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I disordini a Washington e il monito all'Europa

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I disordini a Washington e il monito all'Europa
Diritti d'autore  Manuel Balce Ceneta/AP
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Quando Donald Trump è entrato in carica quattro anni fa, ha deplorato le divisioni nella società e si è scagliato contro la "carneficina americana".

Questa settimana, quelle parole sono diventate realtà.

Dopo aver spronato i suoi seguaci alimentando le loro teorie del complotto, una folla pro-Trump ha preso d'assalto Capitol Hill, il cuore della democrazia americana.

L'irruzione è avvenuta quando all'interno del Congresso i legislatori stavano per certificare la vittoria di Joe Biden e la sconfitta di Trump.

Una sconfitta che però il Tycoon sembra non voler accettare, al pari di un bambino di tre anni.

I leader europei hanno reagito con sgomento e incredulità e con la consapevolezza che Trump non ha capito la natura del suo lavoro.

Dura la reazione di Angela Merkel, cancelliera tedesca: “Una regola fondamentale della democrazia è che, dopo le elezioni, ci sono vincitori e vinti. Entrambi devono svolgere il loro ruolo con decenza e responsabilità in modo che la democrazia stessa rimanga vincente. Il presidente Trump purtroppo non ha ammesso la sua sconfitta da novembre".

Le fa eco Frank-Walter Steinmeier, Presidente della Germania

“Le scene che abbiamo visto sono il risultato di bugie, di divisioni, di contrasto alla democrazia, di odio e incitamento all’odio ai livelli più alti. Questo è un punto di svolta storico per gli Stati Uniti e questo è un attacco alla democrazia liberale in generale“.

Se non altro, il comportamento dell’inquilino della Casa Bianca ha spinto alcuni dei suoi colleghi a esprimere un forte messaggio di sostegno agli oppositori di Trump.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato che “oggi la Francia è fortemente, ferventemente e risolutamente con il popolo americano e con tutte le persone che vogliono scegliere i loro leader e decidere il loro destino e la loro vita attraverso la scelta democratica e libera che sono le elezioni. Non cederemo mai alla violenza".

Tra solo due settimane, l'era Trump sarà finita.

Si lascerà alle spalle una nazione di cui ha approfondito le divisioni, in cui ha alimentato le tensioni razziali e di cui ha ignorato le disuguaglianze economiche.

Ma la rabbia, le lamentele e l'odio seminato continueranno a vivere?

Secondo Nathalie Loiseau, eurodeputata ed ex diplomatica e ministro in Francia, la storia non finisce qui: "Joe Biden dovrà guidare una società divisa. Temo che questa non sia la fine della storia. Mancano ancora 13 giorni all'inizio della presidenza Biden. Ci saranno ancora alcune proteste. Quattro vittime sono tante. E sospetto che la violenza non finirà così facilmente".

Che lezione devono imparare le democrazie europee? C'è il rischio di raggiungere questi livello di divisione e odio anche in Europa?

"Ci siamo già arrivati in passato", continua Loiseau. "Nel febbraio 1934 ci furono rivolte in Francia, presso l'Assemblea nazionale francese, che sembravano molto simili a quelle a cui stiamo assistendo ora. Dobbiamo essere consapevoli che la democrazia non può esser data per scontata, dobbiamo proteggerla. Dobbiamo lottare per questo. Il populismo non è divertente, non è un aneddoto. È minaccioso, pericoloso e dobbiamo combatterlo".

Journalist • Stefan Grobe