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Covid-19: "Noi denunceremo", un comitato modello per l'Europa

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Covid-19: "Noi denunceremo", un comitato modello per l'Europa
Diritti d'autore  Antonio Calanni/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
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“Noi siamo stati un apripista per quello che sta accadendo in Europa” con queste parole Luca Fusco il fondatore di “Noi Denunceremo” spiega a Euronews come l’iniziativa del comitato stia facendo notizia non solo in Italia. “Abbiamo contatti con persone dall’Inghilterra, dalla Francia dalla Spagna ma anche oltreoceano: dal Cile, dal Brasile” - aggiunge il figlio Stefano - “vorrebbero replicare il nostro modello perché anche loro sostengono che nei loro Stati le cose non sono state gestite nel migliore dei modi”.

I giorni in cui le immagini dei mezzi militari che trasportavano le bare delle vittime del Covid-19, diventando il simbolo nel mondo di una tragedia inattesa che ha colpito Bergamo e il paese intero sono passati, ma non la voglia di capire cosa è accaduto, se ci sono delle colpe e di chi sono. Il gruppo Facebook “Noi Denunceremo” ad oggi conta 60.000 adesioni. L’obiettivo del comitato racconta Luca Fusco è quello di arrivare alla verità, senza la quale” - continua Fusco - “non si può ottenere giustizia”.

50 esposti sono già stati depositati lo scorso 10 giugno presso la Procura di Bergamo che ha aperto un fascicolo contro ignoti per epidemia colposa. Circa 200 seguiranno nei prossimi giorni. Gli accertamenti puntano a stabilire eventuali responsabilità nella gestione dell’ospedale di Alzano Lombardo chiuso e riaperto il 23 febbraio scorso dopo la scoperta dei primi due casi Covid – 19 e la mancata istituzione di una zona rossa nelle zone di Alzano e Nembro.

Insomma il mistero dei contagi esponenziali che si sono verificati in una parte della Lombardia, potrebbe trovare una spiegazione. Come in una guerra dove il nemico però è invisibile, ”fare giustizia in questo caso” - ci spiega dal suo ufficio di Bergamo Consuelo Locati, a guida del team di legali del comitato -, “permette a chi ha sofferto per la scomparsa dei propri cari di fare punto a capo e provare a vivere una nuova vita ma soprattutto elaborare un lutto”.

La responsabilità della politica ha dichiarato Fusco nei giorni scorsi è “stata quella di aver fatto trascorrere 15 giorni dal 23 febbraio, quando la Valseriana doveva essere chiusa fino all’8 marzo quando la Lombardia è diventata zona arancione. In quei giorni il virus ha circolato senza problemi, se ci fosse stata la chiusura della zona rossa nella provincia di Bergamo forse non sarebbe stato necessario chiudere tutta la Lombardia e probabilmente si sarebbe evitato il lockdown italiano”.

L’indagine sulla mancata zona rossa ha portato gli inquirenti, guidati dal procuratore aggiunto Maria Cristina Rota, a Roma per sentire come persone informate sui fatti il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i ministri Roberto Speranza e Luciana Lamorgese. Poco prima erano stati sentiti anche i vertici della Regione Lombardia. In questi giorni la procura di Bergamo ha nominato il virologo Andrea Crisanti, direttore del Laboratorio di microbiologia e virologia di Padova, consulente che farà parte del pool incaricato dalla procura nell'inchiesta.

Intanto fa discutere l’istituzione della commissione d’inchiesta da parte della regione Lombardia. Il comitato si domanda perché non sono partiti i lavori della commissione e “chiede ufficialmente alla Regione Lombardia una spiegazione rispetto alla mancata nomina di un presidente della commissione d’inchiesta che vada a capire se e cosa non ha funzionato nella gestione della pandemia per evitare gli stessi sbagli nel caso di un ritorno del Covid”.