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La diplomazia smarrita, lo scontro fra Mosca e l'Occidente non viene attenuato dalla religione

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Di Paolo Alberto Valenti  & ansa
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Francesco e Kirill all'Avana, 2016
Francesco e Kirill all'Avana, 2016   -   Diritti d'autore  AP Photo

Mentre il Vaticano attende invano che il Cremlino accolga la disponibilità del presidente russo  Vladimir Putin a ricevere il Papa forse è diventato un errore l'annullamento dell'incontro tra Francesco e il patriarca ortodosso di Mosca Kiril che era stato da molto tempo previsto il 14 giugno a Gerusalemme, in successione al felice incontro a l'Avana nel 2016.

La distanza fra Mosca e Roma

Mosca e Roma sono ormai lontanissime. Dopo le sanzioni europee che investono anche il patriarca moscovita e la critica diretta di Francesco sulle pagine del Corriere della sera verso Kirill che si è fatto chierichetto di Putin tutta la diplomazia occidentale è smarrita davanti ad una guerra, quella in Ucraina, che anche nelle sedi della Chiesa invece di attenuarsi si infiamma a dismisura.

La fermezza della Chiesa ortodossa

La Chiesa ortodossa russa afferma che Papa Francesco, nell'intervista al Corriere della Sera, "ha travisato la sua conversazione con Kirill" e si dice scettica sui piani della Commissione europea di imporre sanzioni al patriarca. Kirill proviene da una famiglia i cui membri sono stati sottoposti per decenni a repressioni per la loro fede e posizione morale durante i giorni dell'ateismo militante comunista, senza temere reclusione e repressioni - scrive il portavoce della Chiesa ortodossa, Vladimir Legoyda, sul suo canale Telegram - quindi bisogna essere completamente estranei alla storia della nostra Chiesa per intimidire il suo clero e i suoi credenti inserendoli in alcune liste", ha aggiunto.

Il Patriarca di Mosca, Kirill all'inizio della guerra  aveva lodato la posizione «moderata e saggia» di Papa Francesco sul conflitto in corso, definendola equilibrata.