Il petrolio è stabile, in attesa che l'Agenzia internazionale dell'energia possa autorizzare il maggiore rilascio di riserve mai deciso, oltre i 182 milioni di barili del 2022 dopo l'invasione russa dell'Ucraina. Il G7 si riunirà mercoledì per discuterne l'uso.
Il prezzo del petrolio resta ben al di sotto del picco di quasi 120 dollari toccato all'inizio della settimana e, al momento della stesura, oscilla intorno ai 90 dollari, in vista della riunione del G7 di mercoledì per discutere il rilascio delle riserve strategiche.
Il clima sui mercati sembra essersi rasserenato dopo che l'Agenzia internazionale dell'energia (Iea) ha proposto di immettere sul mercato una quantità record di riserve, per compensare lo shock dell'offerta globale provocato dalla guerra in Iran.
Secondo quanto riferito, la proposta dell'Iea supererebbe i 182 milioni di barili rilasciati nel 2022 dopo l'invasione russa dell'Ucraina. I 32 Paesi membri dell'agenzia dovrebbero votare il piano mercoledì, dopo non essere riusciti a trovare un consenso in una prima riunione martedì.
I membri dell'Iea 'valuteranno l'attuale sicurezza degli approvvigionamenti e le condizioni di mercato, per poi decidere se mettere a disposizione del mercato le scorte d'emergenza dei Paesi membri', ha dichiarato il direttore esecutivo dell'agenzia, Fatih Birol.
I Paesi membri dell'Iea detengono oltre 1,2 miliardi di barili di scorte petrolifere pubbliche di emergenza, cui si aggiungono circa 600 milioni di barili detenuti dall'industria in base agli obblighi imposti dai governi.
All'inizio della settimana il prezzo del petrolio era balzato in alto per il timore che la guerra in Iran si protraesse, aggravando le attuali interruzioni nelle forniture di energia e i conseguenti danni all'economia mondiale.
Mine navali nello stretto di Hormuz
Ad alimentare le tensioni sui mercati energetici, martedì il Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica ha annunciato che inizierà a posare mine navali nello stretto di Hormuz, per ostacolare ulteriormente il passaggio delle navi nella regione.
L'annuncio ha provocato una risposta immediata del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha minacciato un'escalation degli attacchi statunitensi e israeliani se fosse stato confermato che l'Irgc aveva davvero iniziato a disseminare mine in mare.
Poche ore dopo le minacce del presidente Trump, il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha diffuso un aggiornamento annunciando che diverse unità della marina iraniana, 'comprese 16 posamine nei pressi dello stretto di Hormuz', erano state eliminate dalle forze americane.
Nel comunicato del Centcom era incluso anche un video dei raid.
Al momento non è chiaro, e risulta difficile da verificare in modo indipendente, se le forze iraniane abbiano effettivamente posato mine navali nello stretto di Hormuz o se l'intervento militare statunitense abbia avuto successo, bloccando del tutto l'intenzione e la capacità dell'Iran di piazzare questi ordigni.
Quel che è certo è che il traffico attraverso lo stretto di Hormuz resta di fatto bloccato. Gli analisti di Wood Mackenzie stimano che circa 15 milioni di barili siano stati sottratti al mercato globale.
Notizia falsa del segretario all'Energia degli Stati Uniti
A complicare ulteriormente la volatilità dei mercati energetici, in particolare del petrolio, il segretario all'Energia degli Stati Uniti Chris Wright ha affermato erroneamente in un post sui social che la Marina americana era riuscita a scortare una petroliera attraverso lo stretto di Hormuz.
Subito dopo il post del segretario Wright, il prezzo del petrolio è crollato di oltre il 17 per cento. Pochi minuti dopo il messaggio è stato cancellato e le quotazioni sono risalite ai livelli precedenti.
Per un breve momento i mercati avevano iniziato a prezzare uno scenario in cui gli Stati Uniti garantivano davvero una maggiore sicurezza nello stretto di Hormuz.
Dopo l'episodio, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha precisato che 'al momento la Marina degli Stati Uniti non ha scortato alcuna petroliera né altra imbarcazione'.