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Dove volano le civette: Francia e Germania insieme per proteggere la biodiversità del Reno

Di Cyril Fourneris
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Dove volano le civette: Francia e Germania insieme per proteggere la biodiversità del Reno
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Proteggere la biodiversità è un'urgenza e le soluzioni esistono. Ci troviamo al confine franco-tedesco, nelle zone umide lungo il Reno, dove grazie a un progetto transfrontaliero si stanno realizzando azioni concrete per sviluppare e stabilizzare la popolazione di sei specie in pericolo.

Il ritorno della civetta

Come molte zone umide, la regione del Reno tra Francia e Germania soffre di un declino della biodiversità. Per questa ragione è in corso un progetto transfrontaliero per proteggere le specie animali minacciate. Una di queste è la civetta, quasi estinta nella zona un quarto di secolo fa, in parte a causa della scomparsa dei frutteti, e delle cavità arboree dove ama nidificare.

Oggi la civetta va decisamente meglio, grazie alla piantumazione di alberi da frutto e all'installazione di centinaia di nidi artificiali che offrono un confort paragonabile a quello delle cavità naturali.

Dominique Bersuder, della Lega protezione uccelli francese (Lpo), riassume così la situazione: "Attualmente, nel 2021, si stima che ci siano circa 700 coppie in Alsazia. Siamo passati da 150 coppie negli anni Novanta a 700 grazie all'impegno di volontari appassionati che hanno contribuito alla salvaguardia della specie e allo sviluppo della popolazione".

Una grande catena alimentare

Sei specie in pericolo sono state selezionate per il progetto Ramsar Rhinature fra Germania e Francia. Il budget complessivo ammonta a 1,2 milioni di euro, metà dei quali forniti dall'Unione europea.

Un'altra di queste sei specie è la pavoncella, un volatile il cui numero di esemplari si è ridotto a causa dell'agricoltura che ha trasformato e prosciugato il suo habitat naturale.

Per scongiurarne la scomparsa, sono stati scavati dei fossati ai margini dei terreni agricoli, trasformati in stagni ricchi di larve e artropodi. Questo faciliterà la riproduzione dell'animale, dice Cathy Zell, responsabile della comunicazione della Lpo: "Non bisogna mai dimenticare che la vita fa parte di una grande catena alimentare, quindi se c'è una pavoncella, ci sarà necessariamente il cibo di questa pavoncella, che a sua volta si nutre di una vegetazione specifica. Ci troviamo quindi in quello che è chiamato un ecosistema funzionale in cui noi umani stessi facciamo parte di questa grande biodiversità".

Senza confini

Gli uccelli volano senza curarsi dei confini. Ecco perché è necessario agire anche sul lato tedesco del Reno, dove sono state installate zattere che fanno da casa alle sterne. Questi uccelli migratori si riproducono di solito su spiagge sassose, al riparo dai predatori, ma con la canalizzazione del Reno erano scomparsi. Mare Haider, ornitologa dell'Istituto Bühl per l'ecologia e la conservazione della natura, spiega: "La sterna comune è una specie che ha lo stesso problema sui due lati del Reno, non trova più luoghi naturali per la riproduzione nei nostri paesi. E siccome non importa se vola dalla parte tedesca o francese, il fatto che lavoriamo insieme è positivo".

Gli ambientalisti insistono sull'urgenza di riformare le pratiche agricole in modo da tener conto del destino degli uccelli, che possono anche avere un ruolo all'interno delle colture.