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Schinas: "Gli obiettivi Ue nella lotta contro il Covid sono a portata di mano"

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Schinas: "Gli obiettivi Ue nella lotta contro il Covid sono a portata di mano"
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Mentre l'Unione europea fa il possibile per accelerare i programmi di vaccinazione contro il Covid-19, la Commissione ha appena messo sul tavolo la proposta di un certificato verde digitale allo scopo di riaprire le frontiere prima dell'estate. Ne abbiamo parlato con il vice presidente della Commissione europea Margaritis Schinas.

​"Non è obbligatorio essere vaccinati per viaggiare"

Abbiamo visto che il certificato include solo i vaccini approvati dall'Ema. Che cosa succederà con gli Stati membri che hanno già altri tipi di vaccini, come quelli prodotti da Russia o Cina? Significa che i viaggiatori provenienti da questi paesi non avranno diritto a questo certificato digitale?

"Innanzi tutto, il certificato non prevede solo la vaccinazione, ma anche i test Pcr, e prevede anche l'eventualità di aver contratto ed essere guariti dal Covid-19. Quindi non è obbligatorio essere vaccinati per poter viaggiare, basta spuntare una delle tre caselle".

Quindi gli ungheresi, per esempio...

"Ora, per quanto riguarda i vaccini non approvati dall'Agenzia europea del farmaco, la proposta dice che, naturalmente, bisogna dimostrare di avere ricevuto un vaccino approvato dall'Ema, ma apriamo anche un'opzione che consentirebbe agli Stati membri che hanno autorizzato altri vaccini di includerli nella relativa casella, a condizione che lo Stato membro di destinazione accetti questi vaccini come protezione equivalente".

E che cosa accadrà ai viaggiatori di paesi terzi che non avranno accesso a questo certificato europeo?

"Noi proponiamo di riconoscere i certificati rilasciati da paesi terzi a condizione che riflettano lo stesso livello di informazione e di affidabilità del nostro. Penso che sia perfettamente fattibile, perché molti dei paesi intorno a noi usano vaccini approvati dall'Ema. Una volta che saremo passati al riconoscimento dei certificati rilasciati dai paesi terzi, inevitabilmente dovremo anche rivedere la questione dei viaggi non essenziali provenienti dai paesi terzi".

"Saremo pronti prima dell'estate"

Alcuni stati membri, come la Grecia, Cipro o l'Italia, le cui economie dipendono dal turismo, spingono per una creazione rapida di questo certificato. Ma al tempo stesso, con il numero di casi di Covid ancora molto alto in tutta Europa, e la pressione che questo mette sulla sanità, non è un po' prematuro o ottimistico parlare di turismo e certificati?

"Non penso sia un rischio il fatto che chi viaggia debba dimostrare una delle tre cose che gli chiede il certificato. Sarebbe un rischio se i cittadini viaggiassero senza nessuna di queste tre garanzie. Per dirla in modo diverso, se non sei stato vaccinato, o non hai fatto il tampone, o non sei immune al Covid, allora è meglio se non viaggi, perché rappresenti un rischio potenziale per gli altri. Quindi no, non lo vediamo come un rischio. Al contrario, lo vediamo come un elemento di mitigazione del rischio, se vuole".

Ma il certificato sarà pronto per quest'estate? L'Europa non è un campione nel coordinarsi, l'abbiamo visto per esempio con le app di tracciamento, dove gli stati membri hanno fatto scelte individuali. Che cosa vi fa credere che stavolta le cose andranno meglio?

"Innanzi tutto, si tratta di uno strumento giuridicamente vincolante, saldamente fondato sul diritto europeo. Non è una raccomandazione. Il secondo aspetto è che c'è una crescente convergenza fra gli Stati membri sulla necessità di uno strumento del genere. Quindi, sì, penso che ci sia motivo di essere ottimisti e che saremo pronti prima dell'estate".

Per quando lo prevedete?

"L'estate inizia il primo giugno, e abbiamo un'altra data di riferimento, che è il 17 maggio, la data in cui i nostri amici britannici hanno annunciato che faranno ripartire i viaggi internazionali. Penso che sia un obiettivo di tempistica realistico".

"L'Europa non sta perdendo la battaglia sui vaccini, chiede reciprocità"

La presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ha minacciato di bloccare l'esportazione dei vaccini, in particolare verso il Regno Unito. Pensa che questo accada perché l'Europa sta perdendo la battaglia dei vaccini, soprattutto contro Londra?

"No, non penso che l'Europa stia perdendo la battaglia dei vaccini. Penso che ci sia molto rumore intorno al programma di vaccinazione europeo. Inoltre, non penso che la presidente l'abbia presentato come un blocco, ma che si tratti di un'iniziativa di reciprocità che deve essere intesa nell'ambito del regime di autorizzazione delle esportazioni che abbiamo messo in atto dall'inizio di febbraio. Abbiamo bisogno di sapere quante dosi escono dall'Unione europea e dove vanno. E questa conoscenza ci consente anche di far fronte agli obblighi di altri paesi terzi di alimentare i mercati europei con le esportazioni".

Quindi lei dice che il Regno Unito non sta rispettando i suoi obblighi.

"È risaputo che finora l'Unione europea in quanto Unione ha autorizzato l'esportazione di circa 40 milioni di dosi di vaccini nel resto del mondo, verso 35 paesi. Questo fa parte del nostro modo di vivere europeo, della nostra identità. Non lavoriamo solo per l'Europa, abbiamo obblighi internazionali. Ma è anche risaputo che dagli Stati Uniti e dal Regno Unito ci sono state zero esportazioni verso l'Unione europea. Allora pensiamo che abbia senso combinare la conoscenza che abbiamo già ora, attraverso il regime di autorizzazione delle esportazioni, con questo lavoro di reciprocità. E non allo scopo di chiudere, di bloccare, ma direi semplicemente come incentivo alla cooperazione internazionale".

"I nostri obiettivi sono a portata di mano"

Ma siete soddisfatti del ritmo delle vaccinazioni in Europa, vedendo, per esempio, la rapidità di Regno Unito, Stati Uniti o Israele?

"C'è stato un problema in Europa all'inizio dell'anno, quando uno dei vaccini approvati dall'Ema, un'azienda non è riuscita a combinare i suoi obblighi contrattuali con la sua capacità".

Immagino si riferisca ad AstraZeneca, il caso più controverso.

"Sì, certo. Siamo in costante contatto con l'azienda e con altre, e siamo molto felici ora del fatto che le mancanze che ci sono state in quel senso siano state compensate grazie a un numero maggiore di dosi provenienti da altre aziende. Quindi posso dire che stiamo centrando l'obiettivo, e che i nostri obiettivi di 300 milioni di dosi entro la fine di giugno e del 70 per cento della popolazione in Europa vaccinata entro l'estate, questi obiettivi sono a portata di mano".

Journalist • Selene Verri