Trump apre a possibili colloqui con l’Iran già da venerdì, mentre nello Stretto di Hormuz tre navi sarebbero state colpite in attacchi attribuiti all’Ircg. Una delle navi di proprietà greca "Epaminondas" è stata attaccata da una cannoniera iraniana nei pressi dello Stretto di Hormuz
Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che i colloqui con l’Iran potrebbero svolgersi già venerdì. Lo riporta il New York Post, citando un messaggio del presidente Usa.
I media iraniani riportano che il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc) ha attaccato, dalle prime ore di mercoledì, tre navi: una al largo delle coste dell’Oman e due nello Stretto di Hormuz.
L’agenzia Fars, citata dalla Bbc, sostiene che l’ultima nave colpita, la Euphoria, sia stata danneggiata e si trovi ora incagliata vicino alle coste iraniane.
Altre due navi sarebbero state sequestrate, la Msc Francesca ed Epaminondas, e accompagnate fino alla costa iraniana, secondo una dichiarazione della Marina dell’Irgc.
L’attacco avrebbe causato gravi danni al ponte di comando, senza tuttavia provocare feriti tra i membri dell’equipaggio né incendi o impatti ambientali.
Cosa è successo, le versioni contrastano
Secondo quanto riferito dall’agenzia britannica United Kingdom Maritime Trade Operations (Ukmto), la nave sarebbe stata avvicinata da una cannoniera dei Pasdaran che, senza lanciare alcun avvertimento via radio, ha aperto il fuoco contro l’imbarcazione.
Una versione contestata dai media iraniani: l’agenzia semi-ufficiale Tasnim sostiene infatti che il cargo avrebbe ignorato ripetuti avvertimenti delle forze armate iraniane prima di essere colpito.
Il comandante della nave, tuttavia, ha dichiarato di aver ricevuto autorizzazione al transito nello stretto. Le autorità stanno ora verificando l’autenticità di tale comunicazione, non escludendo un possibile caso di disinformazione o frode che potrebbe aver contribuito all’incidente.
Un contesto sempre più instabile
L’attacco si inserisce in un quadro già estremamente fragile. Nonostante la tregua annunciata sul piano militare tra Washington e Teheran, gli scontri indiretti e gli episodi di sabotaggio nel traffico marittimo continuano.
Dall’inizio della crisi nel 2026, decine di navi commerciali sono state coinvolte in incidenti o attacchi, mentre il traffico marittimo è crollato drasticamente a causa dei rischi per la sicurezza e dell’aumento dei costi assicurativi.
Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei punti nevralgici del commercio globale: in condizioni normali vi transita circa il 20 per cento del petrolio mondiale.
L’Iran ha più volte minacciato di bloccare il passaggio in risposta alle pressioni militari ed economiche degli Stati Uniti e dei loro alleati. Sebbene non esista una chiusura formale universalmente riconosciuta, la combinazione di minacce, attacchi e incertezza operativa ha di fatto trasformato l’area in una zona ad altissimo rischio.
L’attacco alla Epaminondas rischia ora di compromettere ulteriormente i fragili equilibri diplomatici e di aumentare le preoccupazioni della comunità internazionale per la sicurezza della navigazione.
Gli osservatori temono che nuovi episodi possano avere ripercussioni dirette sui mercati energetici globali e sulle catene di approvvigionamento, già messe sotto pressione dalla crisi regionale.