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Turchia: golpisti a processo, 337 ergastoli e 60 pene minori

Di Gioia Salvatori
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Turchia: golpisti a processo, 337 ergastoli e 60 pene minori
Diritti d'autore  AFP
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In Turchia il maxi processo ai golpisti dell'estate del 2016 si è concluso con una sentenza eclatante. Tanti sono già stati condannati dopo essere stati presunti golpisti, ma ora alla lista si aggiungono ben 337 nomi di persone destinate all'ergastolo. Tra loro molti piloti militari e civili. Tanti impiegati nella base aerea di Akinci vicino Ankara, il quartier generale del golpe. Da lì partirono gli aerei che bombardarono diversi edifici istituzionali nella capitale turca tra cui il parlamento; il golpe fallì e fu l'occasione da non perdere per una repressione senza precedenti: subito 77mila arresti e 130mila licenziamenti. Poi, il maxi processo. Oltre ai 337 condannati all'ergastolo, 60 imputati sono stati condannati a pene minori e 75 assolti.

Per la fidanzata di un pilota di F-16 in addestramento alla base di Akinci il procedimento è stato ingiusto: "Loro (i piloti F-16 in formazione) sono stati condannati al carcere a vita oggi nonostante non abbiano partecipato al tentativo di colpo di stato, né a nessuna attività quella notte, nonostante abbiano contrastato il golpe chiudendosi in una stanza dopo la mezzanotte - denuncia la donna - Alcuni di loro volevano scappare, sono stati minacciati con le armi. Sono stati in prigione per quattro anni e mezzo, certi all'inizio sono stati torturati ma sono rimasti in silenzio".

Loro (i piloti F-16 in formazione) sono stati condannati al carcere a vita oggi nonostante non abbiano partecipato al tentativo di colpo di Stato (...) anzi hanno contrastato il golpe
Busra Taskiran
fidanzata di uno dei piloti della base di Akinci

Nei primi giorni del processo apertosi nell'estate 2017 gli imputati sono stati esibiti in aula in manette mentre fuori i sostenitori di del presidente turco Recep Erdogan gridavano "assassini". Gli imputati, prevalentemente militari di alto rango, furono scortati singolarmente nell’aula del tribunale allestita appositamente nel centro penitenziario di Sincan. Sono ritenuti seguaci di Fethullah Gülen, il predicatore e politologo turco da 18 anni in esilio volontario negli Stati Uniti, presunto deus ex machina del tentativo di rivolta contro il capo di Stato.