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Al via la quinta Conferenza sul futuro della Siria. Gli aiuti Ue verranno rinnovati

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Al via la quinta Conferenza sul futuro della Siria. Gli aiuti Ue verranno rinnovati
Diritti d'autore  KHALIL MAZRAAWI/AFP
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Quinta conferenza europea per il futuro della Siria. Unione europea e Nazioni Unite prolungano la maratona di solidarietà per raccogliere fondi dai paesi donatori. Dopo una guerra lunga 10 anni e nessuna soluzione all'orizzonte, per Bruxelles non è ancora arrivato il momento di tirarsi indietro. Soprattuto perché il nodo, ancora una volta, sono sempre i profughi, oltre cinque milioni e mezzo rimasti nei Paesi limitrofi che non possono tornare a casa.

Le strutture di accoglienza nei paesi in Turchia, Libano e Giordania restano quindi sotto forte pressione. E Per affrontare gli effetti della pandemia, le organizzazioni umanitarie si aspettano un impegno corposo. Secondo l'Unhcr la pandemia ha avuto un impatto dramamticamente negativo su istruzione e lavoro.

Dominik Bartsch, direttore dell'Unhcr in Giordania, racconta le difficoltà della didattica a distanza nei campi profughi. “Ho visto una famiglia con 4 bambine - dice - tutte in età scolare, la loro mamma aveva uno smartphone. Su quell'unico apparecchio, la donna ha dovuto decidere quale lezione far seguire a quale figlia". E l'impatto del Covid è stato violento anche per l'occupazione perché ha di fatto spazzato via molti lavori che i rifugiati svolgevano nella cosiddetta economia informale.

Dal 2014, il Fondo regionale dell'Unione europea per la crisi siriana ha stanziato oltre due miliardi di euro, suddivisi tra Libano, Giordania, Turchia e Iraq.

l denaro non è andato solo ai 5 milioni e mezzo di rifugiati siriani ma anche a un milione e mezzo di abitanti locali nelle aree dove la pressione dei profughi ha reso più scarse le risorse igenico sanitarie.

I progetti europei hanno finanziato istruzione, sanità, acqua, assistenza sociale, emancipazione delle donne, e sostentamento delle famiglie.

Il fondo fiduciario europeo per la Siria, Madad, che in arabo significa supporto, scadrà a dicembre e dovrebbe essere sostituito da un nuovo fondo, all'interno del bilancio comunitario per il 2021-2027.

Le organizzazioni umanitarie aspirano a dei finanziamenti adeguati che prendano in considerazione l'impatto della crisi nel lungo periodo.

"In questo momento - continua il direttore dell'Unhcr in Giordania - nel campo profughi di Zaatari, la distribuzione di acqua sempre più difficile a causa della densità abitativa. Di fronte ad un problema di questa portata bisogna riconoscere che la risposta umanitaria alla crisi deve essere adeguata. Bisogna pensare anche allo sviluppo di programmi per risolvere questi problemi in modo definitivo".

Il Parlamento europeo vede con favore lo stanziamento di un nuovo fondo per i programmi d'aiuto ai profughi siriani e ai paesi ospitanti. Ma questo per alcuni europarlamentari non deve tradursi in uno strumento di ricatto politico come avviene in Turchia.