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Summit Ue: perché tutto si gioca sulla questione del voto a maggioranza qualificata

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Summit Ue: perché tutto si gioca sulla questione del voto a maggioranza qualificata
Diritti d'autore  Francisco Seco/AP
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Giusto per non perdere una giornata di lavoro, dopo cena il presidente del consiglio Ue, Charles Michel, presenta un compromesso che dovrebbe sbloccare il mega-pacchetto di aiuti per uscire dalla depressione economica del covid.

E siccome le cose nella Ue non succedono per caso, la presidenza del consiglio europeo, applicherebbe anche al piano per la ripresa lo schema del Voto a maggioranza qualificata reversibile.

Una flessibilità che dovrebbe convincere tutti, soprattutto il premier olandese Mark Rutte e gli altri frugali, e perché no? Forse anche la Cancelliera Merkel, nel ruolo di defilato Convitato di pietra pomice, pronta a levigare e a smussare.

Charles Michel propone un "freno d'emergenza" che stopperebbe gli stanziamenti del fondo europeo nel caso in cui un impiego di denaro per un piano nazionale di riforma da parte del Paese beneficiato non raccogliesse il consenso degli altri.

Il "freno" verrebbe presentato sotto forma di proposta al consiglio, e qui sottoposto allo scrutinio degli stati membri e se l'istanza venisse accettata alla sospensione dell'aiuto.

Servirebbe a reintrodurre il metodo comunitario, senza veti, nell'uso dei fondi europei e dei frutti dell'emissione di titoli comuni.

Il premier olandese Rutte vorrebbe invece mantenere il diritto di veto per pilotare in remoto le riforme dei Paesi più colpiti dalla recessione, soprattutto l'Italia, la cosiddetta governance degli aiuti.

Infatti, al suo arrivo venerdì mattina ha detto che "certi Paesi non ce la possono fare da soli, dopo il covid, quindi devono accettare le riforme". In cosa consistano le riforme non lo precisa.

Resta per il momento la proposta iniziale di 1070 milardi di euro per il bilancio Ue, e 750 miliardi per il piano ripresa.