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L'operazione Irini e il futuro della Libia

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L'operazione Irini e il futuro della Libia
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L'operazione Irini chiede di prorogare il suo mandato di altri due anni. Questa è stata la ragione della visita a Bruxelles dell'ammiraglio Fabio Agostini, a capo della delicata missione nel marzo 2020.

Irini è l'unica operazione che l'UE ha in atto nel contesto della guerra civile libica che da dieci anni dilania il Paese. Il suo compito principale è l'attuazione dell'embargo sulle armi delle Nazioni Unite attraverso l'utilizzo di risorse aeree, satellitari e marittime.

Nonostante la pandemia da Covid-19, l'operazione ha iniziato la sua attività in mare il 4 maggio 2020 e il 10 settembre 2020 è stata diciarata la piena operatività.

Euronews ha incontraro l'Ammiraglio Agostini per comprendere meglio che ruolo può svolgere questa operazione nello scacchiere libico.

Irini avrà un ruolo nel processo del cessate il fuoco?

"La Libia si trova in una fase cruciale. Nei prossimi giorni dovrebbe essere istituito un governo di transizione. Stiamo monitorando ciò che sta accadendo in mare, in aria e a terra. Siamo pronti a qualsiasi tipo di sostegno che la comunità internazionale, le parti in conflitto e gli Stati membri dell'UE decideranno di dare".

Nonostante i mezzi a disposizione, ci sono state molte critiche sul fatto che delle armi stanno ancora entrando nel paese fornite dalle stesse fonti. Come risponde a quste ciritiche?

"Finora abbiamo ispezionato sei navi e stiamo monitorando circa 2000 navi e 150 voli. Inoltre abbiamo pubblicato 20 rapporti all'ONU e al gruppo di esperti su attività illecite possibili o verificate in Libia. Questi sono i nostri risultati e devo dire che sono abbastanza importanti per il breve periodo della nostra attività".

Può dire che state anche aiutando a fermare l'immigrazione illegale dalla Libia verso l'Europa?

"Credo che il modo migliore per fermare l'immigrazione clandestina e per contribuire allo smantellamento di questo modello di contrabbando di esseri umani sia addestrare la Guardia Costiera libica e la Marina, proprio perché dobbiamo renderle più autonome nell'affrontare le questioni di sicurezza nelle acque di loro responsabilità. Purtroppo in questo momento, a causa dello stallo politico, questo compito in particolare non è iniziato. Ma siamo fiduciosi che nel prossimo futuro, con i prissimi sviluppi della situazione in Libia, potremo ottenere dei risultati anche in questo campo".

Le truppe straniere secondo lei dovrebbero lasciare la Libia per aiutare la transizione nella regione?

"Penso che ci siano molti problemi per raggiungere una Libia stabile e pacifica. Certo, la presenza di truppe straniere ma in particolare la presenza di mercenari o forze armate illegali rappresentano ancora oggi dei problemi da risolvere".