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La Ue converge su misure contro Ankara. Ma non sa quando, e se, adottarle

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La Ue converge su misure contro Ankara. Ma non sa quando, e se, adottarle
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La Turchia di Erdogan conquista la platea al consiglio dei ministri degli esteri della Ue. Il gioco a più livelli di Ankara crea scompiglio nell'Unione europea. L'ultimo grattacapo è la trasformazione di santa Sofia in Moschea dopo essere stato un monumento ecumenico per oltre ottant'anni.

Questo naturalmente fa infuriare il mondo ortodosso da Atene a Mosca. Prorio Grecia e Russia con le quali la Turchia ha delle relazioni complesse in tutta l'area di Mediterraneo e dintorni: Mesopotamia, Mar Egeo, Cipro e Libia.

Tensioni che riguardano i migranti, il controllo dei giacimento marini di idrocarburi e l'esplosiva sovranità di Cipro.

Ma Joseph Borrell, l'Alto rappresentante Ue per la politica estera, deve fare i conti con un Europa divisa tra falchi e colombe su come trattare con la Turchia ed è costretto ad acrobazie verbali che sfidano il sillogismo, eccone un esempio:

"C'è consenso tra gli stati membri affinché il sottoscritto vice-presidente dela commissione, possa cercare altre soluzioni che abbassino la tensione su alcune questioni tra la Turchia e l'Unione europea. Poi, proporrò delle opzioni per rispondere aille sfide poste dall'agire politico della Turchia".

In poche parole, tutti riconoscono che il rapporto con la Turchia è complesso, ma c'è divergenza su come agire verso Ankara. Cooperazione a oltranza o isolamento diplomatico?

Per chi crede nella prima ipotesi, come Italia e Germania, Ankara è un rischio che ben gestito può trasformarsi in opportunità.

Chi invece predilige la seconda opzione è convinto che la Turchia di Erdogan abbia superato i limiti consentiti dalla normale rivalità tra Paesi, e sia ormai passata alla categoria di minaccia. Così la vedono Grecia e Francia.

Ed su questa scivolosa base che il Capo della diplomazia Ue Borrell dovrà fornire entro agosto delle misure pronte all'uso, nel caso in cui i turchi dovessero minacciare la sovranità greca nelle acque di Creta o quella cipriota.

Nikos Dendias, il ministro grego degli esteri, pensa di lasciare Bruxelles con un buon successo diplomatico, e al contrario di Borrell, parla chiramente di un'ipotesi "sanzioni nel caso in cui la Turchia dovesse mostrare aggressività" per quanto riguarda la sovranità marittima greca.