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"Stato di diritto", è sempre muro contro muro

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Morawiecki e Orbàn
Morawiecki e Orbàn   -   Diritti d'autore  Euronews
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La Polonia e l'Ungheria insistono nel respingere la cosiddetta "clausola dello stato di diritto": la norma che Bruxelles vorrebbe introdurre per condizionare l'erogazione dei contributi europei al livello di legalità di ciascun paese. Per questo i governi di Varsavia e Budapest sono pronti a mettere il veto sul bilancio dell'Unione europea.

Katalin Cseh eurodeputata ungherese: "Orbàn e Morawiecki stanno ricattando l'Unione Europea, e cercano di distrarre l'attenzione verso il Covid e il quadro finanziario pluriennale solo per ottenere una qualche alterazione dal quadro dello stato di diritto. Vogliono che il meccanismo dello stato di diritto sia abolito, non vogliono essere ritenuti responsabili di violazioni di questo tipo. È chiaro che l'Europa deve essere ferma, non possiamo fare nemmeno un passo indietro sul meccanismo dello stato di diritto, è qualcosa di essenziale per la nostra sopravvivenza della nostra Unione Europea".

L'ipotesi di un compromesso si è allonatanata, e lo scenario residuo è quello del muro contro muro. Juan Lopez Aguilar, europarlamentare spagnolo: "Il Parlamento europeo ha segnato un punto e non ci arrendiamo. Vogliamo che l'accordo sia mantenuto dialogando con il Consiglio. Per quanto ci riguarda noi dobbiamo essere fermi in questo tiro alla fune sia con la Polonia che con l'Ungheria e arrivare alla conclusione di assumere una decisione, in un modo o nell'altro. Ci sono stati membri che propongono grandi riforme, cooperazioni rafforzate, clausole di solidarietà e modifica dell'articolo 122, per prendere decisioni a maggioranza qualificata invece che all'unanimità".

La presidenza tedesca assicura che i colloqui continueranno già al prossimo vertice europeo degli inizi di dicembre. Ma il tempo stringe, e con le emergenze legate alla crisi e alla pandemia e il bilancio europeo paralizzato dalle guerre intestine, la strada di una intesa resta in salita.