Una nave battente bandiera statunitense ha lasciato il Golfo Persico con la scorta del Project Freedom voluto da Trump. L'Iran denuncia spari su sei imbarcazioni con vittime civili durante l'operazione Usa. Si lavora alla diplomazia in Pakistan ma i messaggi di Washington e Teheran sono contrastanti
Lo scontro militare tra Stati Uniti e Iran si sta circoscrivendo in queste ore allo Stretto di Hormuz, dove il blocco delle navi commerciali di Paesi "non amici" da parte della marina di Teheran e il controblocco di quella Usa è sfociato martedì in scambi armati che sono costati danni e alcune vittime, secondo media iraniani.
Il salto di qualità nel confronto navale è arrivato con il Project Freedom lanciato dal presidente Donald Trump, vale a dire una scorta militare per petroliere e cargo internazionali per forzare il ritorno alla piena navigazione per il Golfo Persico.
In una di queste operazioni, a cui pensa di aggiungersi anche la Corea del Sud secondo media di Seoul, la marina degli Stati Uniti ha colpito martedì sei barche iraniane "che cercavano di interferire con la navigazione commerciale" uccidendo cinque civili, ha riportato l'agenzia statale Tasnim.
Nave passa Hormuz sotto scorta Usa
l colosso danese del trasporto merci Maersk ha annunciato che la Alliance Fairfax, battente bandiera americana e rimasta bloccata nel Golfo dallo scoppio della guerra oltre due mesi fa, "ha lasciato il Golfo scortata da mezzi militari Usa" e il "transito si è concluso senza incidenti".
Non è chiaro se la scorta Usa consentirà di ripristinare una parziale navigazione sicura nello Stretto né se le centinaia di navi all'ancora dal 28 febbraio riusciranno a partire come accaduto alla nave della Maersk.
"Project Freedom è un progetto morto", ha dichiarato su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, "non esiste una soluzione militare a una crisi politica".
Pakistan ancora al lavoro per colloqui tra Usa e Iran
Il ministro iraniano ha aggiunto che "i colloqui stanno facendo progressi grazie al cortese sforzo del Pakistan", ammonendo gli Stati Uniti a "guardarsi dall'essere trascinati di nuovo in un pantano da parte di malintenzionati", con evidente riferimento a Israele, "e lo stesso dovrebbero fare gli Emirati Arabi Uniti", che mercoledì hanno subito attacchi di cui Araghchi ha smentito ogni intenzione deliberata da parte dell'Iran.
A questo proposito Emmanuel Macron ha parlato di bombardamenti "ingiustificati e inaccettabili" contro le infrastrutture civili degli Emirati Arabi Uniti. "Una soluzione duratura al conflitto in corso passerà solo per una riapertura dello Stretto di Hormuz alla libera circolazione e per un accordo robusto che permetta di apportare le garanzie di sicurezza necessarie ai Paesi della regione", ha scritto il presidente francese su X.
"Teheran deve tornare al tavolo dei negoziati", gli ha fatto eco il cancelliere tedesco Friedrich Merz, "e smettere di tenere in ostaggio la regione e il mondo". Sulla stessa linea il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa.
I due contendenti, tuttavia rimangono sibillini su questo punto. "Se il cessate il fuoco è finito? Non posso dirtelo. Se rispondessi a questa domanda diresti solo che quest'uomo non è abbastanza intelligente per essere il presidente degli Stati Uniti d'America", ha detto Trump in un'intervista al The Hugh Hewitt Show.
Da parte sua Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano e ritenuto l'uomo forte nell'élite politica iraniana dopo l'uccisione di Ali Larijani, ha dichiarato che "il mantenimento dello status quo è intollerabile per gli Stati Uniti e noi non abbiamo ancora nemmeno iniziato", aggiungendo che "si sta consolidando un nuovo assetto per lo Stretto di Hormuz".