai consolidato: presentarsi come outsider anti-establishment, promettere risultati immediati e utilizzare una comunicazione aggressiva contro avversari politici e media tradizionali.
De la Espriella propone una linea durissima contro narcotraffico e guerriglie, con bombardamenti contro le coltivazioni illegali, nuove megacarceri sul modello salvadoregno e la fine del piano di “paz total” promosso da Petro. Sul piano economico promette crescita al 7%, liberalizzazione del fracking e introduzione della blockchain nella gestione pubblica.
Le organizzazioni per i diritti umani guardano però con forte preoccupazione alle sue proposte, soprattutto per i richiami espliciti alle politiche di Bukele in El Salvador, spesso criticate per arresti arbitrari e restrizioni alle libertà civili.
Paloma Valencia, il ritorno del conservatorismo tradizionale
Terza nei sondaggi ma ancora decisiva, Paloma Valencia rappresenta invece il volto storico del conservatorismo colombiano. Nipote dell’ex presidente Guillermo León Valencia e vicina all’universo politico di Álvaro Uribe, la senatrice del Centro Democrático cerca di recuperare il consenso perduto della destra tradizionale.
Nella campagna elettorale ha attaccato duramente De la Espriella, accusandolo di utilizzare disinformazione e video manipolati con l’intelligenza artificiale. Ma al tempo stesso condivide con lui diversi punti programmatici: aumento della spesa militare, sostegno al fracking, rafforzamento della sicurezza rurale e rilancio dell’economia attraverso una maggiore apertura agli investimenti.
Il suo eventuale appoggio al ballottaggio potrebbe risultare decisivo. Ed è proprio qui che si giocherà la vera partita delle presidenziali colombiane: non tanto sul risultato del primo turno, quanto sulla capacità delle destre di unirsi contro la sinistra di Cepeda.
La Colombia si prepara così a una delle elezioni più polarizzate della sua storia recente, sospesa tra continuità progressista e svolta radicale a destra, in un contesto segnato da violenza politica, crisi sociale e crescente sfiducia nelle istituzioni.