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Zelensky risponde al boss tedesco delle armi: "Ogni casalinga potrebbe fare l'amministratore delegato di Rheinmetall"

Il logo del produttore tedesco di armi Rheinmetall è raffigurato a Unterluess, Germania, mercoledì 27 agosto 2025.
Il logo del produttore tedesco di armi Rheinmetall è raffigurato a Unterluess, Germania, mercoledì 27 agosto 2025. Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Sasha Vakulina
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Scontro tra Zelensky e l’ad di Rheinmetall Papperger sulle capacità dei droni ucraini. Kiev rivendica innovazione, ruolo delle donne e risultati sul campo

Botta e risposta tra Volodymyr Zelensky e Armin Papperger dopo le critiche dell’ad tedesco all’industria dei droni ucraina. Il presidente ucraino ha risposto con sarcasmo alle parole del numero uno della tedesca Rheinmetall, che in un’intervista aveva liquidato la produzione di Kiev come opera di “casalinghe con stampanti 3D in cucina”.

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“Se ogni casalinga in Ucraina è davvero in grado di produrre droni, allora ognuna di loro potrebbe fare l'amministratore delegato di Rheinmetall”, ha replicato Zelensky, rivendicando con orgoglio il livello raggiunto dall’industria nazionale della difesa. Una risposta tagliente, arrivata mentre Kiev cerca di consolidare il proprio ruolo tecnologico nello scenario bellico.

Le dichiarazioni di Papperger, che aveva paragonato gli sforzi produttivi ucraini a “giocare con i Lego”, hanno scatenato un’ondata di critiche nel Paese. Sui social e tra i funzionari governativi si sono moltiplicate le reazioni, accompagnate da hashtag ironici come #LegoDrones e #MadeByHousewives.

Nel tentativo di smorzare la polemica, Rheinmetall ha diffuso una nota ufficiale esprimendo “massimo rispetto” per il settore della difesa ucraino e sottolineando la “forza innovativa” del Paese, senza tuttavia arrivare a vere e proprie scuse per le parole del suo amministratore delegato.

Zelensky ha ribadito che l’Ucraina “compete non con la retorica, ma con la tecnologia e i risultati”, evidenziando i progressi compiuti su più fronti – terra, aria e mare – e assicurando che l’industria nazionale “sta già prendendo il suo posto nel mondo”.

A rafforzare questa narrativa sono i numeri forniti, secondo cui i droni ucraini avrebbero distrutto oltre 11.000 carri armati russi. Un dato che testimonia il peso crescente dei sistemi senza pilota nel conflitto.

Le critiche a Papperger si sono concentrate anche sul tono giudicato sessista. La premier ucarina Yulia Svyrydenko ha sottolineato come “la difesa dell’Europa sia alimentata anche dalle ‘casalinghe’ ucraine”, rimarcando il ruolo cruciale delle donne nello sforzo bellico. Una posizione condivisa anche da Alyona Getmanchuk.

A questa dichiarazione ha fatto eco il capo della missione ucraina presso la Nato Alyona Getmanchuk.

Oggi oltre 70.000 donne servono nelle forze armate ucraine, quasi 20.000 delle quali in ruoli di combattimento. Molte sono impegnate proprio nello sviluppo e nell’utilizzo dei droni, diventati uno degli strumenti più decisivi del conflitto.

Secondo fonti di Kiev, operatrici ucraine avrebbero partecipato anche all’operazione “Spiderweb”, in cui più di 100 droni hanno colpito basi aeree in profondità nel territorio russo, prendendo di mira bombardieri strategici.

Paradossalmente, Rheinmetall resta uno dei principali fornitori militari dell’Ucraina, con la consegna di carri armati, artiglieria e sistemi senza pilota. Le parole di Papperger arrivano inoltre in un momento delicato, mentre Zelensky è impegnato in missioni internazionali per rafforzare la cooperazione sulla difesa, in particolare contro minacce missilistiche e droni.

Il caso ha riacceso anche il dibattito più ampio sull’innovazione militare: a quattro anni dall’invasione su larga scala russa, si stima che i droni siano responsabili di circa l’80 per cento delle perdite in combattimento da entrambe le parti.

Intanto, la collaborazione tra industria europea e ucraina prosegue. Berlino e Kiev hanno avviato una joint venture tra Quantum Systems e Frontline Robotics, con un impianto destinato a produrre fino a 10.000 droni l’anno in Germania. Un progetto che riflette la crescente domanda e l’ambizione ucraina di espandere la propria capacità produttiva anche fuori dai confini nazionali.

Attualmente, secondo le stime, le aziende ucraine producono circa quattro milioni di droni all’anno. Numeri che, al di là delle polemiche, raccontano una realtà industriale sempre più centrale nel conflitto e negli equilibri della difesa europea.

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