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Centeno: "I mercati stanno reagendo bene alle decisioni dell'Ue sulla crisi dovuta al Covid-19"

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Centeno: "I mercati stanno reagendo bene alle decisioni dell'Ue sulla crisi dovuta al Covid-19"
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I leader dell'Unione europea si riuniscono in questi giorni per discutere il nuovo bilancio a lungo termine. Questo bilancio include il fondo per la ripresa per rispondere alla crisi Covid-19. Il nostro ospite è Mário Centeno, presidente dell'Eurogruppo che riunisce in modo informale i ministri delle finanze dei 19 paesi della zona euro.

"L'Eurogruppo è molto importante per l'Europa"

Lei qualche giorno fa si è dimesso da ministro delle finanze del Portogallo, e non cercherà un secondo mandato come presidente dell'Eurogruppo alle elezioni di inizio luglio. Perché non ha voluto mantenere un ruolo nella lotta a questa crisi provocata dalla pandemia?

"Sa, non c'è una ragione politica specifica. È semplicemente la fine di un ciclo per me in quanto presidente dell'Eurogruppo e in quanto ministro delle finanze del Portogallo. Penso che abbiamo ottenuto molto negli ultimi due anni e mezzo. Quello che siamo stati in grado di dimostrare lo scorso aprile è che il gruppo è molto concentrato sulla lotta alla crisi. Quindi per me è stata una cosa naturale."

L'annuncio in cui Centeno rinuncia a un secondo mandato

Ma non c'entra anche il fatto che la riforma della zona euro non sta avanzando molto, che l'Eurogruppo non ha poteri sufficienti per ottenere risultati più concreti?

"Abbiamo ottenuto molto sulla Grecia e sulla riforma del trattato istitutivo del Mes, abbiamo anche approvato, lo scorso ottobre, un embrione di bilancio dell'Eurozona che è ora la base per lo strumento per la resilienza e la ripresa proposto dalla Commissione. Penso che in realtà abbiamo dimostrato che l'Eurogruppo è molto importante per l'Europa, e sono molto contento e soddisfatto dei risultati che abbiamo raggiunto".

"I mercati stanno reagendo molto bene alle decisioni dell'Ue"

L'Eurogruppo ha approvato tre strumenti di prestito, del valore complessivo di 540 miliardi di euro, per far fronte all'impatto del Covid-19, ma non hanno suscitato molto entusiasmo. Ci sono degli stati membri che ricorrono a questi strumenti?

"C'è un supporto della Banca europea d'investimenti per le imprese che è quasi implementato, e sono praticamente certo che i 200 miliardi di garanzie della Bei saranno utilizzati appieno. Ce n'è uno per i lavoratori, SURE, e diversi paesi hanno già informato la Commissione della loro intenzione di usare questi prestiti per finanziare programmi a sostegno dell'occupazione. E poi il terzo, che è il Meccanismo europeo di stabilità, è un altro supporto per i debiti sovrani. Ciò che dobbiamo valutare in questa fase è che i mercati stanno reagendo molto, molto bene a tutte le decisioni che i paesi e l'Unione Europea stanno prendendo. C'è molta liquidità, nessuna difficoltà nell'accesso ai mercati".

Ma la Banca centrale europea ha aggiunto 600 miliardi di euro al suo piano di acquisti del debito pubblico. Quindi lei è fiducioso che i mercati non si aspettino turbolenze da questa parte del globo?

"La risposta della Bce fa parte della nostra risposta collettiva. I programmi lanciati dalla Bce dall'inizio della crisi ammontano a quasi un trilione e mezzo di euro. È una risposta molto forte ed è necessaria per prevenire la frammentazione. È per questo che sto dicendo a tutti che l'Europa è di ritorno, e lo è sulla base di un vero piano europeo".

"Esiste un terreno comune" per mettere d'accordo i paesi "frugali" e gli altri

Per quanto riguarda il piano per la ripresa presentato dalla Commissione europea, lei ha detto: "Ci dovremmo concentrare sulla qualità della spesa". Ma c'è un acceso dibattito sull'equilibrio tra sovvenzioni e prestiti. Alla fine, fino a che punto sarà possibile convincere gli stati membri, tra i cosiddetti frugali e quelli più espansionisti?

"Il processo negoziale non sarà facile, questo è certo. Ma esiste un possibile terreno comune per la contrattazione. Ci sarà sicuramente un misto di prestiti e sovvenzioni. In ogni caso questa è la proposta della Commissione. Ma dobbiamo concentrarci su due cose. Innanzitutto ci sono delle condizioni. Questi aiuti non devono servire per finanziare spese passate o trasferimenti permanenti. Servono a finanziare un cambiamento strutturale in Europa verso l'economia verde e il digitale. Questo è molto importante e dobbiamo rimanere concentrati su questo. E la seconda idea è che questo non si traduca in una nuova Troika. Siamo più forti perché siamo uniti e flessibili".

Siamo solo all'inizio. Come garantire che i paesi rispettino queste condizioni nei loro programmi nazionali fra uno o due anni, quando le condizioni politiche potrebbero essere cambiate?

"Io continuo a ripetere che in tutta Europa abbiamo avuto le politiche di bilancio più coordinate nel momento precedente il Covid. Quindi gli impegni venivano rispettati, venivano seguiti. La riduzione del rischio era una realtà per noi già da più di cinque anni. Il coordinamento di questi piani di risanamento è di competenza della Commissione, ma io sono convinto che anche l'Eurogruppo continuerà a svolgere un ruolo molto importante nel coordinamento delle politiche economiche nella zona euro".

Tasse europee all'orizzonte

Lei pensa che presto, magari fra un paio d'anni, gli stati accetteranno di avere tasse europee comuni per ripagare il debito comune?

"Abbiamo ora la possibilità storica di emettere un debito comune che sarà, naturalmente, pagato per intero lungo una scadenza che deve essere definita... forse vent'anni, forse trenta... Ha del tutto senso dal punto di vista economico e politico abbinare queste emissioni di debito a risorse proprie. Quindi dobbiamo lavorare insieme per trovare queste nuove fonti di entrate per l'Unione nel suo insieme. E c'è un'idea molto interessante, che è quella di collegare queste risorse proprio con i pilastri su cui poggia il processo di ripresa, cioè la digitalizzazione e l'economia verde. Se colleghiamo queste due parti della nostra storia, è molto più facile renderla comprensibile ai cittadini europei".