Le aziende agricole presenti nel solo perimetro urbano di Roma sono circa 2.200. Un patrimonio che rende la Capitale, di fatto, il più grande comune agricolo d’Europa
Nel cuore del Parco archeologico del Colosseo, tra colonne, rovine e il continuo via vai di turisti da tutto il mondo, la raccolta delle olive è diventata una scena sempre più riconoscibile e simbolica. Sotto gli ulivi, le reti verdi stese a terra raccolgono i frutti che cadono dopo la brucatura, mentre le cassette si riempiono una dopo l’altra e il lavoro si mescola al paesaggio unico del sito archeologico. È un’immagine che unisce archeologia e agricoltura, con le mani che lavorano tra i rami e lo sfondo delle pietre più famose del mondo.
Qui, gli ulivi non sono un elemento decorativo, ma parte viva del paesaggio. E proprio questa scena, a metà tra campagna e città, è il punto di partenza del progetto dell’Olio di Roma IGP (Indicazione Geografica Protetta): una trasformazione che sta riportando l’agricoltura dentro il tessuto urbano della Capitale, riscoprendo la sua dimensione produttiva accanto a quella storica e monumentale.
Gli ulivi nei luoghi iconici di Roma
La logica è quella del recupero diffuso. Non solo grandi aree agricole periurbane, ma anche parchi, ville storiche e spazi urbani in cui gli ulivi sono rimasti per anni come presenza silenziosa. Il lavoro avviato dal Campidoglio riguarda infatti un censimento sistematico degli alberi presenti in città, con interventi già avviati in luoghi come Villa Glori, Villa Chigi, oltre alle aree del Parco del Colosseo e a numerosi giardini di quartiere.
Come racconta l’assessora all’Ambiente di Roma Capitale Sabrina Alfonsi, l’idea nasce proprio dalla necessità di leggere la città attraverso le sue tracce agricole, spesso nascoste ma ancora vive.
“La raccolta degli ulivi al Parco del Colosseo è stata uno dei primi segnali forti. Da lì è partito un lavoro di mappatura degli oliveti in città: un progetto che riguarda Villa Glori, Villa Chigi e tanti altri spazi verdi dove gli ulivi erano presenti ma spesso dimenticati. Abbiamo circa 400 ulivi in recupero a Villa Glori e stiamo intervenendo anche in altre aree perché questi alberi raccontano una storia agricola diffusa della città”.
Roma: il primato europeo tra verde, campi e urbanizzazione
Dentro questa operazione c’è anche una visione più ampia di città. Roma viene descritta come un sistema in cui natura, agricoltura e urbanizzazione convivono in equilibrio, anche se non sempre evidente. Il dato è significativo: circa un terzo del territorio comunale è verde, un terzo agricolo e un terzo urbanizzato, mentre le aziende agricole presenti nel solo perimetro comunale sono circa 2.200. Un patrimonio che rende Roma, di fatto, il più grande comune agricolo d’Europa.
In questa cornice, l’olio diventa uno dei simboli più immediati di questa identità “mista”, tra urbano e rurale, tra archeologia e campagna.
Il disciplinare per la qualità
Sul piano produttivo, l’Olio di Roma IGP si fonda su una filiera regionale che coinvolge circa 120 aziende agricole del Lazio. Non si tratta di un’etichetta generica, ma di un prodotto regolato da un disciplinare preciso che stabilisce caratteristiche qualitative molto stringenti.
Tiziana Tornelli, vicepresidente del Consorzio Olio di Roma IGP, sottolinea proprio questo aspetto tecnico, che è anche la base della riconoscibilità del prodotto: “Il disciplinare dell’Olio di Roma IGP prevede parametri molto precisi che garantiscono la qualità: un olio con bassa acidità e un alto contenuto di polifenoli. Questi antiossidanti naturali, come la vitamina E, hanno un ruolo importante sia per il gusto sia per gli effetti benefici sulla salute, in particolare per il sistema cardiovascolare e per la conservazione del prodotto stesso”.
Roma ha "inventato" l'olio di oliva
Il legame con la storia non è solo evocativo ma sostanziale. Roma ha insegnato l'utilizzo dell'olio a 360 gradi e ha sviluppato la produzione con gli antichi frantoi, portandola poi in tutto l'impero.
L’olio, nella Roma antica, era un elemento centrale della vita quotidiana: alimento, combustibile per l’illuminazione attraverso l’olio lampante, base per cosmetica e cura del corpo. Un uso diffuso che ne faceva uno dei prodotti più importanti dell’economia e della cultura romana.
“Per i Romani l’olio era un prodotto totale: serviva per il cibo, per l’illuminazione, per la cosmesi e per la cura del corpo. Era un elemento centrale della vita quotidiana e ha accompagnato lo sviluppo della civiltà romana in tutto l’Impero” spiega Tornelli.
Dove trovare l'Olio di Roma IGP
Accanto alla produzione, si sta sviluppando anche una nuova rete di distribuzione che porta l’Olio di Roma IGP fuori dai canali tradizionali. Il prodotto è già presente nei bookshop dei musei del Comune di Roma e si sta estendendo in alcune sedi culturali di primo piano come l’Ara Pacis e Palazzo Braschi, con l’obiettivo di rafforzare il legame tra identità cittadina e consumo culturale.
Parallelamente, il sito del Consorzio diventa il punto di accesso diretto alla filiera: le aziende produttrici sono consultabili e raggiungibili attraverso la piattaforma ufficiale www.olioromaigp.it, che consente l’acquisto diretto dai produttori.
L’idea è quella di costruire una doppia rete: da un lato la vendita diretta e trasparente, dall’altro la presenza in luoghi simbolici della cultura romana, dove il prodotto diventa anche oggetto narrativo e non solo alimentare.
In questa stessa direzione si inserisce anche il progetto di un contenitore unico dell’Olio di Roma IGP, pensato per raccogliere diverse produzioni in un formato riconoscibile e facilmente distribuito. Si tratta di un’operazione che guarda anche al mercato internazionale, dove il nome Roma ha un forte valore evocativo e contribuisce a rendere il prodotto immediatamente identificabile.
Turismo, dai musei agli ulivi
Infine, il progetto si apre al turismo. Le cosiddette “vie dell’Olio di Roma IGP” sono itinerari in fase di sviluppo che mettono in connessione la città con le aziende agricole del Lazio, costruendo un sistema di olio turismo che permette di seguire l’intero ciclo produttivo, dall’oliveto alla degustazione.
Un’idea che non si limita alla visita delle campagne, ma che integra ristorazione, musei, botteghe storiche e scuole, con l’obiettivo di trasformare l’olio in un’esperienza culturale diffusa e continuativa.
Dal Colosseo alle ville storiche, dai musei alle campagne regionali, l’Olio di Roma IGP sta diventando il filo che ricuce una geografia spesso frammentata. Un progetto che non si limita a produrre un’eccellenza agroalimentare, ma che prova a restituire alla Capitale una delle sue identità più antiche: quella di una città profondamente agricola, oltre che monumentale.