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La Francia assume la presidenza della UE per un'Europa sovrana e potente

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Di euronews
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La Francia assume la presidenza della UE per un'Europa sovrana e potente
Diritti d'autore  JULIEN DE ROSA/AFP

Con una Tour Eiffel blu "Europa" la Francia ha assunto dal primo gennaio e per sei mesi la presidenza di turno dell'Unione con un programma ambizioso: un'Europa "potente" e "sovrana", che però sconta ancora la pandemia. 

Il testimone lo passa la Slovenia e poi il primo luglio sarà la volta della Repubblica Ceca alla guida del consorzio europeo. Decine di altri monumenti emblematici saranno illuminati di blu in tutta la Francia durante la prima settimana di gennaio per ricordare ai passanti che adesso la cabina di regia è a Parigi e che Macron ha più voce in capitolo nelle questioni comunitarie.

Un presidente a tutto campo

Anche se in fine mandato il presidente Emmanuel Macron esprime in tutti i suoi discorsi la decisa continuità della sua politica ed una grande ambizione per l'Europa come se la guida dell'Unione fosse molto più estesa di soli sei mesi. "Potete contare sul mio impegno totale per rendere questo momento, che avviene solo una volta ogni 13 anni, un tempo di progresso, per voi  - ha detto l'inquilino dell'Eliseo nel discorso di fine d'anno alla nazione -  un momento di progresso per il controllo delle nostre frontiere, la nostra difesa, la transizione climatica, l'uguaglianza tra donne e uomini, la costruzione di una nuova alleanza con il continente africano, un  miglior presidio delle maggiori piattaforme di internet e della cultura in Europa". Per Emmanuel Macron la sovranità deve passare attraverso una necessaria riforma dell'area Schengen, lo spazio di libera circolazione delle persone in Europa.

Un paese in campagna elettorale

La presidenza francese in Europa rischia tuttavia di essere fiaccata dalla campagna elettorale della prossima primavera per la nomina del nuovo presidente francese. Da marzo ad aprile, le autorità francesi saranno molto concentrate sulla politica nazionale. L'Eliseo assicura che il lavoro dei diplomatici a Bruxelles continuerà, più dietro le quinte e meno sotto i riflettori.