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Crisi energetica e Stato di diritto al summit europeo di Bruxelles

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Di Antonio Michele Storto
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Crisi energetica e Stato di diritto al summit europeo di Bruxelles
Diritti d'autore  Stephanie Lecocq/AP

Il costante aumento dei prezzi globali dell'energia sarà in cima all'agenda del vertice dell'Unione europea a Bruxelles questo giovedì.

Per affrontare la crisi che sta colpendo famiglie e aziende a livello globale, i paesi mediterranei, guidati dalla Spagna, chiedono soluzioni come l'acquisto congiunto di gas, analogamente a quanto fatto da Bruxelles con i vaccini per gli stati membri

"Certo - ha dichiarato Teresa Ribera, responsabile della Transizione ecologica per la Spagna - tecnicamente è complicato perché non sono gli stati a comprare, ma le compagnie. Ma la creazione di un pool che offra una certa garanzia di acquisto per tutti e che rappresenti un volume sufficiente per i paesi che vendono gas è una buona idea. Potrà non coprire tutto, ma aiuterebbe a creare una riserva minima disponibile per tutti".

Ma Germania e Paesi Bassi preferirebbero lasciare che i mercati si regolassero da soli, perché credono che la crisi potrebbe rientrare entro primavera.

Secondo la Francia, invece, l'energia nucleare potrebbe essere parte della soluzione.

Nel frattempo, Polonia e Ungheria stanno spingendo per ridurre le ambizioni del green deal: cosa che la Commissione europea non è disposta ad accettare data la minaccia del cambiamento climatico.

"La transizione verso l'energia verde non è solo vitale per il nostro pianeta - ha detto seccamente in proposito Ursula Von Der Leyen - è anche cruciale per la nostra economia e per la resistenza agli shock dei prezzi dell'energia".

Lo strappo polacco

Un altro grande punto di conflitto sarà lo stato di diritto in Polonia.

A seguito della sentenza di un tribunale polacco, il governo afferma di non dover obbedire alle leggi europee - un problema serio per il futuro dell'Europa. Gli eurodeputati chiedono all'UE di intervenire.

"Ora che vediamo un dibattito sempre più diviso e tossico sullo stato di diritto in Europa - ha detto Esther de Lange eurodeputatata olandese in quota PPE - è della massima importanza che il Consiglio si assuma finalmente la sua responsabilità a questo proposito e dia l'impulso e la guida che normalmente sono molto propensi a dare".

Ma la cancelliera tedesca Angela Merkel non pare pensarla così e, preferendo la via del dialogo, chiede di non bloccare i fondi a Polonia e Ungheria.

Una decisione chiara sulla questione pare dunque improbabile entro la settimana.