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Iran, il ministro degli Esteri Araghchi atteso lunedì a Mosca da Putin

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, quinto a sinistra, incontra il primo ministro Shehbaz Sharif, al centro, a Islamabad, in Pakistan, sabato 25 aprile 2026
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, quinto a sinistra, incontra il primo ministro Shehbaz Sharif, al centro, a Islamabad, in Pakistan, sabato 25 aprile 2026 Diritti d'autore  Pakistan Prime Minister Office/AP Photo
Diritti d'autore Pakistan Prime Minister Office/AP Photo
Di Lucy Davalou & AFP & AP
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi si è recato in Oman e due volte in Pakistan nel fine settimana. Lunedì è atteso a Mosca per incontrare il presidente russo Vladimir Putin

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è tornato a Islamabad domenica, dopo aver lasciato nella giornata di sabato il Pakistan in seguito alla cancellazione da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di un viaggio programmato a Islamabad da parte dei negoziatori statunitensi. Non ci sono indicazioni, tuttavia, sul fatto che i colloqui tra Iran e Stati Uniti siano destinati a riprendere.

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Araghchi si è recato anche in Oman e lunedì incontrerà Putin

Il responsabile della diplomazia di Teheran si è recato anche in Oman e lunedì incontrerà il presidente russo Vladimir Putin. L'agenzia di stampa iraniana Isna ha riferito però che il governo della Repubblica islamica ha trasmesso "messaggi scritti" agli Stati Uniti attraverso i mediatori pakistani. Questi ultimi stanno tentando di raggiungere un compromesso che tenga conto delle "linee rosse" indicate dall'Iran. Che toccano anche temi delicati come il nucleare e lo Stretto di Hormuz.

Si tratta di messaggi informali, non di elementi costitutivi del negoziato, ha precisato l'agenzia. I media iraniani hanno sottolineato come la seconda visita di Araghchi in Pakistan punti a condividere "le posizioni e i punti di vista dell'Iran nel quadro di qualsivoglia intesa, con l'obiettivo di porre fine alla guerra in modo duraturo".

Durante la sua prima visita a Islamabad, venerdì e sabato, ha incontrato il capo militare pakistano Asim Munir, un mediatore chiave, il primo ministro Shehbaz Sharif e il ministro degli Esteri Ishaq Dar. Altri inviati iraniani sono poi tornati a Teheran per "consultarsi e ottenere le istruzioni necessarie sulle questioni relative alla fine della guerra", secondo quanto riportato dalla stessa Isna.

Araghchi ha descritto il suo viaggio in Pakistan come "molto fruttuoso", ma ha segnalato scetticismo sulle intenzioni di Washington, insistendo sul fatto che "occorre ancora verificare se gli Stati Uniti siano davvero seri riguardo al tentativo diplomatico".

Trump annulla il viaggio in Pakistan di Witkoff e Kushner

Secondo la Casa Bianca, l'inviato speciale degli Stati Uniti Steve Witkoff e il genero di Trump Jared Kushner avrebbero dovuto recarsi in Pakistan sabato per "un colloquio diretto" con l'Iran.

Ma lo stesso Trump ha poi annunciato la cancellazione del viaggio, insistendo sul fatto che non avrebbe avuto senso "stare seduti a parlare del nulla". I media governativi iraniani, tuttavia, avevano sottolineato come colloqui diretti non fossero mai stati previsti.

"Ci hanno dato un documento che avrebbe ci attendevamo fosse migliore e, cosa interessante, quando ho cancellato il viaggio, nel giro di dieci minuti abbiamo ricevuto una nuova bozza molto migliorata", ha affermato Trump ai giornalisti. Più tardi, nella serata di sabato, un uomo armato è stato arrestato alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca, ma Trump ha affermato di non pensare che il gesto possa essere collegato all'Iran.

Domenica, il capo di Stato di Washington si è nuovamente espresso sulla questione iraniana: "Abbiamo tutte le carte in regola. Se vogliono parlare, possono venire da noi, o chiamarci, sapete che c'è un telefono qui, abbiamo delle linee sicure".

Lo stesso Trump, parlando all'emittente statunitense Fox, ha ribadito il proprio "grande, grande disappunto" nei confronti degli alleati della Nato. Ricordando come Washington spenda "miliardi per proteggere l'Europa dalla Russia. Ci siamo sempre stati e non possono farcela senza di noi”.

Il blocco dello Stretto di Hormuz è ancora in vigore

Nel frattempo, la vitale rotta marittima del petrolio e del gas che passa per lo Stretto di Hormuz continua a essere bloccata, e non c'è alcun segnale che lasci ipotizzare che possa essere riaperta a breve.

Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno pubblicato un messaggio sul loro canale Telegram nel quale affermano che "controllare lo Stretto di Hormuz e mantenere l'ombra dei suoi effetti deterrenti sull'America e sui sostenitori della Casa Bianca nella regione è la strategia definitiva dell'Iran islamico".

Gli Stati Uniti hanno bloccato i porti iraniani per rappresaglia, e i media di Teheran hanno avvertito che "il blocco, il banditismo e la pirateria" avrebbero provocato una risposta.

In Libano, Israele e Hezbollah si scambiano accuse sulle violazioni del cessate il fuoco

Sempre domenica il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato di colpire nuovamente Hezbollah in Libano, accusando il gruppo sostenuto dall'Iran di aver violato il accordo di cessate il fuoco tra le due parti.

Durante una riunione di gabinetto, il capo del governo di Tel Aviv ha dichiarato che "bisogna capire che le violazioni di Hezbollah stanno, in pratica, smantellando il cessate il fuoco". Il gruppo libanese ha accusato allo stesso modo Israele di aver violato il cessate il fuoco e di continuare "ad occupare il territorio".

I media ufficiali di Beirut hanno riferito domenica che Israele ha ordinato l'evacuazione di sette località del Paese. I successivi attacchi aerei hanno causato vittime e distrutto una moschea e un altro edificio religioso, secondo quanto indicato da un'agenzia di stampa nazionale libanese.

L'esercito israeliano ha dichiarato domenica sera che uno dei suoi militari è stato ucciso "in combattimento" nel sud del Libano e altri sei sono stati feriti, quattro dei quali in modo grave. Il ministero della Sanità libanese ha ritoccato ancora una volta il bilancio delle vittime degli attacchi israeliani dallo scoppio della guerra, il 2 marzo: i morti sono ormai 2.509 morti e 7.755 i feriti.

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