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Danzare in Francia o morire in Siria

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Danzare in Francia o morire in Siria
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Per Dorado andare a danzare in Francia era un sogno. Per realizzarlo ha dovuto perdere tutto sotto le bombe del conflitto siriano.

"Sono davvero in Francia?"

Durante la guerra in Siria metà della popolazione ha dovuto lasciare la sua città, il suo villaggio, o il paese. In milioni hanno attraversato i confini per sfuggire ai combattimenti e alle violenze. In dieci anni si calcola che 1,4 milioni di persone sono arrivate in Europa.

È stato un lungo viaggio, quello del ballerino trentunenne Dorado, che ha lasciato la sua città natale, Damasco, poco dopo l'inizio del conflitto. "Quando sono arrivato a Parigi - racconta -ho camminato per otto ore, senza fermarmi. Non riuscivo a capire... Sono davvero in Francia?, mi dicevo. Non ci credevo".

​La partenza è stata una scelta obbligata: "Nel mio quartiere, Yarmuk, è arrivato un aereo e ha sganciato una bomba. Quando è caduta sono usciti questi... cosi... Non so come si chiamino... E uno è finito proprio vicino alla mia colonna vertebrale. Uno vicino alla colonna vertebrale, uno in una coscia... Che cosa dovevo fare? Potevo restare a morire o partire..."

Ferito dalle schegge della bomba, Dorado parte per un viaggio che lo porta in Libano, Iran, Turchia, per due mesi in un campo profughi in Grecia...

E poi continua, con respingimenti e ripartenze: ​"Poi sono entrato in Croazia, e in Croazia la polizia mi ha riportato in Serbia. A quel punto ero perso, non sapevo che cosa fare. Allora sono entrato in Bosnia e di nuovo in Croazia. E da lì sono entrato in Slovenia. In Slovenia la polizia mi ha chiesto se volevo restare come rifugiato e io ho risposto: no, voglio andare in Francia. Allora mi hanno riportato in Croazia e dalla Croazia di nuovo in Serbia".

​​​​Una guerra senza fine

Mentre Dorado veniva sballottato da un paese all'altro, non si vedeva una fine possibile alla guerra che l'aveva spinto a partire.​​​ Negli ultimi dieci anni, i molteplici tentativi di trovare una soluzione al conflitto siriano sono falliti. Dalle iniziative lanciate dalla Lega araba, ai colloqui mediati da Russia, Onu e Kazakhstan, nulla ha funzionato.

Dieci anni e centinaia di migliaia di vittime dopo, la Siria resta un paese diviso in un'area controllata dal regime a sud, un territorio amministrato dai curdi nel nord-est e una zona occupata dall'opposizione armata sostenuta dalla Turchia nel nord-ovest.

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Siria, un paese divisoEuronews

Intanto, l'uomo che il popolo voleva buttare fuori dal palazzo non solo resta intoccabile, ma consolida il suo potere attraverso un intricato sistema di alleanze con potenze straniere pronte a chiedere favori in cambio del sostegno concesso in questi anni. Un costo che Bashar al-Assad deve ritenere valga la pena di pagare per poter chiudere anni di conflitto dichiarandosi vincitore. In teoria. Perché, conclude Dorado, "Nessuno ha vinto questa guerra. Abbiamo perso molto. Io ho perso molti amici. Ho perso anche mio cugino. Tutte le famiglie siriane hanno perso qualcuno".